brexit e i suoi effetti sui diritti d'autore

Brexit: la Commissione Europea illustra le conseguenze sui diritti d’autore

di Lucia Zeleznik 1 CommentoIn Brexit, Fiscalità Estera, Testata

La Commissione ha recentemente pubblicato una relazione avente ad oggetto una serie di misure in tema di diritti d’autore che, in assenza di un accordo tra Unione Europea e Regno Unito, non si applicheranno più a quest’ultimo dopo la Brexit.

Le misure in questione sono di natura transfrontaliera o sono norme di diritto unico di matrice europea e disciplinano:

  • il settore relativo alla diffusione e trasportabilità dei contenuti online,
  • la tutela giuridica denominata diritto “sui generis” delle banche dati,
  • la disciplina delle opere orfane,
  • nonché l’accesso alle opere per i soggetti non vedenti
  • e le società di gestione.

Nonostante la relazione in questione sia molto utile, essa non affronta tutte le tematiche e il potenziale impatto della Brexit in tema di diritti d’autore.

Il 28 marzo del 2018, la Commissione Europea ha pubblicato il suo Notice avente ad oggetto le conseguenze derivanti dalla Brexit in materia di copyright. La relazione in questione non è la prima a tema Brexit; la Commissione aveva infatti già pubblicato una serie di Notice in diverse materie, tra cui la disciplina di marchi e modelli.

In concetto base espresso dal Notice in questione è che il Regno Unito in seguito alla Brexit non potrà più beneficiare di certe misure transfrontaliere e di alcune norme speciali europee.

Prima di vedere nel dettaglio le sei aree specifiche sopra elencate, è necessario fare delle brevi considerazioni:

  • La relazione parte dal presupposto che Regno Unito e Unione Europea non raggiungeranno alcun accordo sulle materie prese in considerazione. È però possibile che Regno Unito e Unione Europea si accordino diversamente. Tuttavia, le due parti si sono già accordate in linea di principio sul riconoscimento nel Regno Unito del cosiddetto diritto sui generis sulle banche dati, esistente al momento della Brexit, anche dopo l’uscita del paese dall’Unione Europea.
  • Attualmente non è ancora chiaro quale sia la posizione del governo inglese su tutti questi temi. Il discorso di Theresa May del 2 marzo 2018 rende difficile fare una previsione sull’argomento: mentre l’intenzione è quella di mantenere qualche allineamento in tema di proprietà intellettuale, la May vuole anche la possibilità di divergere nel mercato unico digitale, che di fatto consiste in un pacchetto di misure in tema di proprietà intellettuale.
  • Il Notice della Commissione non copre tutte le possibili implicazioni della Brexit sul copyright. In particolare, non prende in considerazione la normativa in materia di attribuzione del copyright.
  • Parte del Notice sembra suggerire che gran parte della normativa del Regno Unito in materia di copyright cambierà automaticamente con la Brexit. Nel dettaglio, secondo quanto dichiarato dalla Commissione, la normativa europea in materia non si applicherà più e la disciplina sul copyright nel Regno Unito verrà determinata sulla base di vari trattati internazionali (come il WCT e il TRIPS) nessuno dei quali (secondo la Commissione) è in grado di offrire lo stesso livello di protezione garantito dalla normativa UE. Nonostante sia vero che la normativa transfrontaliera e la lex specialis non vengano riprodotte nei trattati internazionali, è difficile che tutte le leggi europee in materia di copyright cessino di trovare applicazione nel Regno Unito dopo la Brexit. La normativa europea finalizzata ad armonizzare la disciplina del copyright nell’Unione Europea è stata applicata nel Regno Unito. Inoltre, una parte sostanziale di normativa inglese sul tema non cambierà automaticamente dopo la Brexit, a meno che il governo non decida in tal senso. Nel suo complesso, la normativa inglese in materia garantisce al proprietario del copyright un livello di protezione pari a quello della normativa UE e va oltre ai requisiti previsti dai vari trattati internazionali in materia.

