Perché non fare un condono tombale permanente: la riforma fiscale?

di Prof. Dott. Francesco Verini CommentaIn Senza categoria

Condono tombale permanente ed  esenzione dei redditi fino a 20.000 come sistema di riduzione della pressione fiscale.

Per frenare la spesa pubblica e ridurre il debito pubblico ci vuole un limite alla tassazione…..
Nel nostro ordinamento tributario vi è, periodicamente, la necessità di un condono tombale che azzeri i rapporti tra Fisco e contribuenti perché il primo non riesce ad effettuare i controlli (su 5 milioni di partire IVA di media i controlli sono 400 – 500 mila) ed i secondi non riescono a star dietro alla pressione fiscale.
Quando poi emergono le “strane” spese, per usare un eufemismo, dei partiti e dei gruppi politici parlamentari e regionali, finanziate anche con le imposte pagate dai cittadini, la volontà di corrispondere il “Date a Cesare quel che è di Cesare” è pressoché nulla !
Che cosa fare in tempo di crisi per evitare “il fallimento” delle imprese, delle famiglie e dello Stato?
Una riforma è veramente tale se per un certo periodo, medio – lungo, sistema i rapporti giuridici delle parti coinvolte in un determinato settore.
I condoni non si prestano a questo scopo visto che, anche subito dopo la riforma del 1972 (che istituì l’IVA) si sono dovuti proporre per tanti anni per cercare di recuperare le entrate. Ricordiamo:
– 1973 Governo Rumor IV
– 1982 Governo Spadolini I
– 1985 Governo Craxi I
– 1991 Governo Andreotti VI
– 1995 Governo Dini
– 2003 Governo Berlusconi II
– 2009 Governo Berlusconi IV
ma il condono fiscale più grande nella storia economica europea, ancora insuperato ed insuperabile, fu quello dell’imperatore Adriano nell’anno 118. Egli condonò i debiti erariali degli ultimi 16 anni (prima di lui) di tutti i cittadini romani: valore oltre 900 milioni di sesterzi, quasi tutte le entrate fiscali annue dell’Impero.
Ma fu anche questo condono una – tantum; perché non proporre allora un condono permanente, ossia un limite alla tassazione fiscale non superiore al 25 % dei redditi considerando che il restante 75 % potrebbe essere equamente utilizzato per consumi, risparmi ed investimenti ? In considerazione, poi, che il potere di acquisto si è modificato con l’introduzione della moneta europea, proporrei una esenzione dei redditi fino a 20.000,00 euro, essendo divenuto esso reddito di sussistenza.
Ciò, oltre ad innescare la crescita economica, porterebbe al definitivo abbattimento della spesa pubblica ed al suo controllo perché le uscite sarebbero commisurate alle entrate.
Anche il debito sarebbe abbattuto perché non potrebbe più aumentare !
Fissando un limite alla tassazione non ci sarà così più bisogno di condoni tombali periodici, con buona pace del grande imperatore romano Adriano.
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Prof. Dott. Francesco Verini

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti, Revisore degli Enti Locali in Roma, L’Aquila e Pescara. Ha svolto le funzioni di Giudice Tributario in grado di appello a L’Aquila. Componente dell’Osservatorio Regionale per gli Studi di Settore presso l’Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale Abruzzo. Libero Docente di Economia. Docente di Conciliazione Civile e Commerciale, di ADR Network con sede in Roma, accreditato al Ministero della Giustizia. Componente della Commissione Consultiva sul Processo Tributario presso L'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma. Economista. Giornalista Pubblicista.

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