Manager e imprenditori guardano all’estero: la Cina tra le prime destinazioni

di Lorenzo Riccardi CommentaIn Fiscalità Estera, Lavoratori all'estero

Sempre più persone lasciano l’Italia alla ricerca di lavoro all’estero, e non solo i giovani.

Nel periodo 2007-2013 hanno lasciato l’Italia circa 620mila persone, quasi il doppio rispetto ai 7 anni precedenti. Solo nel 2013 hanno varcato i confini oltre 125mila individui. Diversamente dal passato però, il nuovo boom di espatri è trainato da emigrati che potremmo definire “senior”: negli anni della crisi l’incremento degli espatriati italiani con un’età compresa tra i 40 e i 49 anni è stato pari al 79,2%, mentre è stato pari al 51,2% nella fascia 50-64 anni.

Con l’avvento della crisi, o meglio con il proseguo della stessa, anche i quaranta/cinquantenni fanno le valigie alla ricerca di un nuovo lavoro o di una differente posizione. La crescita degli espatri è una delle conseguenze della crisi esplosa nel 2008 e testimonia le crescenti difficoltà che spingono sempre più cittadini italiani a ricercare opportunità di lavoro oltre confine, anche in località molto distanti dall’Italia.

Un Paese, al di fuori dell’Europa, che attrai non pochi “expats” è la Cina.
Le ragioni sono molteplici: si tratta di un paese piuttosto avanzato tecnologicamente, che offre numerosi comfort agli stranieri (soprattutto nelle grandi città come Shanghai, Pechino oppure Shenzhen) e che è caratterizzato da una continua crescita economica e da un mercato tuttora in grande espansione. Ulteriori vantaggi sono dati da un costo della vita generalmente inferiore rispetto a diversi Paesi europei, nonché una tassazione sensibilmente più vantaggiosa.

Guardando più da vicino la categoria degli “espatriati” nella nazione più popolosa al mondo, possiamo distinguere tre diverse tipologie di soggetti distinti:

a)    Gli “espatriati” che vivono in Cina da più di cinque anni
b)    Gli “espatriati” che vivono in Cina da più di un anno ma da meno di cinque anni
c)    Gli “espatriati” che vivono in Cina da meno di un anno ma da più di 90 giorni o 183 giorni

Appartengono alla prima tipologia di “espatriati” tutti quei soggetti che hanno vissuto continuativamente in Cina per cinque interi esercizi fiscali, ossia senza mai assentarsi per un lasso di tempo superiore a 30 giorni continuativi o a 90 giorni cumulativi durante un singolo periodo d’imposta. Essi sono soggetti alla IIT sul loro reddito globale ossia sui redditi ovunque prodotti e ovunque percepiti, a partire dal sesto anno a seguire. Solo un’assenza superiore a 30 giorni continuativi o a 90 giorni cumulativi, a partire dal sesto anno fiscale, permetterebbe all’espatriato con più di cinque anni di permanenza consecutiva in Cina di essere soggetto ad IIT solamente sui redditi prodotti nel territorio della RPC per quell’esercizio fiscale.

Fanno invece parte della seconda categoria di “espatriati” coloro i quali hanno trascorso un intero anno fiscale in Cina. Le assenze dal territorio cinese inferiori a 30 giorni continuativi o inferiori a 90 giorni cumulativi durante un singolo periodo d’imposta non sono dedotte dal totale dei giorni trascorsi nella RPC. Il reddito imponibile di questa categoria di individui, previa approvazione delle autorità tributarie competenti, è limitato alla porzione di reddito prodotta all’interno della RPC, a meno che il reddito percepito all’estero non sia percepito da individui o società cinesi. Al compimento del quinto anno consecutivo di permanenza in Cina, il beneficio fiscale verrebbe meno e il reddito globale sarà assoggettato ad IIT.

Per quanto riguarda invece gli individui appartenenti all’ultimo dei tre gruppi, si tratta di coloro che trascorrono in Cina un lasso di tempo superiore a 90 giorni o 183 giorni (se presente un accordo contro la doppia imposizione tra la Cina e il paese di provenienza del soggetto), ma inferiore ad un anno. Essi sono tenuti a versare le imposte sui redditi prodotti nel territorio della RPC, a prescindere dal luogo effettivo di percezione del reddito, ad esempio in Italia. Questo perché sono considerati redditi prodotti in Cina e quindi dovuti all’erario cinese, quelli derivanti da fornitura di servizi svoltasi nel territorio della RPC per conto di una società straniera priva di stabile organizzazione, indipendentemente dal fatto che il pagamento del compenso avvenga in una nazione diversa dalla Cina. Ad esempio, se un soggetto italiano svolge servizi di consulenza aziendale per società italiane site in Cina, sarà soggetto ad IIT nel caso in cui la sua permanenza nel territorio della RPC superi i 183 giorni, a prescindere che il compenso venga percepito in Italia.

Quei soggetti non residenti che invece trascorrono in Cina meno di 90 o 183 giorni ricadono nella categoria dei temporary visitors e non sono soggetti al pagamento di Individual Income Tax.

A seguito di questo breve excursus, rimane comunque da capire se, nel caso di questi “emigranti senior”, si tratta effettivamente sempre di un’emigrazione lavorativa  o se in questo fenomeno hanno un’influenza rilevante anche altri due fattori: un numero elevato di stranieri residenti nel nostro Paese che si ritrasferiscono all’estero e, ancor di più, un’emigrazione di pensionati che vanno a vivere all’estero e lì si fanno inviare la pensione (scelta di vita spesso condizionata da ragioni economiche ma anche dal piacere di trovare luoghi piacevoli dove vivere).

In tutti questi casi, siamo di fronte a testimonianze non solo del periodo di crisi, ma anche della nuova mobilità e iniziativa dei senior.

Autore dell'articolo
identicon

Lorenzo Riccardi

Dottore commercialista specializzato in fiscalità internazionale. E’ Professore Associato presso Xian Jiao Tong-Liverpool University dove insegna taxation e advanced taxation ed è autore di articoli e saggi su tematiche di vario genere relative agli investimenti stranieri in Asia Orientale. Vive e lavora a Shanghai, dove si occupa di diritto commerciale e tributario, seguendo gli investimenti stranieri in Cina e Sud Est Asiatico. Ricopre il ruolo di sindaco e consigliere per diversi gruppi societari ed è socio dello Studio di consulenza RSA, specializzato in Asia e paesi emergenti. Ha pubblicato “Guida alla fiscalità di Cina, India e Vietnam” edito da IlSole24Ore ed è membro dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, del Registro dei Revisori dei Conti in Italia, dell’accountants association del Vietnam e dell’Hong Hong Institute of CPAs in Hong Kong. Tiene seminari e convegni su economia e diritto tributario in Oriente ed è responsabile della sezione “Asia” della banca dati online “Fisco e Tasse” (Maggioli Editore).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *