Sentenza passata in giudicato o accertamento definitivo: che fare?

di Dott. Piero Bertolaso 1 CommentoIn Accertamento, Commenti Giurisprudenza e Prassi

In presenza di sentenza passata in giudicato ovvero di avviso di accertamento divenuto definitivo per mancata impugnazione ovvero per inammissibilità del ricorso proposto, il contribuente si chiede cosa fare? Non è la prima volta che accade nella vita professionale di assistere clienti che si trovano nell’impossibilità di far fronte a un impegno a volta smisurato a volte ingiusto, in quanto la sentenza avrebbe potuto esser impugnata affrontando un successivo grado di giudizio e, dunque, forse, la pretesa annullata.

Che fare?

Sicuramente il riesame dell’atto in autotutela è un passaggio obbligato in tali casi, facendo magari leva anche su un coinvolgimento del garante del contribuente.

Più difficile risulta, una volta che la pretesa si è cristallizzata un’impugnazione del diniego ovvero la proposizione del ricorso contro il silenzio-rifiuto dell’amministrazione di rivedere la propria posizione, seppur convalidata da un punto di vista giuridico.

Ma l’eventuale ricorso contro il silenzio-diniego potrebbe portare a un nuovo esame dell’atto o del giudicato ormai formatosi, in presenza di sentenza divenuta definitiva?

Innanzitutto  va ribadita la possibilità di adire la giurisprudenza tributaria avverso il silenzio-rifiuto ovvero diniego dell’amministrazione finanziaria, di procedere al riesame amministrativo della pretesa tributaria (Cass. civ. Sez. Unite, 27-03-2007, n. 7388)  

Secondo l’orientamento della Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 06-02-2009, n. 2870 la S.C. non ha voluto discostarsi da precedente principio di diritto “Come già stabilito da queste Sezioni Unite nella causa Spelzini/Ministero delle Finanze, “avverso l’atto con il quale l’Amministrazione manifesta il rifiuto di ritirare, in via di autotutela, un atto impositivo divenuto definitivo… non è sicuramente esperibile una autonoma tutela giurisdizionale, sia per la discrezionalità propria, in questo caso, dell’attività di autotutela, sia perchè, diversamente opinando, si darebbe inammissibilmente ingresso ad una controversia sulla legittimità di un atto impositivo ormai definitivo“.

Invero vi sono sentenze del riesame di segno opposto, si veda ad esempio Sentenza n. 3 del 9 gennaio 2012 (ud 2 dicembre 2011) – della Commiss. Trib. Regionale, Bari, Sez. XIV.

Consiglio prudenza nell’ impugnare il silenzio all’autotutela se non sussistono motivi,  in quanto in caso di soccombenza,  alle spese legali di parte, si aggiungono quelle dell’Ufficio che vengono recuperate con l’emissione di apposita cartella e, peraltro, quest’ultime, sono indeducibili dal reddito d’impresa.

Autore dell'articolo
identicon

Dott. Piero Bertolaso

Dottore commercialista, con Studio in Modena e Milano, si occupa essenzialmente di contenzioso tributario. Svolge la propria attività in Emilia Romagna, Veneto e Lombardia assistendo il contribuente sia nella fase istruttoria, rapportandosi con gli Uffici finanziari, sia in sede giurisdizionale davanti alle Commissioni Tributarie.

Comments 1

  1. Quanto tempo passa dall udienza di appello è non impugnata e diventa definitiva e arriva al giudice di sorveglianza?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *