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La certificazione del bilancio nelle PMI innovative: condizioni, termini e modalità

di Dott. Giovanni Barra 2 CommentiIn Start-up Innovative

Arrivati i primi chiarimenti sulla certificazione del bilancio nelle PMI innovative

Il Ministero dello Sviluppo Economico, con il parere protocollo n. 155144 del 03/09/2015, chiarisce alcuni aspetti connessi al requisito della certificazione del bilancio delle PMI innovative previsto dall’art. 4, lettera b), co. 1, del D.L. 3/2015 (L. 33/2015).

In primo luogo viene affermato che la certificazione del bilancio è un adempimento di competenza del revisore legale o società di revisione e che la stessa non può essere sostituita dalla relazione al bilancio del collegio sindacale, investito anche della funzione di revisione legale, in base alle disposizioni dell’art. 2409-bis, co. 3 e art. 2477, del codice civile oggetto, quest’ultimo articolo, di modifiche ad opera delle L. 183/2011 e L. 35/2012. Le funzioni del collegio sindacale e del revisore non sono simili anche se sono entrambi organi di controllo ma con finalità diverse. Infatti mentre il collegio sindacale, in base al dettato normativo previsto dall’art. 2403 del codice civile, vigila sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione ed in particolare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento unzioni di vigilanza sull’osservanza della legge e dello statuto, rispetto dei principi di corretta amministrazione, il revisore legale dei conti, in base all’art. 14 del D.Lgs. 39/2010, esprime con apposita relazione un giudizio sul bilancio di esercizio e sul bilancio consolidato, ove redatto e verifica nel corso dell’esercizio la regolare tenuta della contabilità sociale e la corretta rilevazione dei fatti di gestione nelle scritture contabili.

In secondo luogo, l’attestazione fornita dal commercialista circa la conformità del bilancio depositato alle scritture contabili non risulta sufficiente a soddisfare il requisito richiesto dal D.L. 3/2015 in quanto anche se il professionista risulta essere iscritto nel registro dei revisori legali e possiede i requisiti per lo svolgimento di tale funzione, non effettua alcuna funzione di certificazione.

L’art. 14, co. 2, del D.Lgs. 39/2010, dispone che la relazione di revisione, redatta in conformità ai principi di revisione e contenuto di cui agli artt. 26 e 28 della Direttiva 2006/43/CE, modificata dall’art. 35 della Direttiva 2013/34/CE, comprende:

a) un paragrafo di introduzione che precisa almeno quali siano i bilanci sottoposti a revisione legale nonché lo schema di regole dell’informativa di bilancio applicato nella loro preparazione;

b) una descrizione dell’ambito di applicazione della revisione legale, che comporta almeno l’indicazione dei principi di revisione in base ai quali la revisione è stata effettuata;

c) un giudizio sul bilancio che indica chiaramente se questo è conforme alle norme che ne disciplinano la redazione e se rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria e il risultato economico dell’esercizio;

d) eventuali richiami di informativa che il revisore sottopone all’attenzione dei destinatari del bilancio, senza che essi costituiscano rilievi; e) un giudizio sulla coerenza della relazione sulla gestione con il bilancio. Si precisa che la lettera

e) ha subito modifiche dall’art. 10 del D.Lgs. 139/2015 la cui decorrenza è rinviata al 01/01/2016. In articolare prevede che il giudizio si estende anche alla conformità alle norme di legge e contiene inoltre una dichiarazione rilasciata sulla base delle conoscenze e della comprensione dell’impresa e del relativo contesto acquisite nel corso dell’attività di revisione legale, circa l’eventuale identificazione di errori significativi nella relazione sulla gestione, nel qual caso sono fornite indicazioni sulla natura di tali errori.

Come terza cosa afferma che l’operazione va ripetuta ogni anno in quanto il mantenimento dei requisiti va soddisfatto per l’intera durata dell’iscrizione della PMI innovativa nella sezione speciale e non soltanto nella fase costitutiva. Pertanto, la fruizione e permanenza del regime agevolato richiede un continuo approccio innovativo dell’attività che non esaurisce la sua portata solo nella fase di start up ma deve contribuire allo sviluppo tecnologico dell’apparato produttivo.

Infine afferma che la certificazione costituisce parte integrante del bilancio in base a quanto disposto dall’art. 2429 del codice civile e non può essere fornita successivamente all’approvazione dell’ultimo bilancio. Questo per due ordini di motivi: in primis perché la certificazione a posteriori violerebbe il dettato normativo sia del codice civile che della legge istitutiva delle PMI innovative e l’altro risiede nel fatto che l’iscrizione nella sezione speciale delle PMI innovative prevede, rispetto a quanto previsto per le Start up di cui al D.L. 179/2012, lo svolgimento di un’attività necessaria affinché la stessa possa acquisire tale denominazione.

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Dott. Giovanni Barra

Giovanni Barra nato ad Angri (Sa) il 21 novembre 1974, esercita la professione di Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti, ed è iscritto all'Albo dei Dottori Commercialisti. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università degli Studi di Salerno. Esperto in consulenza tributaria e fiscale, nella redazione di pareri fiscali e di agevolazioni fiscali e finanziarie, nazionali e comunitarie.

Comments 2

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  2. Gentilissimo, seguo due aziende start up innovative. In relazione alla “Certificazione Legale” da allegare al bilancio è sufficiente fare cenno ad una dichiarazione generica acquisita agli atti societari trattandosi di micro imprese?

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