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SMART WORKING: L'INFORTUNIO IN CASA RISARCITO DALL'INAIL

3 minuti, Redazione , 01/06/2021

Smart working: l'infortunio in casa risarcito dall'INAIL

Mentre si avvicina la proroga del lavoro agile fino a fine anno, prima sentenza in tema di infortunio sul lavoro nel proprio domicilio sancisce la tutela INAIL.

Il sempre piu ampio utilizzo dello smart working  rende sempre piu pressante la necessità di chiarire alcuni aspetti non del tutto regolamentati che vanno dal tema della sicurezza e salute,  ai costi per le attrezzature e la gestione del posto di lavoro, agli  straordinari e al diritto alla disconnessione  Finora la soluzione è rimasta affidata alla contrattazione collettiva.

Per alcuni il valore dello smart working sta proprio in questa  assenza di regolamentazione che permette flessibilità  e  liberta di adattamento alle esigenze specifiche delle parti   ma ci sono casi concreti  che pongono questioni sulle quali forse la regola di base dovrebbe essere uguale per tutti. 

 E'   il caso dell'infortunio che capita in casa durante lo svolgimento delle mansioni di lavoro . INAIL risponde e  risarcisce il lavoratore? dipende dal contratto di lavoro applicato, dagli accordi individuali intercorsi?  

Smart working e sicurezza

In realta la norma istitutiva legge 81 2017  statuisce che il datore di lavoro  è comunque responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti assegnati al lavoratore per svolgere l' attività (articolo 18, comma 3).

Per questo  è tenuto a consegnare al lavoratore e al Rls (rappresentante dei lavoratori per la sicurezza),  l'’informativa scritta nella quale sono individuati i rischi connessi al lavoro fuori dai locali aziendali. A fronte di questo al lavoratore è richiesta la cooperazione nell’attuazione delle misure di prevenzione (articolo 22, legge 81/2017). Eventuali infortuni sono quindi indennizzabili  ma solo se si  verifica la connessione con la prestazione lavorativa, cosa che non è del tutto agevole  nella pratica concreta.Nel frattempo, va ricordato,  nell'ultimo anno, rispetto al 2019 la percentuale di lavoratori in smart working è passata dal 5 al 40%. 

Sentenza sull'infortunio in smart working

Una prima conferma anche da punto di vista della giurisprudenza viene dal  Tribunale di Treviso  su un   caso verificatosi  pochi mesi  fa. 

Un dipendente di una azienda metalmeccanica in smart working presso la propria abitazione durante una telefonata con un collega di lavoro (utilizzando lo smartphone di servizio)  è caduta dalle scale di casa provocandosi  alcune  fratture. La lavoratrice  è andata in pronto soccorso  e ha quindi segnalato la situazione al datore di lavoro e all'INAIL .

L'istituto inizialmente non ha riconosciuto l'infortunio perché non riteneva ci fosse un nesso tra l'evento e la prestazione di lavoro. Con il ricorso amministrativo all'Inail,  avanzato tramite  INCA CGIL  di Treviso  l'istituto di assicurazione è tornato sui suoi passi. Alla lavoratrice sono stati riconosciuti , oltre ai giorni di malattia, un risarcimento di 20mila euro per il danno biologico nonché visite e terapie  riabilitative senza oneri per i prossimi dieci anni.

Il sindacato ha sottolineato con soddisfazione:  "È la prima volta che viene riconosciuto un infortunio sul posto di lavoro in modalità smart working, . Il dettaglio che ha fatto la differenza è che l ’Inail ha riconosciuto un nesso di causalità, dimostrando un atteggiamento di grande disponibilità. Questo precedente adesso farà diritto" ha concluso la responsabile del settore Salute,  Dalle Feste .

Vale la pena ricordare che in questo momento, fino al 31 luglio, a causa dell'emergenza Covid vige la possibilità di concordare lo smart working con il lavoratore senza contratto scritto, tramite comunicazione individuale informale, ma resta sempre  confermato l'obbligo di consegnare al lavoratore l'informativa in materia di sicurezza sopracitata e di privacy. 

Si sottolinea anche che la deroga alla normativa vigente  che consente il cd. "smart working semplificato" potrebbe anche essere prorogata al 31 dicembre 2021. 

Lo prevede un emendamento nella legge di conversione del decreto Riaperture n. 65 2021, attualmente in discussione in Parlamento 

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