Esportatore abituale: breve excursus

di Luigi Pellecchia 1 CommentoIn Iva, Primo Piano

La disciplina dell’esportatore abituale, introdotta nel nostro ordinamento nel 1973, permette ai contribuenti che effettuano operazioni di cessione di beni o prestazione di servizi non imponibili, di abbattere il credito di imposta che può venire a crearsi per effetto degli acquisti o delle importazioni.

Il Dl 746/83 definisce le condizioni dei soggetti che possono godere di questo regimee le operazioni svolte riguardano:

•         esportazioni dirette;

•         operazioni assimilate alle esportazioni effettuate nell’esercizio dell’attività propria d’impresa;

•         servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali effettuati nell’esercizio dell’attività propria d’impresa;

•         operazioni connesse a trattati e accordi internazionali;

•         operazioni con lo Stato, il Vaticano e San Marino;

•         cessioni intracomunitarie di beni.

Esistono, poi, anche condizioni di tipo quantitativo che bisogna rispettare, come l’ammontare dei corrispettivi relativi alle operazioni sopra elencate, registrati nell’anno precedente o nel corso dei 12 mesi precedenti (per il plafond mobile), che deve essere superiore al 10 % del volume d’affari, al netto delle cessioni di beni in transito o depositati nei luoghi soggetti a vigilanza doganale. Vanno considerate  anche le oprazioni registrate a seguito di fatture di acconto o di fatture emesse anticipatamente.

Per verificare il limite minimo (10% del volume d’affari), superato il quale il soggetto può godere dello status di esportatore abituale, bisogna impostare un rapporto dove al numeratore si inseriscono le cessioni di beni e le prestazioni di servizi registrate nell’anno o nei 12 mesi precedenti che concorrono alla formazione del plafond mentre al denominatore il volume d’affari realizzato nell’anno o nei dodici mesi precedenti, da cui si sottraggono le cessioni di beni in transito o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale. Il rapporto percentuale superiore a 0,10 attribuisce lo status e permette di effettuare acquisti o importazioni senza applicazione dell’Iva , entro un limite annuale di operazioni individuate dal cosiddetto plafond (stock di operazioni, in acquisto, per cui si può chiedere la non applicazione dell’imposta e che coincide con le operazioni non imponibili).

Le esclusioni da tale regime riguardano gli operatori in regime agricolo che recuperano l’Iva ai sensi dell’art. 34 del Dpr 633/72. E  gli operatori all’inizio della loro attività e durante il 1° anno solare, poiché non hanno operazioni da prendere in riferimento.

Alcune operazioni, inoltre, restano escluse dalla formazione del plafond, tra cui rientrano le esportazioni di beni (anche definitive) cosiddette “franco valuta”, poiché non comportano una rimessa valutaria all’estero, in quanto gratuite e senza corrispettivo e pertanto di difficile quantificazione per il calcolo del plafond.

Tuttavia, la risoluzione n. 94/2013 ha introdotto delle novità in tal senso facendo sì che la cessione in franco valuta, che in precedenza era qualificata come fuori campo Iva, possa oggi concorrere alla formazione del plafond.

Oltre ai requisiti previsti, occorre anche rispettare delle formalità che sono fondamentali per godere di tale beneficio. Esse consistono nella consegna o spedizione ai propri fornitori della dichiarazione di intento e annotarla, entro 15 gg, o nell’apposita sezione dei registri delle fatture emesse o corrispettivi, o nel registro stesso delle dichiarazioni. A seguito del Dlgs 175/14, l’adempimento relativo alla dichiarazione d’intento graverà, in parte, sul soggetto che chiede la non applicazione dell’imposta ossia sull’esportatore abituale, che dovrà trasmetterla telematicamente all’AdE che rilascia l’apposita ricevuta telematica. Tale ricevuta assieme alla dichiarazione dovranno essere consegnate al  fornitore o prestatore ovvero in dogana.

Dal 1 marzo 2017 è stato introdotto il nuovo modello di dichiarazione d’intento che prevede di indicare solo l’ammontare massimo, in termini di valore, del fatturato non imponibile, eliminando  la possibilità di indicare il periodo di applicazione della non imponibilità da parte del fornitore. Questa nuova modalità va sicuramente nella direzione delle semplificazioni fiscali a carico dei soggetti interessanti.

Dello stesso autore l’articolo Dichiarazione Iva 2018 esportatori abituali: il quadro VC

Leggi anche Come cambia la dichiarazione di intento dal 1° marzo 2017



Autore dell'articolo
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Luigi Pellecchia

Laurea in Economia Aziendale conseguita presso l'Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Referente fiscale presso un'unità periferica di C.A.F.. Autore di articoli su rivista di economia.

Comments 1

  1. Buongiorno,
    siamo esportatori abituali ma ad oggi abbiamo già terminato il plafond del 2017. Possiamo optare per l’opzione plafond mobile per gli acquisti dei prossimi mesi?

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