Il 30 giugno 2025 l’onorevole Roberto Traversi ha presentato alla Camera dei Deputati l’interrogazione a risposta orale n. 3/02054, indirizzata al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Oggetto dell’atto parlamentare è la Fondazione Enasarco, ente previdenziale privato obbligatorio per gli agenti di commercio italiani.
Sebbene finanziata interamente dai contributi degli iscritti, Enasarco non garantisce tutele assimilabili a quelle del sistema pubblico, generando da tempo malcontento tra gli operatori del settore.
L’interrogazione punta il dito contro diverse criticità gestionali e strutturali, in particolare in tema di sostenibilità finanziaria, scarsa rappresentanza e scelte operative poco trasparenti. Tra queste, si evidenziano l’acquisizione del 50% della società New Energy (poi rinominata Enasarco Energia), multata per 2,6 milioni di euro dall’Arera per pratiche scorrette, e la vicenda della revoca – poi annullata dal tribunale – del presidente della Fondazione.
Preoccupano anche le modalità delle ultime elezioni del consiglio di amministrazione, svoltesi con una lista unica a trazione sindacale, escludendo una vera rappresentanza pluralistica degli agenti e rappresentanti iscritti.
Il quadro complessivo ha portato Traversi a chiedere al Governo se non sia opportuno valutare un eventuale trasferimento del sistema previdenziale Enasarco all’INPS, garantendo così maggiore equità e sicurezza pensionistica per agenti e rappresentanti
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1) Enasarco sistema in crisi: contributi persi, tutele inesistenti e disuguaglianze di genere
L’interrogazione evidenzia una crisi strutturale del sistema Enasarco.
Il calo costante del numero di iscritti ha ridotto il flusso contributivo, mettendo a rischio la sostenibilità dell’ente. Per far fronte a tale situazione, la Fondazione ha deciso di aumentare i minimali contributivi, una scelta che, secondo l’interrogante, penalizza ulteriormente i lavoratori autonomi già in difficoltà, soprattutto giovani e donne, senza incidere sulle reali cause del declino.
Particolarmente grave appare la situazione degli “agenti silenti”, coloro che hanno versato contributi senza raggiungere i 20 anni necessari per maturare una pensione: per costoro, gli importi versati vengono totalmente persi, senza possibilità di ricongiungimento con l’INPS, a meno che i versamenti siano avvenuti dopo il 2012. Questo meccanismo è stato definito discriminatorio rispetto ad altri enti previdenziali che prevedono la totalizzazione dopo soli cinque anni. Il dato più significativo riguarda la durata media della carriera: 14,5 anni per gli uomini, appena 8-9 anni per le donne. Ciò significa che la maggior parte degli iscritti perderà tutto quanto versato, trasformando il contributo previdenziale in una vera e propria “tassa mascherata”.
Le criticità si acuiscono sul fronte della parità di genere: le donne risultano penalizzate da
- una minore rappresentanza negli organi decisionali,
- dall’assenza di tutele per maternità e
- dalla maggiore incidenza di carriere discontinue.
Inoltre, per tutti gli iscritti non sono previste coperture sanitarie, infortuni o sussidi, lasciando la categoria priva di ogni forma di protezione sociale. A completare il quadro vi sono le preoccupazioni per operazioni finanziarie opache, con investimenti in società estere e immobili ritenuti ad alto rischio.
Nella parte finale dell’interrogazione, si sollecita il Governo a esprimersi con urgenza in merito alle anomalie segnalate, valutando l’opportunità di un intervento radicale sulla governance e sulla struttura previdenziale per gli agenti.
Come da regolamento parlamentare, la risposta da parte del Ministero del Lavoro è attesa entro 15 giorni dalla presentazione.
Leggi anche il riepilogo sulla disciplina previdenziale in Contributi Enasarco 2025
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