Spesometro e attività di ristorazione: tra semplificazioni attuali ed obblighi per il 2014

di Luigi Risolo 1 CommentoIn Tessera sanitaria

Le attività di ristorazione (ovvero ristoranti, trattorie ed attività ad esse riconducibili) sono soggette ad emissione di fattura quando il cliente, previa espressa richiesta, è un possessore di partita IVA o comunque è una società o ente pubblico. Quindi, alla luce dell’obbligo di comunicazione telematica dei dati rilevanti ai fini IVA (c.d. “Spesometro”), per gli anni 2012 e 2013 non devono comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati delle fatture emesse ai propri clienti per importi inferiori ad € 3.600,00.

Tuttavia, in base a quanto esplicitato nel Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 Agosto 2013, la soglia dei 3.600,00 Euro, valida per i soggetti che non sono tenuti all’emissione della fattura, non si considera se al posto della fattura si emette un altro documento fiscale idoneo.
In questo caso, quindi, si ha che, ogni operazione anche se inferiore a tale soglia ma accompagnata da un altro documento fiscale diverso dalla fattura va comunicata mediante lo “spesometro”.
Si tratta di un ipotesi che va presa in considerazione, sicuramente, in sede di emissione di ricevute fiscali atteso che la norma parla di “altri documenti fiscali” oltre alla fattura.
Ritornando alla disamina dell’adempimento principale, si determina che per gli anni 2012 e 2013 vige un periodo cosiddetto “transitorio” nel senso che le citate tipologie di attività, ivi compresi i commercianti al dettaglio ed assimilati potranno applicare il rispetto della soglia dei 3.600,00 con le esenzioni di comunicazioni che ne scaturiscono. Ma dal 2014 dette comunicazioni saranno obbligatorie (per ogni fattura emessa e per importi inferiori a tale limite).
In pratica, in virtù dell’entrata a pieno regime dello “spesometro”, per codeste attività si richiede già di porre la dovuta attenzione nel compilare la fattura emessa, facendo sì che si abbiano a disposizione i dati necessari e sufficienti per espletare l’obbligo dell’invio telelmatico dello “spesometro”.

Come specificato nel citato provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, i dati essenziali (ai fini dell’adempimento) che l’operatore (nel caso di specie il ristoratore) deve reperire attraverso l’emissione del documento fiscale sono:
– l’anno di riferimento;
– codice fiscale della ditta che presta il servizio e del cliente;
– se il soggetto cliente non è residente nel territorio dello Stato italiano e, quindi, privo di codice fiscale, occorre avere i dati (di cui all’art. 4 del D.P.R. n. 605 del 1973) relativi a:
1) cognome e nome, luogo e data di nascita, sesso e domicilio fiscale se si tratta di persone fisiche;
2) la denominazione, la ragione sociale o la ditta, il domicilio fiscale se si tratta di soggetti doversi per le persone fisiche;
3) per le società, associazioni o altre organizzazioni senza personalità giuridica, devono essere inoltre indicati gli elementi identificativi, citato nel primo punto, per almeno una delle persone che ne hanno la rappresentanza;
4) nell’indicazione della sede e del domicilio fiscale devono essere specificati la via, il numero civico e il codice di avviamento postale.
– i corrispettivi comprensivi dell’imposta sul valore aggiunto.
Tali osservazioni tengono conto del fatto che si sta parlando delle attività di ristorazione, che hanno come clienti sia persone fisiche non titolari di partita IVA, che soggetti (persone fisiche e giuridiche) i quali ne sono in possesso; attività, quindi, che possono emettere ricevute fiscali o scontrini nonchè fatture se vi è una espressa richiesta del cliente.


Autore dell'articolo
identicon

Luigi Risolo

Ha maturato esperienze lavorative sia nel settore tributario e della consulenza fiscale che nella gestione delle risorse umane nel settore metalmeccanico. Perito esperto in scritture contabili, si dedica alla docenza nelle materie contabili nel settore della formazione professionale. Nella sua esperienza di autore ha pubblicato una guida allegata al quotidiano “Italia Oggi”, del 23 Settembre 2011, intitolata “Cartelle di Pagamento: guida ai ricorsi”. Nel novembre dello stesso anno ha pubblicato con la casa editrice Nuova Giuridica, il volume “Il contenzioso amministrativo e tributario della cartella di pagamento”. Con MAGGIOLI editore ha pubblicato i seguenti volumi: “La rateazione del debito fiscale”, con allegato cd rom ( Giugno 2012 ); “Irap e tutela del contribuente” ( Aprile 2013 ). E’ autore di diversi approfondimenti delle materie fiscali e del lavoro.

Comments 1

  1. Mi spiace, temo di non aver capito. Temo ci sia stata un’inversione. Avrei volentieri scritto una mail, ma non sono riuscita a trovare modo di farlo, e me ne scuso.

    Il provvedimento 94908 dice così:
    “L’emissione della fattura, in sostituzione di altro idoneo documento fiscale, determina, comunque, l’obbligo di comunicazione dell’operazione con le modalità di cui al punto 3.1, lettera a). 3.3 Per motivi di semplificazione, in sede di prima applicazione delle disposizioni…”

    Come si concilia questo con:
    “Tuttavia, in base a quanto esplicitato nel Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 Agosto 2013, la soglia dei 3.600,00 Euro, valida per i soggetti che non sono tenuti all’emissione della fattura, non si considera se al posto della fattura si emette un altro documento fiscale idoneo.
    In questo caso, quindi, si ha che, ogni operazione anche se inferiore a tale soglia ma accompagnata da un altro documento fiscale diverso dalla fattura va comunicata mediante lo “spesometro”.
    Si tratta di un ipotesi che va presa in considerazione, sicuramente, in sede di emissione di ricevute fiscali atteso che la norma parla di “altri documenti fiscali” oltre alla fattura.”?

    Io avevo capito che, molto semplicemente, fossero soggette a comunicazione in generale le operazioni fatturate e quelle non fatturate per mancanza d’obbligo, ma pari ad almeno 3.600 euro. Con la trappola dell’obbligo di comunicazione che scatta se, pur potendo certificare con scontrino o ricevuta fiscale, il ristoratore emette comunque una fattura e la registra sui corrispettivi, come la legge dell’iva gli consente di fare. E con l’eccezione (bontà loro) per il 2012 e il 2013.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *