Distacco Lavoratori italiani negli Stati Uniti d'America

I lavoratori italiani negli USA: aspetti normativi, previdenziali e fiscali

di Rag. Luigi Rodella 2 CommentiIn Fiscalità Estera, Lavoratori all'estero, Rassegna Rivista Estera

Le procedure che le ditte italiane devono affrontare nelle ipotesi di distacco di lavoratori negli Stati Uniti d’America, e più nello specifico quali sono le ricadute fiscali e previdenziali in capo alle ditte ed ai lavoratori.

In merito all’ambito previdenziale, trattandosi di Paese extracomunitario dovremo applicare la normativa EXTRACEE, tenendo però in considerazione l’accordo italo-statunitense di sicurezza sociale.
La peculiarità di tale accordo, consiste nella previsione da parte del lavoratore interessato, di esercitare una opzione circa la legislazione sociale a lui applicabile in materia pensionistica.

Tale scelta è estremamente importante ed interessa non solo il lavoratore, ma anche la propria azienda italiana, in quanto ben diversi sono gli oneri contributivi che essa dovrà sostenere, a seguito di tale opzione.
Fonti normative:

• Circolare Inps n. 700 del 13.3.1979
• Circolare Inps n. 90 del 21.3.1992.
• Circolare Inps n. 37 del 11.2.1993.
• Circolare Inps n. 87 del 15.3.1994
• Accordo di sicurezza sociale del 25.3.1977 (legge 86/24.2.1975); decorrenza 1.11.1978.

Il distacco negli Stati Uniti non è soggetto a limitazioni temporali, per cui viene meno il problema relativo alla eventuale proroga, essendo già la previsione iniziale a tempo indeterminato.
Il lavoratore distaccato, deve nel corso dei primi tre mesi del distacco, esercitare la propria opzione sull’applicazione della legislazione sociale italiana o di quella statunitense. Secondo la scelta fatta, diversi sono i criteri di versamento dei contributi all’Inps in Italia.
Il formulario da utilizzare per il distacco è: IT/USA 4

Lavoratori distaccati negli S.U. che optano per la legislazione sociale italiana.

Si attribuisce il codice 1C per l’esclusione del contributo CUAF.
Lavoratori distaccati negli S.U. che optano per la legislazione sociale americana.
Si attribuisce il codice 1C per l’esclusione del contributo CUAF.

Occorre rilevare che la convenzione si applica alla legislazione in materia di pensioni di invalidità, vecchiaia e superstiti. Non si applica alla legislazione concernente gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, la malattia e la tubercolosi, la disoccupazione e gli assegni familiari.

Procedure in caso di trasferimento o distacco
Il lavoratore rimane in carico alla Società italiana, dove vengono versate le contribuzioni previdenziali ed assistenziali.
Sino allo scorso anno, per poter procedere al trasferimento di un lavoratore italiano in un Paese extracomunitario, seppur legato da un accordo bilaterale, era indispensabile ottenere una autorizzazione preventiva da parte del Ministero del lavoro.

Questo era previsto dall’articolo 2 della legge 398/1987. Occorre ricordare che l’articolo 18 del D.lgs. 151/2015 (Decreto semplificazioni) ha abrogato questo adempimento.
L’articolo 18 del Decreto legislativo 151/2015, ha modificato parzialmente la procedura di distacco dei lavoratori subordinati in ambito extra Ue; l’aspetto più rilevante di questa modifica riguarda sicuramente l’abrogazione della normativa in materia di autorizzazioni al lavoro all’estero, procedura che i datori di lavoro dovevano compiere, al momento in cui assegnavano lavoratori subordinati in Paesi extracomunitari.

Il voler rendere meno gravose le numerose procedure poste in capo alle aziende, è sicuramente un fatto da recepire con soddisfazione, a condizione che l’opera di semplificazione non debba incidere negativamente sullo svolgimento del rapporto di lavoro all’estero, essendo venuta meno l’attività di verifica propedeutica al distacco, svolta dal Ministero del Lavoro e dal Ministero degli affari Esteri.