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Le misure specifiche evidenziate dalla Commissione sono le seguenti:

  • Diffusione (Broadcasting)

La Direttiva 93/83/EEC stabilisce che l’azione di comunicazione al pubblico tramite satellite si configura unicamente nello stato membro dove sono stati emessi i segnali di diffusione. Ciò significa che gli emittenti che forniscono servizi di diffusione transfrontaliera via satellite devono godere del diritto di diffusione al pubblico tramite satellite solo nello stato membro dove ha origine il segnale di diffusione, non nello stato dove il segnale viene ricevuto. In pratica, ciò significa che gli emittenti di tali servizi che hanno base in UK possono diffondere tramite satellite in qualsiasi stato UE purché abbiano ottenuto tali diritti in UK. Dopo la Brexit, la direttiva in questione non troverà più applicazione nel Regno Unito. Secondo quanto comunicato dalla Commissione, gli emittenti del Regno Unito dovranno ottenere il diritto in tutti gli stati membri che il loro segnale riesce a raggiungere. La Commissione ha inoltre aggiunto che gli emittenti europei con base nel Regno Unito dovranno ottenere tali diritti nel Regno Unito per poter fornire servizi di diffusione transfrontaliera via satellite a clienti siti in UK. Nonostante il governo inglese sia consapevole dell’importanza della questione, non è ancora chiaro quando la stessa verrà risolta.

  • Portabilità dei contenuti on-line

Il Regolamento 2017/1128, entrato in vigore il primo aprile di quest’anno, consente ai sottoscrittori di servizi di contenuto on-line basati nell’Unione Europea di accedere a tali contenuti anche quando temporaneamente presenti in altro stato membro. Ciò comporta che i residenti UK che, ad esempio, hanno sottoscritto un abbonamento con Netflix possono accedere al servizio anche quando si trovano temporaneamente in altro stato UE. Dopo la Brexit, tale disciplina non potrà essere più applicata. Se i fornitori di servizi del Regno Unito vorranno consentire agli abbonati di continuare ad accedere ai servizi UK mentre si trovano in uno stato europeo, dovranno garantire tale accesso nello stato europeo in questione. Allo stesso modo, gli abbonati europei non potranno accedere ai loro servizi di abbonamento europei mentre si trovano in UK, a meno che a tale servizio sia stato garantito il diritto nel Regno Unito.

  • Diritti sulle banche dati

La Direttiva 96/9/EC stabilisce un diritto sui generis per i produttori di banche dati. Il diritto in questione, valido per 15 anni, riconosce l’investimento di denaro, tempo e lo sforzo effettuato nella creazione della banca dati indipendentemente dal fatto che la stessa sia caratterizzata da creatività (le banche dati caratterizzate da creatività beneficiano della protezione garantita dai diritti d’autore). Tuttavia, solo i cittadini europei, coloro che abitualmente risiedono in UE e le persone giuridiche costituite o stabilite ai sensi del diritto europeo possono beneficiare di tale diritto. Il Notice sottolinea che i cittadini UK, coloro che risiedono in UK e le entità costituite sulla base del diritto inglese non potranno più continuare a beneficiare dei diritti in questione per quanto riguarda le banche dati che si trovano in altro stato membro dopo la Brexit. Allo stesso modo, i cittadini degli stati membri, coloro che risiedono in uno stato membro e le entità costituite in base alla legge europea non potranno continuare a beneficiare del diritto sui generis in questione per quanto riguarda le banche dati che si trovano in UK. Tuttavia, in linea di principio il Regno Unito ha accettato di consentire ai titolari di diritti sui generis su banche dati sorti prima della Brexit di continuare a beneficiare di tali diritti in UK almeno per il periodo di tempo rimanente in cui tale diritto è garantito. Per quanto riguarda invece le nuove banche dati create dopo la Brexit, nulla è stato ancora stabilito. A meno che gli altri stati membri dell’Unione Europea non modifichino la loro legge nazionale al fine di includere specificamente il Regno Unito, le nuove banche dati UK non godranno di tali diritti negli altri stati membri dopo la Brexit. È tuttavia possibile che vengano creati nuovi accordi volti a mantenere il regime attuale. Detto ciò, non è nemmeno chiaro se il Regno Unito ha intenzione di trattenere tale diritto sulle banche dati. È infatti possibile che l’attuale normativa venga modificata per ritornare alla disciplina precedente alla Direttiva.

