Voluntary disclosure - disposizioni per la regolarizzazione dei capitali detenuti all'estero

Voluntary disclosure: procedura inevitabile, per chi vuol “sanare” la propria posizione fiscale

di Dott. Piero Bertolaso CommentaIn Voluntary disclosure bis

Il disegno di legge, dopo il via libera della Camera, è all’esame delle Commissioni Finanze e Giustizia.
Ma prima di esaminare il contenuto essenziale del provvedimento vediamo in quale contesto viene a iscriversi e per quale motivo, risulta così gravoso, per il contribuente, l’accesso a tale procedura, rispetto alle precedenti versioni dello “scudo fiscale”.

Innanzitutto giova osservare che la posizione del Fisco è notevolmente mutata negli ultimi anni, in quanto è stato potenziato lo scambio di informazioni, per cui è molto più facile che vengano individuati dei movimenti finanziari, e che gli stessi siano oggetto di segnalazione, sia all’interno dello Stato, sia nell’ambito dei rapporti di collaborazione sussistenti tra i vari Paesi, c.d. white list.

L’articolo 4 del decreto legge n. 167 del 1990, indica quali soggetti obbligati al monitoraggio fiscale le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici e i soggetti equiparati, residenti in Italia imponendogli di indicare nella dichiarazione annuale dei redditi gli investimenti all’estero e le attività estere di natura finanziaria suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia.

La mancata compilazione del modulo RW, a mente dell’ art. 5 del citato decreto legge “è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 3 al 15 per cento dell’ammontare degli importi non dichiarati”.
Sebbene il profilo sanzionatorio connesso alla mancata redazione del quadro RW sia stato mitigato dalla scomparsa della previgente misura ablatoria della “confisca”, ora attenuata da un carico sanzionatorio più mite va tenuta in particolare considerazione la possibilità offerta dal d.d.l. in parola per i seguenti motivi, connessi all’ “autodenuncia” effettuata dal contribuente:
a) Neutralizzazione di eventuali reati penali, connessi all’esportazione di capitali ovvero dalla loro illegale detenzione, nonché del nuovo reato di autoriciclaggio;
b) Ottenimento di Importanti sconti sotto il profilo sanzionatorio.

L’accesso al procedimento comporta una piena e incondizionata dichiarazione, da parte del contribuente, delle modalità con cui si sono costituiti quei capitali occultati e del pagamento delle imposte evase. Inoltre oltre a esser maggiormente onerosa la procedura evidenziata, contrariamente a quanto avveniva per lo scudo fiscale, non vi è la “segretazione”, per cui è un’operazione perfettamente trasparente per il fisco, procedura cui si potrà ricorrere sino al 30 settembre 2015.

Unica preclusione all’avvio del procedimento di auto-denuncia, da parte del contribuente, è che non siano state avviate attività istruttorie da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Infine ulteriore distinguo è legato al fatto che la disclosure apre alle società di capitali e di persone, ed è valida anche per le attività detenute in Italia.

 


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Dott. Piero Bertolaso

Dottore commercialista, con Studio in Modena e Milano, si occupa essenzialmente di contenzioso tributario. Svolge la propria attività in Emilia Romagna, Veneto e Lombardia assistendo il contribuente sia nella fase istruttoria, rapportandosi con gli Uffici finanziari, sia in sede giurisdizionale davanti alle Commissioni Tributarie.

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