Il decreto del 29 dicembre 2025 della Ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 32 del 9 febbraio 2026, disciplina la ripartizione tra le Regioni delle risorse stanziate per l’anno 2025 a valere sul Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità e sul Fondo contro le discriminazioni e la violenza di genere
Il provvedimento è adottato in attuazione degli articoli 5 e 5-bis del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, nonché delle disposizioni introdotte dalle leggi di bilancio 2021 e 2024, e si colloca nel quadro degli obiettivi fissati dal Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne e la violenza domestica 2025-2027 e dalla Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026.
Il decreto definisce criteri, modalità e vincoli di utilizzo delle risorse, finalizzate al rafforzamento della rete dei servizi territoriali di prevenzione e contrasto della violenza di genere, con particolare attenzione ai centri antiviolenza, alle case rifugio, alle politiche di empowerment femminile e al coinvolgimento del terzo settore
Per il terzo settore, il decreto riveste un interesse particolare perché rafforza in modo strutturale il ruolo delle associazioni e degli enti non profit impegnati in questo ambito.
Una quota rilevante delle risorse ripartite è infatti destinata al finanziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio, che nella maggior parte dei casi sono gestiti da enti del terzo settore in possesso dei requisiti previsti dalle intese Stato-Regioni. Di particolare rilievo è inoltre lo stanziamento di 5.705.000 euro a valere sul Fondo contro le discriminazioni e la violenza di genere, espressamente destinato alle associazioni del terzo settore che svolgono attività documentata da almeno tre anni, anche per il sostegno alle spese di funzionamento e di personale qualificato. Il decreto valorizza inoltre il contributo del non profit nei percorsi di empowerment femminile, nel reinserimento lavorativo e abitativo delle donne vittime di violenza, nonché nelle azioni di prevenzione, formazione e sensibilizzazione, prevedendo il coinvolgimento attivo degli enti nei tavoli di coordinamento regionali e nei sistemi di monitoraggio delle politiche territoriali
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1) Risorse complessive e destinazioni
Nello specifico , per il 2025 vengono ripartiti complessivamente oltre 105 milioni di euro, suddivisi come segue:
1. Centri antiviolenza e case rifugio – 44 milioni di euro
22 milioni per i centri antiviolenza già esistenti;
22 milioni per le case rifugio già operative.
Il riparto tiene conto della popolazione residente e del numero di strutture presenti in ciascuna Regione.
2. Interventi regionali e empowerment femminile – 24,5 milioni di euro
6,5 milioni per interventi regionali (sostegno economico e abitativo, reinserimento lavorativo, accompagnamento delle vittime, formazione e informazione);
18 milioni per politiche di empowerment delle donne, prevenzione della violenza economica e delle molestie sul lavoro.
3. Nuovi centri antiviolenza – 5 milioni di euro
Destinati alla realizzazione di nuovi centri, sulla base del rapporto tra strutture esistenti e domanda potenziale.
4. Case rifugio (immobili) – 20 milioni di euro
Per realizzare o acquistare immobili da destinare a case rifugio per donne vittime di violenza.
5. Iniziative formative permanenti – 6 milioni di euro
Per attività formative continuative previste dalla legge n. 168/2023, anche come strumento di prevenzione della violenza.
6. Mutilazioni genitali femminili – 500.000 euro
Per azioni di prevenzione, assistenza alle vittime ed eliminazione delle pratiche di MGF.
7. Fondo contro discriminazioni e violenza di genere – 5.705.000 euro
Destinato alle associazioni del terzo settore impegnate nella prevenzione e nel contrasto delle discriminazioni e della violenza di genere.
QUI LE TABELLE DELLA RIPARTIZIONE REGIONALE
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2) La programmazione e il ruolo degli enti del terzo settore
Entro 60 giorni dalla comunicazione di avvenuta registrazione, ciascuna Regione deve trasmettere al Dipartimento una richiesta formale di trasferimento delle risorse, corredata da una nota programmatica.
La nota programmatica è un passaggio chiave anche per il terzo settore, perché deve indicare:
- gli obiettivi che la Regione intende perseguire;
- le attività da realizzare;
- il cronoprogramma;
- il piano finanziario;
- gli interventi su centri antiviolenza, case rifugio, empowerment e prevenzione.
In questa fase, le Regioni sono tenute a consultare le associazioni e gli altri soggetti della rete territoriale, inclusi gli enti del terzo settore che gestiscono servizi o che saranno destinatari delle risorse.
Una volta ricevuta e approvata la nota programmatica , il Dipartimento per le pari opportunità trasferisce le risorse alla Regione in un’unica soluzione;il trasferimento avviene entro 30 giorni dall’approvazione. Indicativamente, il flusso statale–regionale può completarsi tra primavera e inizio estate 2026, salvo ritardi regionali.
Solo a questo punto le Regioni possono:
- emanare avvisi pubblici, bandi o atti di programmazione;
- stipulare convenzioni o affidamenti;
- trasferire risorse agli enti del terzo settore (centri antiviolenza, associazioni, enti gestori).
Gli enti beneficiari sono individuati secondo i criteri regionali, ma nel rispetto dei requisiti nazionali:
- iscrizione al RUNTS;
- esperienza documentata (almeno tre anni, per il Fondo contro discriminazioni);
- coerenza con le finalità del decreto.
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3) Utilizzo delle risorse e monitoraggio
Le Region sono chiamate a monitorare l’attuazione con il rendiconto dell’avanzamento finanziario e fisico degli interventi e obblighi di relazione pluriennali, con scadenze intermedie:
- 31 marzo 2026 e 30 settembre 2026 (per i fondi precedenti);
- 30 novembre 2026, 31 marzo 2027, 30 settembre 2027 e 31 marzo 2028 per il presente decreto.
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