Nei Paesi extracomunitari, il distacco è disciplinato dalla legge 398/1987, legge che, sotto un profilo sistematico, ha voluto rendere obbligatoria l’assicurazione sociale nei confronti dei lavoratori residenti in Italia ed inviati all’estero in Paesi non comunitari, privi di convenzioni sulla sicurezza sociale, nonché disciplinare i criteri di controllo.
Ora, in base alle recenti modifiche legislative, l’aspetto collegato ai controlli, propedeutici all’assunzione è stato molto attenuato.
Il rinnovato articolo 2 della legge 398/1987, ora titolato “Condizioni di lavoro dei lavoratori italiani da impiegare o da trasferire all’estero” lascia intendere che a monte debba esserci un contratto di espatrio, sottoscritto dal datore e dal lavoratore, definito dalla norma: “Il contratto dei lavoratori italiani da impiegare o trasferire all’estero”.

Il contratto deve contenere:

• Un trattamento economico e normativo complessivamente non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative per la categoria di appartenenza del lavoratore, e, distintamente l’entità delle prestazioni in denaro o in natura connesse con lo svolgimento all’estero del rapporto di lavoro.
• La possibilità per i lavoratori di ottenere il trasferimento in Italia della quota di valuta trasferibile delle retribuzioni corrisposte all’estero, fermo restando il rispetto delle norme valutarie italiane e del Paese d’impiego.
• Un’assicurazione per ogni viaggio di andata nel luogo di destinazione e di rientro dal luogo stesso, per i casi di morte o di invalidità permanente.
• Il tipo di sistemazione logistica.
• Idonee misure in materia di sicurezza.

A seguito dell’abrogazione dell’autorizzazione, rimane in capo al datore di la comunicazioni assunzione modello UNILAV.
Il fatto di essere venuti meno gli adempimenti collegati all’abrogazione della richiesta di autorizzazione presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, non ha fatto venir meno la comunicazione all’assunzione tramite il modello Unilav.

A questo proposito, in precedenza il Ministero del lavoro, prima con l’interpello n. 13/2014 e poi con la successiva nota ministeriale n. 10039/2014, aveva precisato che la richiesta di autorizzazione numerica per l’assunzione e/o il trasferimento dei lavoratori italiani o comunitari all’estero deve essere accompagnata anche dalla comunicazione telematica di assunzione o di trasferimento attraverso il modello Unilav.

Laddove il rapporto, a prescindere dal luogo di instaurazione, è regolato dal diritto nazionale, il datore di lavoro deve infatti inviare il Modello Unilav; invece, qualora il rapporto si instaura all’estero ed è regolato dal diritto locale, non c’è né la richiesta di autorizzazione (oggi abrogata dal D.Lgs. 151/2015), né il modello Unilav.

L’articolo è tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 11/2016, dove è possibile leggere l’articolo completo.

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Rag. Luigi Rodella

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Consulente del lavoro – Da oltre venti anni si occupa della gestione del “rapporto di lavoro estero”, collaborando con Istituti di formazione alla redazione di pubblicazioni, all’attività di formazione e di consulenza sugli expatriates. In importante Gruppo industriale italiano, ha ricoperto il ruolo di Responsabile di “Amministrazione dirigenti e compensation”. Successivamente come professionista, ha assistito Commissari governativi alla definizione di processi di ristrutturazione, che prevedevano la cessione e la ricollocazione dei lavoratori in esubero. mail to: [email protected]

Comments 2

  1. Gentile Rag. Rodella,
    Innanzitutto complimenti per il sito e per la professionalità. Sono da qualche tempo alla ricerca della risposta al seguente quesito: fra il 2012 e il 2014 ho lavorato in Italia per varie società che mi hanno regolarmente versato i contributi INPS; da due anni lavoro come funzionario di un’agenzia delle Nazioni Unite in Italia: è possibile/consigliabile/necessario versare volontariamente i contributi INPS per questo periodo?
    Grazie,
    TM

  2. La ringrazio molto per i complimenti. Relativamente al suo caso specifico, credo che a monte si debba verificare la sua attuale posizione previdenziale: la sua Agenzia versa i contributi previdenziali? In caso affermativo a quale Ente li versa? In quale Stato?
    Con i migliori saluti.
    Luigi Rodella

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