La Corte dei Conti rileva dubbi sulla disciplina delle Start-up Innovative

di Marco Salvati CommentaIn Crowdfunding

La Corte dei Conti boccia le ultime misure del Governo Monti. Infatti, nella Relazione sulla copertura delle leggi di spesa del quadrimestre settembre-dicembre 2012, la Corte appare critica nei confronti delle ultime disposizioni del Governo tecnico evidenziando il “frequente rinvio a provvedimenti secondari di attuazione”, “la continua variazione di leggi anche recenti”, “l’approvazione di emendamenti privi di relazione tecnica”, “l’impiego in modo improprio di fondi di tesoreria per coprire oneri di bilancio”. E sulla Legge di Stabilità la Corte dichiara: “non realizza la manovra”. E’ possibile consultare il comunicato stampa dell’8 maggio 2013, con in allegato il testo della delibera completo, all’indirizzo web http://www.corteconti.it/comunicazione/comunicati_stampa/dettaglio.html?resourceType=/_documenti/comunicati_stampa/elem_0025.html

La Magistratura Contabile non risparmia neanche le disposizioni della L. n. 221 del 17 dicembre 2012, di conversione del D.L. n. 197 del 18 ottobre 2012, recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (il c.d. Decreto Sviluppo bis), che introduce nel nostro ordinamento le nozioni di Start-up innovative, incubatori certificati e crowdfunding, ponendo dubbi sulla carenza di motivazioni alla base delle scelte legislative, di documentazioni a supporto di esse e di minori gettiti tributari derivanti dalla disapplicazione di alcune normative vigenti (società di comodo).

La Corte, nella parte introduttiva di analisi del suddetto D.L., sostiene che “su alcune delle norme, derivanti da emendamenti inseriti nel corso dell’iter parlamentare di conversione, la relazione tecnica è stata vistata negativamente e la Commissione bilancio della Camera dei deputati ha espresso parere negativo. Il provvedimento presenta anche norme finanziariamente rilevanti per le quali non è stata fornita la prescritta relazione tecnica e risulta disseminato di numerose clausole di neutralità”.

L’attenzione della Corte dei Conti si è soffermata innanzitutto sul dettato del 4° comma dell’art. 26 che dispone la disapplicazione per le Sti della vigente disciplina in materia di società di comodo e di società in perdita sistematica (per le quali, ricordiamo, è prevista dalla legislazione vigente, una maggiorazione dell’aliquota Ires) generando un minor gettito in entrata, anche se per importi limitati, considerando che la relazione tecnica basa il calcolo dell’onere su una platea di start-up ragguagliata intorno all’1 per cento del totale delle società. Non vengono fornite le motivazioni alla base di tale ipotesi, per cui, dal momento che l’onere stimato nella relazione tecnica ma non quantificato nella norma, trova copertura nel complessivo articolo 38, sarebbe stato più prudente – nonostante l’esiguità della portata finanziaria della norma – l’inserimento nel testo di una clausola di salvaguardia, come prescrive la legge di contabilità nel caso della semplice previsione di un onere”.

Stessa osservazione la Corte la rileva sull’art. 27 che accorda ulteriori agevolazioni alle Sti sulla remunerazione con strumenti finanziari.

Continuando nella lettura resta un punto ancora da analizzare: la necessità di approfondire l’ipotesi di spese per personale e consulenza prefigurate come pari ad 1/3 del fatturato “ipotesi che da un lato non viene sostenuta da una base documentativa e dall’altro potrebbe rivelarsi come sottostimata, soprattutto trattandosi di nuove iniziative. Come emerso già dal dibattito in Parlamento, un altro elemento che sembrerebbe non valutato consiste nell’effetto della estensione del regime di non imponibilità al caso in cui l’agevolazione si riferisca a servizi già resi e che abbiano generato pertanto crediti”.

Qualche giorno addietro Assonime, invece, con la Circolare n. 11/2013, aveva fornito la propria interpretazione sugli articoli del D.L. contenenti le norme sulle Sti, ponendo soprattutto l’attenzione in merito al bonus capitalizzazione (art. 5-ter, D.L. n. 7/2009), la cui norma agevolava gli “aumenti di capitale””. Per Assonime si deve dedurre che per le Sti sono detraibili dall’Irpef al 19% e deducibili dall’Ires il 20% non solo gli aumenti di capitale sociale in denaro, ma anche i versamenti a fondo perduto, quelli in conto di futuro aumento di capitale e le rinunce dei finanziamenti soci. Inoltre, gli amministratori non possono essere considerati nel computo del numero del personale altamente qualificato (che deve essere superiore al 33% della forza lavoro complessiva).

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Marco Salvati

Dottore Commercialista e Revisore Legale in Roma presso la Studio Associato Lillo-Della Capanna-Lillo. Si occupa prevalentemente di consulenza e pianificazione fiscale a società e professionisti nonché di difesa del contribuente in fase giudiziale e stragiudiziale.

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