Condono liti fiscali pendenti

Dagli studi di settore agli ISA

di Luca Labano CommentaIn Accertamento, Dichiarazioni, Testata

Gli studi di settore rientrano nelle presunzioni legali semplici per cui occorrono all’ufficio accertatore elementi di precisione gravità e concordanza. Esse si distinguono dalle presunzioni assolute che non è possibile contrastare per vie legali. Le presunzioni semplici sono quelle ricavate dal giudice e non dalla legge. La signoria del giudice, però, non è anche in questo caso piena.
Il giudice, recita l’art. 2729 c.c., non deve ammettere che presunzioni gravi, precise e concordanti.

Non è possibile, inoltre, far ricorso a tali presunzioni nei casi in cui la legge esclude la prova per testimoni, come ad es. nelle ipotesi degli art. 2721, 2722 c.c.

Generalmente si ritiene che i fatti che il giudice pone alla base delle presunzioni semplici siano indizi.

Introdotti in Italia da oltre venti anni, gli studi di settore, risulta oggi più difficile per gli Uffici procedere in automatico a un accertamento solo sulla base dei risultati degli stessi perché i giudici ritengono che essendo strumenti statistico matematici non possono essere utilizzati se non considerando la situazione concreta del contribuente, non a caso accettano scostamenti anche evidenti entro una determinata soglia qualora il contribuente stesso riesca a giustificarli secondo l’art. 53 Cost. principio di capacità contributiva che non va esaminato in astratto ma concretamente.

Nel caso dell’infedele comunicazione, invece, l’accertamento induttivo è ammesso soltanto se lo scostamento tra i ricavi determinati con ge.ri.co. e quelli dichiarati sia superiore al 15% o a 50 mila euro.

I dati derivanti dall’applicazione dello studio di settore ad un contribuente non sono idonei a sostenere la pretesa del Fisco, poiché mere presunzioni non adattate alla realtà economica. Nonostante il principio sia ormai consolidato, a giudicare dalla lettura delle sentenze della Corte di Cassazione, continuano ad essere emessi accertamenti da studi di settore non preceduti dal contraddittorio endoprocedimentale. A ribadire la necessità del contraddittorio preventivo, questa volta è la sentenza della Corte di Cassazione n. 6948 depositata il 17 marzo 2017.

Già in anni precedenti, la Cassazione Civile, sez. V, con sentenza 23/12/2015 n° 25902 ha deciso che la fase del contraddittorio è obbligatoria nei casi di accertamenti standardizzati mediante studi di settore, i quali costituiscono un sistema di presunzioni semplici la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli “standards” in sè considerati, ma nasce, appunto, solo in esito al contraddittorio.

Tuttavia è sempre consigliabile presentare uno studio di settore con risultati congrui e coerenti perché lo studio di settore non congruo come stabilito dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 22946 del 10/11/2015 è tollerabile fino al 21%. La giurisprudenza conferma che essi possono essere utilizzati anche in caso di contabilità regolare anche se richiede pur sempre che lo scostamento rispetto al reddito dichiarato denoti una “grave incongruenza” (art. 62-sexies D.L. n. 331/1993 e Cass. n. 8643/2007), necessaria affinché l’amministrazione possa avvalersi della procedura presuntiva standardizzata. Il giudice di legittimità interviene, oltre che sull’accertamento mediante gli studi/parametri, anche sulle altre di attività di accertamento (analitico e/o induttivo) svolte dall’amministrazione finanziaria. In particolare, la Corte conferma che i risultati di GE.RI.CO. non sono sufficienti a legittimare l’accertamento con tale metodologia perché, in buona sostanza, essi non rappresentano la “grave incongruenza” richiesta dall’art. 62-sexies del D.L. n. 331/1993, che richiede la “personalizzazione” dell’accertamento calandolo nella singola realtà del contribuente.

Altresì vero che l’accertamento può essere realizzato tramite scritture extra contabili    ritrovate sia negli uffici che a casa degli imprenditori perché considerate comunque prova di eventuali introiti in nero.

 

La congruità e la coerenza consentono inoltre la possibilità di

  • usufruire del regime premiale previsto per legge: nei confronti dei contribuenti soggetti all’accertamento basato sugli studi di settore che dichiarano, anche per effetto di adeguamento, ricavi o compensi pari o superiori a quelli risultanti dell’applicazione degli studi:
  • sono preclusi gli accertamenti basati sulle presunzioni semplici;
  • sono ridotti di un anno gli ordinari termini di decadenza per l’attività di accertamento. La disposizione non si applica in caso di violazioni che comportino l’obbligo di denuncia penale per uno dei reati tributari.

Lo scorso 22 giugno 2017 il Dl 50/2017 ha istituito i nuovi ISA che abbracceranno una platea di 290 attività economiche, di cui 133 appartenenti al settore dei servizi, 54 al settore della manifatture, 13 al mondo delle professioni e 90 al settore del commercio. La valutazione sulla coerenza dei dati dichiarati dall’impresa, oltre a certificarne la fedeltà fiscale, consente di esprimere un giudizio sull’azione imprenditoriale. Giudizio che l’imprenditore può utilizzare per migliorare l’attività d’impresa, nonché per chiedere e ottenere le migliori condizioni per finanziamenti bancari.

Per garantire neutralità, trasparenza, omogeneità di trattamento e pari accesso al regime premiale, sarà necessario perimetrare in modo preciso i criteri di valutazione e i poteri dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate.

Essi entreranno in vigore dal gennaio 2018.

Gli Isa, elaborati con una metodologia basata su analisi di dati e informazioni relativi a più periodi d’imposta, saranno i nuovi parametri di riferimento per una vasta platea di contribuenti costituita da circa 3,5 milioni di partite Iva. Come si legge nell’emendamento, i nuovi indici «rappresentano la sintesi di indicatori elementari tesi a verificare la normalità e la coerenza della gestione aziendale o professionale, anche con riferimento a diverse basi imponibili, ed esprimono su una scala da 1 a 10 il grado di affidabilità fiscale riconosciuto a ciascun contribuente». In altre parole, al “voto” 1-10 assegnato alle partite Iva corrisponderà un certo livello di affidabilità fiscale in termini di normalità e coerenza della gestione aziendale e professionale, che permetterà l’accesso ad un regime di premialità crescente basato su minori adempimenti e accertamenti meno stringenti.

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Luca Labano

Laurea in economia e commercio presso la Federico II Napoli, master in selezione e gestione del personale presso Centro Studi Comunicare l’Impresa di Bari, abilitato alla professione dottore commercialista presso la Università Parthenope di Napoli da anni mi occupo di problematiche fiscali, tributarie e previdenziali. Ho pubblicato nel 2008 un volume per FrancoAngeli “La gestione delle risorse umane” con Domenico Laterza presidente di Eduforma società di consulenza e formazione di Padova per la quale ho svolto attività di docenza in diverse città italiane, Bari, Roma, Padova. Svolgo attività di consulenza nei miei ambiti di competenza a Santa Maria Capua Vetere (CE

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