Costi da reato: ammessa la deducibilità dei costi da fatture soggettivamente inesistenti; rimane indetraibilità dell’IVA

di Dott. Piero Bertolaso CommentaIn Accertamento, Commenti Giurisprudenza e Prassi, Contabilità e Bilancio

La modifica del comma 4 bis dell’art. 14 della legge 537/1993 ad opera dell’art. 8 del D.l. 16/2012, relativamente all’indeducibilità dei costi da reato, è stata valutata dalla dottrina prevalente come un’evidente volontà di salvaguardare gli utilizzatori di fatture soggettivamente inesistenti, non trattandosi, nel caso di specie, di costi direttamente connessi a reato. Tali fatture si qualificano come soggettivamente inesistenti, in quanto l’emittente del documento fiscale non coincide con il fornitore del bene o prestatore del servizio  (effettivamente ceduto e reso). Non vi è evasione in quanto, per un bene o servizio realmente acquisito, il contribuente ha contabilizzato un costo effettivamente sostenuto per cui la deducibilità dello stesso non dovrebbe trovare ostacoli di carattere normativo, contrariamente al passato in quanto la norma previgente ravvisava in tali costi, comunque, un collegamento con un reato.

La S.C in una recente sentenza, di cui uscirà il commento a cura del sottoscritto, ha recepito tale orientamento normativo “In tema di imposte sui redditi, a norma della L. n. 537 del 1993, art. 14, comma 4-bis, nella formulazione introdotta con il D.L. n. 16 del 2012, art. 8, comma 1, sono deducibili per l’acquirente dei beni i costi delle operazioni soggettivamente inesistenti, per il solo fatto che essi sono sostenuti nel quadro di una c.d. “frode carosello”, anche per l’ipotesi che l’acquirente sia consapevole del carattere fraudolento delle operazioni, salvo che si tratti di costi che a norma del TUIR siano in contrasto con i principi effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità“.

Se il nodo relativo alle imposte dirette e all’IRAP può dirsi in qualche modo sciolto non altrettanto si può affermare per quanto concerne l’IVA, in quanto l’Ufficio finanziario continuerà a contestare l’indetraibilità in presenza di un soggetto diverso fornitore/prestatore diverso rispetto all’effettivo emittente (cass. 5719/2007).

In realtà il diritto alla detrazione IVA spetta comunque, qualora il contribuente dimostri la perfetta buona fede, in quanto la giurisprudenza comunitaria ha più volte ribadito che non possano esservi aspetti ostativi al diritto alla detrazione dell’IVA, indipendentemente dal versamento della stessa da parte dell’emittente (non può esservi coinvolgimento di responsabilità del soggetto destinatario del documento se quest’ultimo non era a conoscenza di intervenire in una frode posta in essere dall’emittente).  Nondimeno recenti sentenze della Corte di Giustizia UE hanno posto in capo, non al contribuente, ma all’Amministrazione finanziaria l’onere del controllo, sull’emittente il documento fiscale, come ho rilevato in un recente contributo sul blog.

Si tratterà di vedere ora come si atteggerà l’Ufficio finanziario sul punto, sebbene comunque, il contribuente sia tenuto in tal caso a dimostrare la buona fede.


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Dott. Piero Bertolaso

Dottore commercialista, con Studio in Modena e Milano, si occupa essenzialmente di contenzioso tributario. Svolge la propria attività in Emilia Romagna, Veneto e Lombardia assistendo il contribuente sia nella fase istruttoria, rapportandosi con gli Uffici finanziari, sia in sede giurisdizionale davanti alle Commissioni Tributarie.

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