Associazioni: la responsabilità solidale ricade sui firmatari delle dichiarazioni dell’ente

di Mirco Gazzera CommentaIn Commenti Giurisprudenza e Prassi, No Profit

La responsabilità personale e solidale di colui che agisce in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta ai sensi dell’art. 38 c.c. si applica anche ai debiti di natura tributaria (CTP di Reggio Emilia sentenza n. 191/3/13 del 23.10.2013).

Negli ultimi anni si è assistito a un considerevole aumento delle verifiche e degli accertamenti nel cosiddetto “terzo settore”. L’Amministrazione Finanziaria ha in molti casi disconosciuto la qualifica di ente non commerciale in presenza di enti privi di un’effettiva base associativa. In tali ipotesi l’accertamento può riguardare non soltanto l’ente, ma anche i soggetti che hanno agito in nome e per conto dello stesso, sottoscrivendo le dichiarazioni tributarie dell’ente.

Il caso esaminato dalla Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia

L’Agenzia delle Entrate aveva emesso tre avvisi di accertamento, a titolo di Ires, Iva e Irap, nei confronti di una associazione sportiva dilettantistica. Gli atti impositivi erano stati emessi, inoltre, nei confronti di un soggetto qualificato come membro del consiglio direttivo dell’associazione. Secondo l’Amministrazione Finanziaria:

– l’associazione aveva creato delle associazioni “figlie” fittizie per ripartire il fatturato da sponsorizzazioni e rispettare, pertanto, i limiti previsti per la fruizione del regime di vantaggio della legge 398 del 1991;

– il ricorrente aveva svolto attività di procacciamento di sponsorizzazioni, formalmente sottoscritti dalle associazioni “figlie”, ma in realtà poste in essere dall’associazione “madre”. Per questo motivo, secondo l’Agenzia delle Entrate, il soggetto doveva ritenersi responsabile solidalmente con l’associazione, ai sensi dell’articolo 38 del codice civile, avendo agito in nome e per conto dell’associazione.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione richiamata

I Giudici nella motivazione hanno richiamato la principale giurisprudenza di legittimità esistente sul tema. La Corte di Cassazione, in particolare, ha sancito che la responsabilità solidale prevista dall’articolo 38 c.c. è finalizzata alla tutela dei creditori dell’associazione non riconosciuta, stante l’assenza di una forma di pubblicità circa il patrimonio dell’ente. La citata responsabilità solidale si applica anche ai debiti tributari e prescinde dalla qualifica formale ricoperta dal coobligato nell’associazione, traendo origine dalla concreta attività sociale svolta in nome e per conto dell’associazione.

La decisione della Commissione Tributaria Provinciale

I Giudici di Reggio Emilia, pur condividendo i principi di diritto sopra descritti, nel caso concreto hanno accolto il ricorso. Secondo la Commissione adita, infatti, nell’ambito tributario l’insorgenza della responsabilità solidale ex art. 38 c.c. presuppone che il soggetto coobligato sia venuto “in contatto” con l’Agenzia delle Entrate sottoscrivendo, in nome e per conto dell’associazione, dichiarazioni e modelli tributari. Nel caso concreto i Giudici di merito hanno affermato che l’Agenzia delle Entrate non ha dimostrato la predetta circostanza e neppure l’appartenenza del ricorrente al consiglio direttivo dell’associazione. In base alle citate considerazioni la Commissione ha negato, pertanto, la qualifica di coobligato solidale in capo al ricorrente.


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Mirco Gazzera

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Dottore commercialista e attualmente vive e lavora a Savona. Diplomato all'istituto tecnico commerciale "P. Boselli" di Savona, ha conseguito la laurea triennale in "Economia aziendale" e la laurea specialistica in "Attività professionali, amministrazione, finanza e controllo", presso la facoltà di economia dell’università di Genova. Nel dicembre 2011 ha conseguito il master in "Diritto tributario", diretto dai presso la facoltà di giurisprudenza dell'università di Genova. www.parerefiscaletributario.it

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