Nuovo interpello per le imprese che vogliono investire in Italia

Il nuovo interpello sui nuovi investimenti: novità del decreto internazionalizzazione

di Diana Pérez Corradini CommentaIn Fiscalità Estera, Fiscalità Estera, Interpello

L’art. 3 del d.lgs. n. 147 del 14 settembre 2015, ovvero, il decreto sulla crescita e l’internazionalizzazione delle imprese, prevede un interpello ad hoc relativamente ai c.d. “nuovi investimenti”.
Tale nuova normativa introduce nel nostro ordinamento un nuovo interpello per le imprese che intendono effettuare investimenti nel territorio dello Stato:

– Di ammontare non inferiore a 30 milioni di euro;
– Con “significative e durature ricadute” sull’occupazione.

Si segnala quanto indicato nella relazione illustrativa a tale decreto riguardo all’introduzione in oggetto:
“Devono necessariamente essere descritti l’ammontare dell’investimento, i tempi e le modalità di realizzazione dello stesso, l’incremento occupazionale e i riflessi, anche in termini quantitativi, che l’investimento ha sul sistema fiscale italiano”.
Si segnala che relativamente ai tempi di realizzazione dell’investimento, la stessa relazione illustrativa chiarisce che “non è richiesto che l’ammontare dell’investimento si realizzi in un solo esercizio poiché a tal fine rileva il timing previsto dal business plan”.

L’articolo è tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 10/2015, dove è possibile leggere l’articolo completo.
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Ambito applicativo della nuova normativa

Il comma 1 della nuova norma illustra l’ambito oggettivo della normativa:
“Le imprese che intendono effettuare investimenti nel territorio dello Stato di ammontare non inferiore a euro trenta milioni e che abbiano ricadute occupazionali significative in relazione all’attività in cui avviene l’investimento e durature possono presentare all’Agenzia delle entrate un’istanza di interpello in merito al trattamento fiscale del loro piano di investimento e delle eventuali operazioni straordinarie che si ipotizzano per la sua realizzazione, ivi inclusa, ove necessaria, la valutazione circa l’esistenza o meno di un’azienda. Possono formare oggetto dell’istanza anche la valutazione
preventiva circa l’eventuale assenza di abuso del diritto fiscale o di elusione, la sussistenza delle condizioni per la disapplicazione di disposizioni antielusive e l’accesso ad eventuali regimi o istituti previsti dall’ordinamento tributario. Con riferimento ai tributi non di competenza dell’Agenzia delle entrate, quest’ultima provvederà ad inoltrare la richiesta dell’investitore agli enti di competenza che renderanno autonomamente la risposta.”.

Come si vede dalla norma, l’istanza di interpello:

riguarda il trattamento fiscale del piano di investimento e delle eventuali operazioni straordinarie pianificate per la sua realizzazione, compresa la valutazione dell’esistenza o meno di un’azienda;
può riguardare ogni profilo di fiscalità di competenza dell’Agenzia delle Entrate legato al piano di investimento e allo svolgimento della conseguente attività economica prevista e quindi anche: la valutazione preventiva circa l’eventuale assenza di abuso del diritto fiscale o di elusione; la sussistenza delle condizioni per la disapplicazione di disposizioni antielusive; l’accesso ad eventuali regimi o istituti previsti  dall’ordinamento tributario.

Si tenga presente che in relazione ai tributi non di competenza dell’Agenzia delle Entrate, quest’ultima provvederà ad inoltrare la richiesta dell’investitore agli enti di competenza che renderanno autonomamente la risposta.

 

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Autore dell'articolo
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Diana Pérez Corradini

E’ stata Tax Europe & America Manager nel Gruppo Piaggio, maturando una pluriennale esperienza internazionale in materia amministrativo-fiscale e aziendale. Opera come consulente in materia di: contabilità e bilancio d’esercizio, imposte dirette e pianificazione nazionale ed internazionale, imposte indirette e doganali.

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