Le perdite su crediti e la deducibilità fiscale dal 2012: qualcosa cambia ma il legislatore poteva fare di piu’

bond_Francesca_Bottari

La deducibilità fiscale delle perdite su crediti cambia dal 2012, non tantissimo per la verità ma  un pochino.

Il legislatore forse si è accorto che gli insoluti nelle aziende aumentano e ha avuto un momento di commozione, e quindi ha pensato di ritoccare le rigide e assurde regole sulla deducibilità delle perdite su crediti,…che a nostro parere invece dovrebbe essere lasciata alla piena libertà dell’imprenditore. Quando infatti un imprenditore non fa il possibile per recuperare un credito? E se ritiene di non recuperarlo è perchè spesso sarebbe inutile, anzi servirebbe solo ad aumentare il danno a causa delle spese di recupero. Invece oggi, l’imprenditore si trova costretto, per poter detrarre le perdite, a mettere in atto una serie di prove per difendersi contro un Fisco sospettoso e invadente.

Il legislatore col D.L. 83/2012 (Decreto Crescita) ha leggermente variato lo scenario della deducibilità fiscale delle perdite su crediti, di cui all’art.  101 c. 5 Tuir, ma vediamo come:

Il regime di deducibilità delle perdite su crediti

Ripassiamo la normativa. Il Tuir detta le condizioni che consentono di dedurre le perdite su crediti, condizioni che possono essere suddivise in un principio generale e in un principio speciale.

1)      Il principio generale stabilisce che la perdita su crediti è deducibile se si può dimostrare che vi sono elementi incontrovertibili, certi e precisi, che indicano l’intervenuta definitività della perdita del credito, in tutto o in parte.

2)      Il principio speciale fissa la regola che se un debitore è assoggettato a una procedura concorsuale (fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo, amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi e, dopo il decreto Sviluppo, anche accordo di ristrutturazione del debito ai sensi dell’articolo 182-bis della Legge Fallimentare) la sussistenza degli elementi certi e precisi è automatica in presenza di queste procedure perche’, di per sé, danno certezza alla perdita.

A questi due principi l’art. 33 c. 5 del D.L. 83/2012 ne aggiunge altri due, con effetto dal periodo d’imposta in corso al 12.8.2012, quindi gia’ da quest’anno per chi ha un bilancio che chiude al 31 dicembre:

3)      crediti di importo esiguo, vantati nei confronti di soggetti non colpiti da procedure concorsuali, situazione nella quale si applicano le stesse regole del sopra citato principio speciale (deducibilita’ automatica). Si tratta, pertanto, di un’opportunità per quelle imprese che, in assenza di elementi di certezza e precisione, potranno comunque vedersi riconosciuto un beneficio fiscale quando i crediti, per i quali si è ritenuto non sussistere ragionevoli prospettive d’incasso, giungeranno a prescrizione.

Fino a oggi la deduzione delle perdite su crediti di ridotta entità veniva comunque effettuata e non necessitava di prove formali rigorose in ordine alla certezza della perdita, dato che l’importo ridotto degli importi sconsigliava le aziende a intraprendere azioni di recupero, spesso antieconomiche. Ma nessuno aveva mai stabilito alcun criterio per definire l’ammontare del “modesto importo”.

Ora viene stabilito un criterio certo. La nuova norma afferma che l’elemento certo e preciso si ha se il credito è di modesta entità e se sono trascorsi sei mesi dalla scadenza di pagamento del credito stesso.
Ma soprattutto viene fissato un criterio per stabilire quando un credito è di modesta entità:

- importo non superiore a 5.000 euro per le imprese di più rilevante dimensione (sono quelle con ricavi superiori a 100 milioni di euro);

- importo non superiore a 2.500 euro per le altre imprese. Il limite di € 2.500 vale per ogni partita creditoria, per cui una vendita ammontante a € 6.000 con pagamento a 30/60/90 giorni rientra nel limite dei 2.500 euro.

Noi siamo dell’avviso che e’ comunque possibile sostenere la deducibilita’ fiscale (sia pur non automatica) della perdita anche se il credito supera i 2.500 euro, nel caso ad es. di un credito verso un cliente estero, laddove i costi di una causa internazionale appaiano maggiori dell’aspettativa d’incasso. Per documentare questa circostanza e’ utile il  parere di un legale.

 

4)       quando il credito si e’ prescritto. Anche in questo caso la deduzione e’ automatica.

Occorre guardare alla natura del credito per stabilire il momento in cui si e’ perso il diritto ad esigerne l’incasso, perche’ esistono diversi termini di prescrizione: normalmente la prescrizione e’ decennale ma, per es., il credito dell’agente si prescrive in 1 anno, quello del professionista in 3 anni, i crediti per canoni periodici in 5 anni, il TFR in 5 anni, ecc.

Manca una norma di coordinamento per recuperare l’Iva, pertanto si ritiene che la perdita per prescrizione non dia diritto al recupero dell’Iva ex art. 26/633. Si ritiene tuttavia che il credito prescritto possa essere imputato a perdita solo nell’anno della prescrizione ma non successivamente.


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Dott. Sergio Massa, iscritto all’Albo Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Bologna col n. 214/A, Revisore Svolge attività di consulenza nei confronti di societa’, imprese e professionisti in materia contabile, amministrativa, tributaria e societaria, contenzioso tributario,revisione società, procedure concorsuali.

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