Dallo Spesometro alla fatturazione elettronica: strumenti a supporto degli organi di controllo e del curatore fallimentare.

di Claudio Carlini CommentaIn Primo Piano, Spesometro

La legge di bilancio 2018 (n. 205 del 2017, commi 909-928) ha previsto a decorrere dal 1° gennaio 2019 l’introduzione della fatturazione elettronica (D.Lgs. n. 127 del 2015) e contestualmente l’abrogazione dello spesometro (articolo 21 del decreto-legge n. 78 del 2011).

A scanso di proroghe dunque lo spesometro a breve lascerà il passo alla fatturazione elettronica.

L’obiettivo del presente lavoro è quello di comprendere se questi moderni strumenti (spesometro/fatturazione elettronica) possano essere di utile aiuto agli organi di controllo dei conti delle società ma anche a chi ne subentra nella gestione aziendale ope legis.

Lo spesometro, in senso pratico, è un file contenente il riepilogo dei movimenti di business di tipo B2B e B2C all’interno di un arco temporale compiuti da un’impresa che ha l’obbligo di depositarlo telematicamente all’interno della banca dati dell’Agenzia delle Entrate.

Esso può essere inviato in due modalità, dettagliato o aggregato, il risultato sarà comunque l’ottenimento di informazioni relative alla “quantità” e al “valore” di operazioni commerciali poste in essere tra due soggetti.

Sono obbligati all’invio dello spesometro tutti i titolari di partita iva eccezion fatta per i cd. soggetti minimi.

Il fatto che lo “Spesometro” (o modello polivalente o modello delle comunicazione dei dati relativi alle fatture emesse e ricevute) sia inviato da tutti i soggetti IVA genera un incrocio di dati che possono essere di notevole aiuto a chi è interessato a vigilare.

 

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Esempio

A vende a B un lotto di merci per euro 30.000,00 più Iva al 22%.

A emette una fattura di vendita a B (la numero 1457/2018 con imponibile 30.000,00 ed imposta IVA per € 6.600,00).

La fattura 1457/2018 è l’unica operazione commerciale avvenuta nel 2018.

In una normale gestione amministrativa A contabilizzerà la fattura di vendita n. 1457/2018 che per B sarà una fattura di acquisto. Gli “Spesometri” inviati da A e B indicheranno, rispettivamente nelle sezioni “fatture emesse e ricevute” l’operazione avvenuta.

SPESOMETRO di A

(SEZIONE FATTURE EMESSE)

N DATA REGISTRAZIONE DATA DOCUMENTO N. DOCUMENTO IMPONIBILE IMPOSTA TOTALE DOCUMENTO
1 15/05/2018 15/05/2018 1457 30.000,00 6.600,00 36.600,00

 

SPESOMETRO di B

(SEZIONE FATTURE RICEVUTE)

N DATA REGISTRAZIONE DATA DOCUMENTO N. DOCUMENTO IMPONIBILE IMPOSTA TOTALE DOCUMENTO
1 22/05/2018 15/05/2018 1457 30.000,00 6.600,00 36.600,00

 

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L’organo di controllo ed il curatore fallimentare.

Revisione legale

Il revisore legale è la figura che monocraticamente o collegialmente ha l’obbligo di certificare, con ragionevole sicurezza, che il bilancio d’esercizio nel suo complesso non contenga errori significativi, dovuti a frodi o a comportamenti o eventi non intenzionali. L’organo di revisione opera in conformità ai principi di revisione ISA Italia ai sensi degli articoli 11 e 12 del D.lgs. 39/2010.

Dopo l’analisi del sistema di controllo interno (P.R. 230-265-315-330-520-530-560-610) le classi di bilancio relative ai debiti v/fornitori, costi di acquisto, crediti v/clienti, ricavi e proventi, assumono una funzione nevralgica nel budget di revisione, che si basa quasi sempre su verifiche a campione. Più in particolare l’ISA Italia 200 statuisce che il revisore deve «utilizzare verifiche a campione e altri strumenti per ricercare errori nelle popolazioni». Per “popolazione” si intendono i dati da cui è selezionato un campione e sul quale il revisore intende trarre le proprie conclusioni.

La metodologia a “campione” espone, logicamente, il revisore al rischio di esprimere un giudizio non corretto nei confronti di un bilancio d’esercizio o consolidato. Tale rischio viene identificato come “Rischio di Revisione”. Dunque, tanto più è affidabile il “campione” (Rischio di Campionamento, ISA Italia 530) tanto inferiore sarà il Rischio di Revisione.

In quest’ottica lo “Spesometro” può rappresentare un ottimo strumento di ausilio al revisore dedito ad individuare con maggior facilità le poste di bilancio (il campione) da sottoporre a revisione. Va da sé che il bilancio dettagliato non fornisce queste informazioni e le stesse possono essere individuate esclusivamente dall’analisi dei singoli mastrini contabili.

Il curatore fallimentare

Il curatore fallimentare subentra nella gestione dell’impresa fallita. Ad esso spetta il compito di amministrare il patrimonio fallimentare. Ai sensi dell’art. 38 l.fall. «il curatore adempie ai doveri del proprio ufficio, imposti dalla legge o derivanti dal piano di liquidazione approvato, con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico». È noto che la “diligenza” prevista dall’art. 38 fa riferimento a quella del “buon professionista” (cfr. Francone, La riforma della legge fallimentare, 483, 2011, Giuffrè Editore).

La consultazione dello “Spesometro” agevola notevolmente il lavoro del curatore soprattutto nel primo periodo della gestione fallimentare in cui, tra le altre cose, è necessario informare i terzi dell’avvenuto fallimento ed individuare i creditori dell’impresa.

Tuttavia, il modello polivalente di cui viene in possesso il curatore all’apertura del fallimento è quello consegnato assieme alle scritture contabili dal legale rappresentante o dall’imprenditore individuale e rappresenta le operazioni commerciali “contabilizzate”, se non, «fino a quando contabilizzava l’impresa». Di sovente le imprese fallite presentano una contabilità poco aggressiva, errata, se non parziale; va da sé che il curatore è spesso impossibilitato ad individuare operazioni di gestione (lecite o illecite, saldate o non, operazioni carosello) compiute sino alla sentenza fallimentare. Al fine dunque di individuare operazioni di gestione utili alla procedura il curatore può tentare di richiedere all’Agenzia delle Entrate copia sia degli spesometri inviati dall’impresa fallita, sia il complesso delle operazioni “comunicate” dagli stakeholders con cui l’impresa ha avuto rapporti. La procedura permette quindi al curatore di venire a conoscenza di informazioni che potrebbero non essere state comunicate in sede di “colloquio”, accertare operazioni di gestione comunicate in sede di colloquio ma non individuabili dalla “contabilità”.

Oltre al fatto legato ad una mala gestio dell’impresa, per cui le operazioni non sono state né contabilizzate né comunicate, la richiesta dei dati delle operazioni commerciali poste in essere tra la fallita e propri client/fornitori comunicate in sede di “spesometro” da questi ultimi potrebbe svelare operazioni di “truffa” poste in essere al fine di depauperare il patrimonio aziendale o sottrarre indebitamente utili.

 

 

 

 



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Claudio Carlini

Dottore Commercialista iscritto c/o Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Frosinone. Svolge attività di consulenza fiscale, societaria e amministrativo/contabile. Procedure fallimentari e della crisi d’impresa. Consulente tecnico in materia civile, bancaria, penale fallimentare, penale tributario. Revisore legale di gruppi industriali a carattere nazionale, internazionale e multinazionale. Specialista nel settore dell'industria delle costruzioni, dei trasporti e farmaceutico.

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