  • Opere orfane

Con tale nome viene definita un’opera protetta da diritto d’autore quando uno o più dei soggetti titolari del diritto è sconosciuto o non può essere trovato nonostante delle ricerche. Secondo quanto previsto dalla Direttiva 2012/28/EU, alcuni istituti culturali (come ad esempio le librerie pubbliche) in Europa possono digitalizzare e rendere disponibile online in tutti gli stati membri dell’Unione Europea qualsiasi opera protetta da copyright qualificata come opera orfana in uno stato membro. Dopo la Brexit, tale sistema di reciproco riconoscimento non si applicherà più al Regno Unito. Pertanto, le opere orfane riconosciute tali nell’Unione Europea non saranno più riconosciute in UK (e viceversa) ai sensi della direttiva. Di conseguenza, le istituzioni culturali del Regno Unito non potranno più mettere a disposizione le opere riconosciute come opere orfane in uno degli stati dell’Unione Europea. Al momento, non è ancora chiaro se invece le opere già catalogate come opere orfane nell’Unione Europea saranno ancora riconosciute nel Regno Unito dopo la Brexit e viceversa. Per consentire ciò, dovrebbero essere introdotte delle modifiche legislative nel Regno Unito e forse anche negli altri stati membri. Allo stato attuale ciò che si sa è che, in assenza di un accordo, il sistema di mutuo riconoscimento verrà a cessare per tutte quelle opere riconosciute come opere orfane dopo la Brexit.

  • Accesso alle pubblicazioni per gli ipovedenti

La Direttiva 2017/1564 consente ai cittadini europei ipovedenti di ottenere accesso ad apposite versioni di libri e opere da parte di entità autorizzate all’interno dell’Unione Europea. Dopo la Brexit, i soggetti del Regno Unito non potranno più beneficiare di tali previsioni normative, e pertanto i loro accesso a libri e materiale sarà gravemente limitato. Allo stesso modo, gli enti autorizzati e i soggetti dell’Unione Europea non potranno ottenere copie in formato accessibile di libri e opere da parte degli enti del Regno Unito.

  • Società di gestione collettiva

Le società di gestione collettiva europee (conosciute anche come Collective Management Organisation) non saranno più obbligate a rappresentare quelle società con sede nel Regno Unito e viceversa per quanto riguarda la concessione di licenze multi territoriali per le opere musicali per uso online secondo quanto disposto dall’articolo 30 della Collective Rights Management Directive (Direttiva 2014/26/EU).

  • Esaurimento del diritto di distribuzione

In assenza di un accordo che stabilisca il contrario, i beni protetti da copyright immessi per la prima volta nel mercato nel Regno Unito dopo la Brexit, non esauriranno il diritto di distribuzione in capo al titolare nello Spazio Economico Europeo. Pertanto, il titolare del diritto in questione potrà opporsi all’importazione di tali beni nello Spazio Economico Europeo. Allo stesso modo, i detentori di tali diritti potrebbero opporsi all’importazione nel Regno Unito di beni protetti da copyright che sono stati immessi nel mercato per la prima volta nello Spazio Economico Europeo. Nell’accordo di recesso, in linea di principio, il Regno Unito ha aderito ad un accordo transitorio con riferimento ai diritti relativi alla proprietà intellettuale che consentirà ai diritti che si sono esauriti nel Regno Unito e nell’Unione Europea prima della Brexit di rimanere tali anche dopo la Brexit in entrambi i territori.

  • Attribuzione del diritto d’autore

Il Regno Unito deve stabilire come verranno trattati i cittadini dello Spazio Economico Europeo per quanto riguarda l’attribuzione dei diritti d’autore, e ciò dipenderà in gran parte da quanto offriranno in cambio i singoli stati membri dell’Unione Europea (tuttavia, i margini di manovra sono limitati dai trattati internazionali in materia di copyright). Fra le altre cose, saranno senz’altro necessari degli emendamenti alla legislazione nazionale dei singoli stati membri al fine di consentire ai cittadini del Regno Unito di ottenere la concessione dei diritti di copyright nel singolo stato europeo e consentire agli stessi di continuare a godere della protezione di cui godono attualmente.

Data la complessità delle tematiche che devono essere affrontate, ci vorrà del tempo prima che venga fatta chiarezza sulle varie questioni. Tuttavia, la relazione della Commissione è senz’altro un buon punto di partenza per valutare quelle che saranno le conseguenze della Brexit in materia di copyright.

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Lucia Zeleznik

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