Dichiarazione emendabile in giudizio, oltre i termini dell’Integrativa

di Paolo Soro CommentaIn Accertamento, Contenzioso, Dichiarazioni, Primo Piano

La Sentenza della Corte di Cassazione n. 9849 del 20 Aprile 2018 afferma che il contribuente, indipendentemente dalle modalità e termini di cui alla dichiarazione integrativa, e dall’istanza di rimborso, in sede contenziosa può sempre opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’Amministrazione Finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella redazione della dichiarazione, incidenti sull’obbligazione tributaria. Ciò in quanto oggetto del contenzioso giurisdizionale è l’accertamento circa la legittimità della pretesa impositiva, quand’anche fondata sulla base di dati forniti dal contribuente.

IL CASO
A seguito di controllo automatizzato della dichiarazione fiscale 2005, la società contribuente ha ricevuto una cartella di pagamento per la somma di Euro 31.868,09 a titolo di Ires, Irap e Iva, relativa all’anno di imposta 2004. Presentato ricorso, la CTP lo ha rigettato, confermando la legittimità della pretesa dell’Ufficio.

Successivamente, con sentenza n. 126/12/10 depositata in data 19 ottobre 2010, non notificata, la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia ha parimenti rigettato l’appello proposto e ribadito il giudicato di Primo Grado.  La CTR, previamente rigettando l’eccezione sollevata dall’Ufficio circa il mancato deposito della copia del ricorso in Appello presso la segreteria della CTP (posto che la società ricorrente ne aveva comunque documentato il deposito con la memoria di replica), riteneva in ogni caso di respingere l’Appello, considerato che, per quanto concerneva l’iscrizione a ruolo di Ires e Irap (in applicazione del D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8 bis, introdotto dal D.P.R. n. 435 del 2001), la dichiarazione integrativa depositata in data 4 maggio 2007 a correzione degli errori commessi a sfavore della contribuente nella denuncia relativa all’anno 2004 doveva considerarsi fuori termine e che, per quanto concerneva l’Iva, la correzione degli errori nella compilazione dell’F24 non poteva essere effettuata con la memoria allegata al ricorso e riproposta in appello, ma con apposita dichiarazione integrativa.

Contro tale decisione di secondo grado, la società ha proposto ricorso per Cassazione.  La società ritiene censurabile la decisione della CTR per non essersi pronunciata in ordine al soddisfacimento (da parte della stessa contribuente) dell’onere probatorio circa la spettanza dell’Ires e dell’Irap (a credito), nella misura risultante dalla dichiarazione integrativa presentata, come comprovato sulla base di documentazione allegata alla memoria illustrativa depositata nel giudizio di Primo Grado e richiamata successivamente pure nella memoria illustrativa depositata nel Giudizio di Appello. (…)

IL COMMENTO

In premessa, la Corte fa chiarezza in merito alle due differenti normative evidenziate nel corso del giudizio, richiamando lo specifico precedente (Cassazione 13378/2016), nel quale le Sezioni Unite erano state chiamate a dirimere il contrasto formatosi in ordine ai diversi orientamenti concernenti l’emendabilità della dichiarazione.

Nel dettaglio:

1)      il D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8, prevede che le dichiarazioni dei redditi, dell’imposta regionale sulle attività produttive e dei sostituti di imposta possono essere integrate dai contribuenti per correggere errori od omissioni mediante successiva dichiarazione da presentare non oltre i termini stabiliti dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 43 (quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, nella versione ratione temporis).

2)      Il comma 8 bis dell’art. 2, cit., introdotto con D.P.R. 7 dicembre 2001, n. 435, prevede che le dichiarazioni dei redditi, dell’imposta regionale sulle attività produttive e dei sostituti di imposta possono essere integrate dai contribuenti per correggere errori od omissioni che abbiano determinato l’indicazione di un maggior reddito o, comunque, di un maggior debito d’imposta o di un minor credito, mediante dichiarazione da presentare non oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo.

A giudizio della Corte, le norme in discorso, dettate in materia di accertamento e riscossione, operano su differenti piani rispetto al principio che governa il processo tributario; giacché,  oggetto del contenzioso giurisdizionale è l’accertamento circa la legittimità della pretesa impositiva, quand’anche fondata sulla base di dati forniti dal contribuente. (…) Pertanto, la fattispecie per cui è causa,  non verte in tema di dichiarazione integrativa ex art. 2, o di richiesta di rimborso del DPR 602/1973 ex art. 38; e sussiste il diritto del contribuente di contestare il provvedimento impositivo, fornendo prova delle circostanze, quali anche errori od omissioni presenti nella dichiarazione fiscale.

(…)

In conclusione, si può affermare che, stante la naturale confusione creata dal Legislatore con le norme oggetto di esame l’intervento interpretativo delle Sezioni Unite della Cassazione (e il conseguente orientamento di Legittimità che si è definitivamente consolidato) risulta essere fondamentale per risolvere delle ipotesi contenziose che non avrebbero ragione d’esistere.

Atteso, infatti, l’indiscutibile precetto costituzionale di cui all’art. 53, afferente la capacità contributiva, azionare delle pretese impositive, forti di impedimenti burocratici inopinatamente creati da disposizioni (prima pensate, e poi) scritte male da quegli stessi tecnici dell’Agenzia delle Entrate, sapendo perfettamente che l’imposta non è nella sostanza dovuta, oltre che andare contro ogni principio di collaborazione e buona fede, è irragionevole e contrario perfino rispetto alle posizioni sempre dettate a livello comunitario dalla Corte di Giustizia UE.

Con l’ennesima conferma dell’attuale consolidato orientamento di legittimità, si auspica dunque vivamente che gli Uffici smettano finalmente di operare in maniera difforme, innescando inutili e dispendiosi contenziosi. Per quanto, le quotidiane evidenze con cui ci troviamo ad avere a che fare, paiono in molti casi vedere disatteso detto, più che commendevole, auspicio.

tratto da ” Emendabilità dichiarazione dei redditi in giudizio oltre i termini dell’integrativa”  COMMENTO alla Cassazione n. 9849 2018 (PDF 10 pagine)



Autore dell'articolo
identicon

Paolo Soro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *