A voler essere onesti intellettualmente, non può non riconoscersi che il 2025 è stato un anno “difficile” per la Sostenibilità, variamente declinata, e segnatamente per la Rendicontazione di Sostenibilità, a causa dell’incertezza regolatoria in UE.
Invece, il 2026 si annuncia già come l’anno della “chiarezza” normativa e delle nuove opportunità strategiche per le imprese.
Infatti, l’anno scorso abbiamo assistito – a livello euro-unitario - ad una “complessa”, e talvolta “controversa”, ridefinizione (n.d.r. l’iter del complessivo Pacchetto Omnibus I si è concluso il 16 dicembre 2025 con l’approvazione definitiva da parte del Parlamento Europeo, mentre si attende il “via libera” del Consiglio Europeo) della normativa in tema di Rendicontazione di Sostenibilità, in termini di razionalizzazione, semplificazione e di “tempistiche”[1].
In realtà, però, come avevo già esposto in precedenti contributi al riguardo[2], nonostante gli interventi delineati, il Legislatore europeo non ha per nulla intaccato la originaria “struttura” della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD).
Di più, come segnalato precedentemente[3], la Commissione Europea ha definitivamente fatto chiarezza sull’effetto a cascata della citata normativa e sui conseguenti “obblighi diffusi” di Rendicontazione di Sostenibilità, invitando tutte le imprese ad intraprendere con sollecitudine il percorso verso la Sostenibilità.
Può allora affermarsi senza tema di smentita che il 2026 è l’anno della “accelerazione” della transizione verso lo Sviluppo Sostenibile/Sostenibilità, con importanti opportunità strategiche per le Imprese.
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1) Il Pacchetto Omnibus I: brevi cenni
Il Pacchetto Omnibus I è un intervento normativo con il quale la UE ha voluto dare risposte alle preoccupazioni e perplessità segnalate da un certo numero di imprese europee riguardo agli obblighi contenuti nella CSRD, in particolare, razionalizzando e semplificando l’impianto complessivo in materia, sottoponendo ad un primo “pit stop”, financo, gli Standards e segnatamente quelli contenuti nel Regolamento Delegato (UE) 2023/2772.
Può comunque affermarsi, che due sono gli interventi più significativi.
Sicuramente il c.d. Stop the Clock, ovvero la Direttiva (UE) 2025/794[4], che ha fatto slittare di due anni gli obblighi di rendicontazione per le imprese c.d. obbligate dirette, riconfermando, comunque, la scadenza originaria sull’anno fiscale 2024, con primo Reporting nel 2025.
Il rinvio, però, non deve essere interpretato come un’opportunità per procrastinare l’inizio del “percorso” di Sostenibilità, oppure come un pausa e/o un arresto: tale interpretazione sarebbe miope, oltre che errata.
In realtà, in questa maniera il Legislatore euro-unitario ha voluto “riconoscere” alle imprese un “tempo supplementare” da utilizzare, però, strategicamente soprattutto per:
- “rendere” la Sostenibilità la principale Infrastruttura Strategica di ogni azienda, quindi una chiave di lettura dei dati, dei ruoli e delle scelte;
- integrare la Sostenibilità nei cruscotti operativi, nelle dashboard direzionali e nei KPI, così da renderla parte del modo in cui ogni azienda pianifica, si misura e si evolve;
- sviluppare validi processi di data collection conformi al set regolatorio che ci occupa;
- formare il personale/creare talenti, favorendo così la disseminazione della Sostenibilità e la “diffusione” di una innovativa cultura aziendale;
- implementare processi di governance orientati alla creazione di una vera e propria governance interfunzionale, considerato che, al tempo della Sostenibilità, operation, marketing, acquisti e finanza devono parlare lo stesso linguaggio, quindi devono “sedere” insieme ai tavoli di lavoro, devono utilizzare metriche ed indicatori comuni/condivisi.
Su questa scia va letto anche il secondo grande intervento del novello Legislatore europeo ovvero quello sulle c.d. “soglie dimensionali” per l’assoggettamento agli obblighi di rendicontazione di cui alla CSRD.
In base alla novella, le imprese europee con “obbligo diretto” di rendicontazione dovranno avere:
- una media di oltre 1000 dipendenti;
- un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di Euro.
Le imprese con meno di 1000 dipendenti, come precisato anche dalla stessa Commissione Europea nella sua Raccomandazione n. 2025/1710, utilizzeranno gli ESRS Volontari per fornire le informazioni di Sostenibilità ai propri Partners e Stakeholders.
In conclusione, quindi, possiamo affermare che, nonostante le modifiche normative, la UE salvaguarda in toto l’impianto normativo originario, conferma definitivamente la sussistenza di un vero e proprio “obbligo diffuso” di Sostenibilità, consapevole dei benefici strategici della Rendicontazione di Sostenibilità e della necessità di rafforzare il “valore” dei Fattori ESG, in un contesto di mercato globale sempre più attento proprio ai citati Fattori ESG
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2) Il mercato globale ed i Fattori ESG: la Cina ed i Corporate Sustainability Disclosure Standards (CSDS)
Il mercato globale ed i Fattori ESG: la Cina ed i Corporate Sustainability Disclosure Standards (CSDS) ovvero il nuovo quadro obbligatorio cinese per la Rendicontazione di Sostenibilità. La rilevanza per le imprese europee
La centralità dei Fattori ESG nel contesto del mercato globale viene confermata dalle scelte regolatorie della Cina, scelte che hanno implicazioni profonde per le aziende europee, soprattutto per quelle che operano in/con la Cina, poiché dovranno tenere in debito conto il novello assetto regolatorio.
Infatti, mentre la UE ha lavorato al ricordato Pacchetto Omnibus I, la Cina ha predisposto i Corporate Sustainability Disclosure Standards (CSDS), che rappresentano senza dubbio un vero spartiacque, anche in termini di gerarchie della Leadership globale in materia di Sostenibilità, esplicitando una visione cinese orientata ad un futuro sicuramente più responsabile.
Il calendario di applicazione tracciato dalle Autorità cinesi è molto ambizioso, perché si prevede che entro il 2030 il sistema complessivo dei CSDS sarà completamente operativo, estendendosi gradualmente da grandi società quotate alle PMI.
Va segnalato che i CSDS risultano fortemente ispirati al set regolatorio europeo in tema di Reporting di Sostenibilità, avendo al proprio interno la “filosofia” della doppia materialità, la valutazione della supply chain e chiedendo alle aziende non solo di monitorare i rischi ambientali e sociali, ma anche di rendicontare i loro impatti sull’ambiente e sulla società.
Non basta: anche il framework cinese enfatizza i principi della qualità delle informazioni (rilevanza, affidabilità e comparabilità), senza tralasciare la rilevanza della interoperabilità dei CSDS con gli Standards globali, in particolare con gli ISSB Standards, profilo questo estremamente rilevante per le multinazionali e per gli investitori internazionali.
In conclusione, quindi, iniziare il “percorso” di Sostenibilità è un imperativo categorico per ogni impresa europea che voglia stare/restare sul mercato, tenuto conto che oramai la convergenza globale degli Standards di Sostenibilità rappresenta una tendenza duratura ed irreversibile: la Sostenibilità è prima di tutto una scelta strategica ed una leva competitiva, che coinvolge anche le aziende non “obbligate dirette”, ma soggette ad “obbligo diffuso”.
3) Il 2026: alcune considerazioni finali
Alla luce di quanto si è detto, si può affermare senza tema di smentita che il 2026 rappresenta un anno di “svolta” per la Rendicontazione di Sostenibilità, o meglio ancora l’anno della “consapevolezza” al riguardo.
E’, oramai, chiaro che per le imprese:
- la Sostenibilità è irreversibile;
- la Rendicontazione di Sostenibilità non è opzionale, sussistendo un “obbligo diffuso” come detto;
- la Sostenibilità è un fattore competitivo imprescindibile;
- il rinvio previsto dal Legislatore va considerato l’ultima opportunità possibile per strutturare solidi processi nei quali integrare i Fattori ESG, considerato che la Sostenibilità non si raggiunge con soluzioni dell’ultimo minuto;
- la Sostenibilità comporta una “rivoluzione” anche nel perimetro della comunicazione;
- nell’era della Sostenibilità il tempo è dalla parte di chi inizia oggi, perché sviluppare processi, sistemi e competenze richiede tempo e gradualità.
In conclusione, il futuro appartiene alle organizzazioni che sanno vedere e trasformare gli obblighi normativi in opportunità per crescita ed innovazione, diversamente, come sempre, il mercato mostrerà la sua irresistibile selettività, anche perchè la Sostenibilità è e sarà, nel prosieguo, “La Metrica” di solidità ed affidabilità aziendale.
4) NOTE
[1] c.f.r. Roi M., L’obbligo diffuso di Sostenibilità e la Direttiva (UE) 2025/794, v. https://www.fiscoetasse.com/approfondimenti/16718-lobbligo-diffuso-di-sostenibilita-e-la-direttiva-ue-2025794.html
[2] c.f.r. Roi M., Il contratto, l’autonomia contrattuale e la Sostenibilità, 20.06.2025, v. https://www.fiscoetasse.com/approfondimenti/16692-sostenibilita-e-contratto-nel-mutato-orizzonte-teorico-dogmatico.html; Roi M, L’obbligo diffuso di Sostenibilità e la Direttiva (UE) 2025/794, v. https://www.fiscoetasse.com/approfondimenti/16718-lobbligo-diffuso-di-sostenibilita-e-la-direttiva-ue-2025794.html;
[3] c.f.r. Roi M, Obblighi previsti dalla CSRD, 20.10.2025, v. https://www.fiscoetasse.com/approfondimenti/16888-obblighi-previsti-dalla-csrd.html
[4]c.f.r. Roi M., L’obbligo diffuso di Sostenibilità e la Direttiva (UE) 2025/794, v. https://www.fiscoetasse.com/approfondimenti/16718-lobbligo-diffuso-di-sostenibilita-e-la-direttiva-ue-2025794.html