I documenti non esibiti non sono sempre inutilizzabili

di Mario La Manna CommentaIn Accertamento, Commenti Giurisprudenza e Prassi

Il contribuente che non ha esibito i documenti richiesti in sede di verifica della Guardia di Finanza, per “manifesta difficoltà di reperimento”, può utilizzare gli stessi in giudizio. La preclusione infatti, stando a ciò che afferma la Corte di Cassazione con la sentenza n. 27595 del 10 Dicembre 2013, opera solo quando il contribuente rifiuta l’esibizione senza un valido motivo.

Secondo i giudici di Piazza Cavour, il comma 5 dell’articolo 52, DPR n. 633/1972 – stabilendo che “i libri, registri, scritture e documenti di cui è rifiutata l’esibizione non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente … in sede amministrativa o contenziosa” – presuppone innanzitutto che gli stessi siano stati richiesti in sede di verifica (non potendo costituire rifiuto la mancata esibizione di qualcosa che non si è richiesto) ma anche che alla richiesta, il contribuente sia in condizione di corrispondere positivamente adottando l’ordinaria diligenza. La stessa presuppone che il documento richiesto sia in possesso del contribuente o sia da lui agevolmente e tempestivamente reperibile, in originale o in copia, presso chi lo possiede.

Così come affermato in altre pronunce di legittimità (Sentenze nn. 21768/2009 e 7269/2009) la sanzione della inutilizzabilità dei documenti non presuppone necessariamente che il rifiuto di esibizione sia stato doloso, ossia finalizzato a impedire l’attività di accertamento, ben potendo tale sanzione applicarsi anche quando detto rifiuto sia dipeso da errore non scusabile, di diritto o di fatto, dovuto a dimenticanza, disattenzione, carenze amministrative o altro.

Secondo la Suprema Corte, la CTR non è incappata nel vizio di violazione di legge (360, comma 1, n. 3 c.p.c.) perché ha correttamente ritenuto utilizzabili alcuni documenti la cui mancata esibizione in sede di verifica era dipesa dalla “manifesta difficoltà di reperimento”, espressione da intendere come equivalente a difficoltà di reperimento non superabile con l’ordinaria diligenza.

La Cassazione non può far altro che rigettare il ricorso – compensando le spese di lite – anche perché “l’accertamento di fatto che i documenti prodotti in giudizio dalla contribuente fossero di difficile reperimento al momento della verifica non ha formato oggetto di censura nel ricorso per cassazione dell’Agenzia delle Entrate”.

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Mario La Manna

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti. Risiede a Nola (NA), classe '88, Laurea Specialistica in "Consulenza e Management Aziendale" conseguita a pieni voti presso l'Università degli Studi di Salerno. Si occupa principalmente di consulenza fiscale e contenzioso tributario. Iscritto dal 2011 all'A.N.CO.T.

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