Il mercato immobiliare e il peso del fisco in Italia

Record negativo: in 4 anni le tasse immobiliari salite del 171%

di Camurri Dott. Matteo CommentaIn Il peso del fisco, La Casa

Tre governi, tre differenti Presidenti di Consiglio di fatto hanno permesso di far passare le tasse locali sulle case, da una cifra che nel 2011 era di 9,2 miliardi di euro a ben 25 miliardi di euro nel 2014.

Non vi è ombra di dubbio che il settore immobiliare abbia subito come non mai, una particolare attenzione da parte del Fisco italiano.

Sulla casa, infatti, con una inquietante volontà governativa unanime, si è andato sempre più ad aggravare il già pesante fardello delle tasse.

Il grido d’allarme è ancora una volta lanciato da Confedilizia, la quale, in uno studio dedicato alla questione degli alloggi, ha messo a nudo una dura realtà. Tre governi, tre differenti Presidenti di Consiglio di fatto hanno permesso di far passare le tasse locali sulle case, da una cifra che nel 2011 era di 9,2 miliardi di euro a ben 25 miliardi di euro nel 2014.

Confedilizia ha giustamente evidenziato che si deve ripartire proprio con il Fisco per poter procedere ad avviare una Operazione Fiducia, che possa effettivamente rilanciare l’intero comparto. L’argomento tasse e casa forma già di per sé un binomio che in linea generale è mal sopportato dalla popolazione. Se poi si aggiunge una manifesta volontà politica che non solo è latente nel voler definire e risolvere in maniera decisiva una annosa questione, ma che vede la casa solo ed esclusivamente come mezzo per razzolare soldi, allora si prevedono tempi cupi.

Non è poi da dimenticare che seppure il Fisco è sempre al centro dell’attenzione, rimane pur sempre una esternazione politica. Cioè, in termini più semplici il Fisco agisce e opera esclusivamente sulla base di quanto stabilisce un determinato governo, quindi non è un qualcosa di autonomo.

Oggettivamente, è anche da rilevare che in Italia la questione edilizia è sempre stata gestita in maniera a dir poco “allegra”. È più che sufficiente ripensare a tutti gli scandali che ciclicamente emergono dalle nebbie, senza poi ricordare quelli del recente passato.

Se Confedilizia lamenta, come è suo diritto, una costante perdita di posti di lavoro e di fallimenti di ditte, additando come unico colpevole il carico fiscale, è però anche vero che non vuole, o non può o non riesce a vedere la cosa nel suo complesso. La casa, che dovrebbe essere un qualcosa di accessibile a tutti, è stata per lungo tempo da un lato un mezzo per fare mere speculazioni edilizie, dall’altro è stata considerata come strumento con il quale il proprietario esegue un investimento finanziario facendoselo pagare da un inquilino.

In altre parole si perduto di vista un aspetto primario, e cioè che il poter comprare una casa per poter viverci con la propria famiglia non deve essere concepito come una speciale concessione, ma dovrebbe essere fra i basilari diritti. Invece, le case nel tempo hanno assunto valori, considerati di mercato, ma il più delle volte gonfiati ad arte, che oggettivamente allontanano l’idea di poter acquistare una casa. Basta leggere, ancora oggi, a che cifre vengono ad essere offerti gli appartamenti in vendita.

Giustamente si parla di tasse e di fisco, pur tuttavia si dimentica di accennare ai costi del notaio e ai balzelli vari, senza poi contare gli interessi che le banche chiedono per accendere un mutuo. Senza andare a scomodare piazze particolari come Roma, Milano e gli altri centri di una certa importanza, basta semplicemente pensare che in Molise, a Campobasso, un appartamento di soli 50 metri quadrati viene ad essere venduto a 105.000 euro.

Forse, oltre che far abbattere la pressione fiscale, che è certamente iniqua, sarebbe doveroso effettuare una “formattazione” completa del sistema e concepire dei costi che siano in linea con quanto effettivamente la gente possa spendere, e non ipotizzando, o per meglio sparare, prezzi. E non parliamo della legge economica riguardante la domanda e l’offerta, perché tra case disabitate e sfitte non si sa neppure quanti milioni di immobili sarebbero disponibili, ma che non vengono ad essere utilizzati per mantenere forzatamente alti i costi.

E questo è un altro scandalo.

A questo punto, quindi, non è più una questione di Fisco, ma è un qualcosa di voluto e studiato. Una crisi denunciata ma per la quale non si vuole effettivamente porre soluzione.

Nel 2011 l’Istat dichiarava che vi erano 7 milioni di case non occupate.

Forse è da qui che si dovrebbe partire se si intende risolvere veramente il problema della casa.


Autore dell'articolo
identicon

Camurri Dott. Matteo

Commercialista e Revisore Contabile in Reggio Emilia. Opera professionalmente nella consulenza aziendale, fiscale, societaria e del contenzioso tributario. Curatore fallimentare per il Tribunale di Reggio Emilia iscritto nell'elenco dei mediatori della CONSOB e delle Camera di Commercio di Reggio Emilia, Parma e Modena.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *