Riforma della Legge Fallimentare: le principali novità

di Passafiume Dott.ssa Lisa 2 CommentiIn Codice risoluzione crisi e insolvenza, Testata

Nel corso degli ultimi anni si sono susseguiti diversi interventi legislativi volti all’aggiornamento della Legge Fallimentare Regio Decreto n. 267 del 1942 al fine di renderla più adeguata al contesto economico odierno e al particolare stato di crisi che ha amaramente portato sempre più imprese a doversi confrontare con le procedure concorsuali.

Gli effetti della profonda crisi economica vissuta, sono evidenziati dalle statistiche che riportano un numero sempre crescente di istanze di fallimento, concordato preventivo e procedure di esecuzione mobiliare e immobiliare, tale da rendere indispensabile un sostegno normativo sulla gestione delle procedure di insolvenza.

Lo scorso 9 ottobre 2017 è stata approvata la Legge n. 155 del 2017 con la quale il Parlamento ha dato delega al Governo di operare un’ampia riforma della Legge Fallimentare da esercitare entro il prossimo 14 novembre.

Partendo dalla bozza di decreto redatta dalla Commissione Rordorf, il Governo Conte ha elaborato un nuovo testo, apportando alcune modifiche richieste dal mutato contesto normativo e dalle osservazioni esposte dai rappresentanti delle imprese.

Il nuovo progetto si compone di 390 articoli e lo schema aggiornato all’ultima pubblicazione è il seguente:

·         Parte prima: “Codice della crisi e dell’insolvenza”

·         Parte seconda: “Modifiche al codice civile”

·         Parte terza: “Garanzie in favore degli acquirenti di immobili da costruire”

·         Parte quarta: “Disposizioni finali e transitorie”

In attesa di conoscere il testo definitivo, vediamo quali sono i principali punti di interesse che introdurrà questa imponente riforma e le principali modifiche apportate dal Governo alla bozza del decreto elaborata dalla Commissione Rordorf.

Superamento del concetto di “Fallimento” – L’espressione “Fallimento” non dovrà essere più utilizzata in favore del termine più soft di “Liquidazione Giudiziale”. Questa nuova definizione permette di concepire la procedura come una fase transitoria e superabile senza attribuire il peso della fine e della sconfitta.

Distinto il concetto di Insolvenza da quello di Crisi – Il Legislatore ha voluto distinguere questi due concetti prevedendo un metodo processuale di accertamento unico per tutti i tipi di debitori (sulla falsa riga di quello di dichiarazione di fallimento).

In particolare il testo attribuisce

  • al termine “crisi” la fase che precede lo stato di insolvenza e nella quale viene appurato che l’azienda non possa essere in grado di fare fronte regolarmente alle proprie obbligazioni future per inadeguatezza dei flussi di cassa previsti;
  • al termine “insolvenza” lo stato in cui il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni e che si manifesta esteriormente con l’inadempimento.

Fase preventiva di “allerta” – Introduzione di strumenti che incentivano la composizione stragiudiziale della crisi al fine di fare emergere per tempo lo stato di difficoltà aziendale e poterne favorire la sua risoluzione.

A tale proposito, il nuovo progetto di riforma elaborato dal Governo, con l’intento di agevolare le procedure di allerta e la successiva composizione stragiudiziale della crisi ha previsto che:

  • l’attivazione di tali procedure non costituisca di per sé causa di risoluzione dei contratti pendenti né di revoca degli affidamenti concessi;
  • ogni eventuale patto contrario a tale disposizione è da ritenersi inefficace.

In ossequio al disposto dell’articolo 4, comma 1, lettera a) della Legge n. 155/2017, il Governo ha anche precisato quale sarà il perimetro di applicazione degli strumenti di allerta, escludendo dal novero di tutte le imprese unicamente i gruppi e le aziende di rilevanti dimensioni (come  definite  dalla  normativa dell’Unione Europea) e le società quotate in borsa o in altro mercato regolamentato.

Favorito l’accesso agli accordi di ristrutturazione del debito e ai piani attestati di risanamento – La semplificazione più importante in questo ambito riguarda l’eliminazione della soglia minima di approvazione per l’omologazione dell’accordo che attualmente si attesa sul 60%.

La garanzia resterà sulla valutazione di idoneità dell’accordo, sulla soddisfazione integrale dei creditori non aderenti e sempre che non sia il debitore a fare richiesta di misure protettive per il suo patrimonio.

Riforma del Concordato Preventivo – La struttura del Concordato Preventivo si è rivelata una della più vincenti e funzionali rispetto al contesto economico di riferimento. La riforma quindi interviene nell’ottica di attribuire a tale istituto la sola ipotesi della continuità, escludendo la procedura del c.d. “concordato liquidatorio”.

La continuità si verifica quando un’azienda che versa in uno stato di insolvenza reversibile, riesce a fare fronte alle proprie obbligazioni mediante il proseguimento (diretto o indiretto) dell’attività aziendale sulla base del piano concordatario approvato dai creditori.

Semplificazione delle regole processuali – L’intento della riforma è quello di ridurre le lungaggini burocratiche dovute a incertezze interpretative, ridurre i costi e le tempistiche di gestione della procedura. Tutte le procedure verranno esaminate in una prima fase comune per accertarne le caratteristiche e poi verranno convogliate, a seconda del caso, in procedure conservative o liquidatorie.

Più poteri al Curatore – Il Curatore, dominus della procedura fallimentare, avrà maggiore libertà nella gestione della crisi di impresa. Sarà legittimato all’azione sociale di responsabilità, all’azione dei creditori sociali (art. 2394 c.c.), all’azione contro i soci che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società (art. 2476, settimo comma, c.c.), alle azioni di responsabilità verso società o enti che esercitano attività di direzione e coordinamento di società (art. 2497 c.c.).

Un albo per gli organi di gestione e controllo – Presso il Ministero della Giustizia, sarà istituito un albo nel quale saranno indicati tutti i soggetti che, essendo in possesso dei requisiti di professionalità, indipendenza e esperienza, potranno svolgere attività di gestione o controllo all’interno delle procedure concorsuali su incarico del Tribunale (Ciò in vista dell’incremento dei poteri attribuiti agli organi di gestione e controllo quali, sindaci, revisori e amministratori).

Revisione della disciplina dei privilegi – Le disposizioni che riguardano la determinazione dei privilegi per la soddisfazione dei creditori concorsuali, ritenuta ormai obsoleta, ha subìto rilevanti modifiche, in particolare con riferimento al sistema delle garanzie mobiliari non possessorie.

Attribuzione del Tribunale competente – La determinazione del Tribunale competente avverrà anche in relazione alle dimensioni e alle peculiarità della procedura, al fine di assicurare competenza.

Si configurerà un sistema in cui le sezioni specializzate dei Tribunali delle imprese a livello distrettuale accoglieranno le procedure di maggiori dimensioni.

Esdebitazione di diritto – Per le insolvenze di ridotta portata, sarà introdotto l’istituto dell’esdebitazione di diritto che consente al debitore di accedere a tale istituto senza la necessità di richiedere l’approvazione da parte del Giudice. Resta salva la possibilità dei creditori di opporvisi.

Sovraindebitamento – La norma relativa al sovraindebitamento di cui alla Legge n. 3 del 2012 non ha riscosso molto successo e pertanto, anche al fine di allinearla con lo spirito della presente riforma, è stata sostanzialmente modificata riconoscendo, tra l’altro, la distinzione tra stato di crisi e stato di insolvenza, intervenendo sulle tempistiche della procedura e maggiore presenza degli organi di controllo e revisione.

Gruppi di impresa – La riforma è orientata a rendere possibile la composizione della crisi in una procedura unitaria per tutte le imprese appartenenti al gruppo.


Autore dell'articolo
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Passafiume Dott.ssa Lisa

Laureata in Scienze Economiche presso l’Università degli Studi Guglielmo Marconi nel 2015 per poi ottenere l’abilitazione alla professione di Esperto Contabile nel 2017. Dal 2011 ad oggi maturato consolidata esperienza in gestione delle Procedure Concorsuali, operatività inerente la consulenza aziendale e il controllo di gestione, consulenza/assistenza fiscale e tributaria.

Comments 2

  1. La data del 14 novembre è una scadenza perentoria?
    nel caso in cui la riforma diventi effettiva, si applicherà anche alle procedure in corso?

    1. identicon Post
      Author

      La LEGGE 19 ottobre 2017, n. 155 , entrata in vigore il 14 novembre 2017, prevede un termine di 12 mesi per l’adozione dei Decreti attuativi, pertanto il termine scade il prossimo 14 novembre.
      Il comma 3 dell’articolo 1 però specifica che “il termine per l’esercizio della delega e’ prorogato di sessanta giorni quando il termine per l’espressione del parere delle Commissioni parlamentari scade nei trenta giorni antecedenti la scadenza del termine di cui al comma 1 o successivamente”.

      Per quanto riguarda le procedure già in essere, i Decreti attuativi sicuramente specificheranno meglio l’ambito di applicazione della riforma, ma ritengo (anche solo per il contenuto/argomento delle modifiche) che queste avranno effetto a partire dalle nuove procedure.

      Dott.ssa Lisa Passafiume

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