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NOVITÀ DI FINANZA AGEVOLATA PER IMPRESE COOPERATIVE

Novità di finanza agevolata per imprese cooperative

Legge di Bilancio 2026: incentivi fiscali, semplificazioni normative e finanza agevolata per le imprese cooperative

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La Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025 n. 199) introduce un pacchetto articolato di misure a sostegno delle imprese cooperative, toccando la leva fiscale, interventi normativi di settore e nuovi strumenti di finanza agevolata. Si tratta di provvedimenti pensati per rafforzare la competitività e la sostenibilità di tutte le principali tipologie di società cooperative – dalle cooperative sociali alle cooperative agricole, dalle cooperative di produzione e lavoro a quelle di consumo – in linea con la normativa cooperativistica vigente e nel rispetto dei vincoli europei in materia di aiuti di Stato. Di seguito esaminiamo in dettaglio le novità, suddivise per ambito di intervento.

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I principali argomenti trattati:

  • come trovare e selezionare il bando;
  • come partecipare alla selezione;
  • come avviare il progetto e rendicontare;
  • analisi di diversi casi operativi.

1) Esenzioni, deduzioni e crediti d’imposta per le cooperative

Le misure fiscali della manovra toccano vari ambiti – imposizione sui redditi, incentivi agli investimenti, agevolazioni sul lavoro – con effetti diretti o indiretti sul mondo cooperativo. È importante premettere che le cooperative a mutualità prevalente beneficiano già da anni di un regime fiscale agevolato: ad esempio, per le cooperative di consumo a mutualità prevalente solo il 65% dell’utile è imponibile, a condizione che la maggior parte degli utili venga destinata a riserva indivisibile, come previsto dal diritto cooperativo. Analoghe previsioni (introdotte dalla L. 311/2004) stabiliscono che la quota di utili indivisi non concorre a formare il reddito imponibile in misura significativa anche per le cooperative di produzione e lavoro e per altre categorie (tipicamente il 70% degli utili è detassato per le cooperative non di consumo, fatta salva una tassazione minima del 30%). Tale regime non è stato modificato dalla Legge di Bilancio 2026, che invece interviene con incentivi aggiuntivi e misure temporanee a favore delle imprese cooperative e, più in generale, di PMI e settori in cui molte cooperative operano. Di seguito analizziamo le principali novità fiscali.

  • Proroga delle esenzioni IRPEF in agricoltura – Viene estesa all’anno d’imposta 2026 l’esenzione già prevista fino al 2025 sui redditi dominicali e agrari per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali (IAP) iscritti alla previdenza agricola. Ciò significa che anche per il 2026 il reddito fondiario dei suddetti soggetti non verrà tassato fino a 10.000 euro, sarà imponibile al 50% per la quota tra 10.000 e 15.000 euro, e solo oltre tale soglia sarà interamente tassato. Questa misura – introdotta originariamente dalla L. 232/2016 e prorogata di anno in anno – sostiene la redditività dell’agricoltura primaria. Attenzione: per espressa previsione normativa, non ne beneficiano le società agricole costituite in forma di società di persone, di capitali o cooperative che siano qualificate IAP ex D.lgs. 99/2004 e abbiano optato per la tassazione catastale dei terreni. In altri termini, una cooperativa agricola che esercita attività agricole ai sensi dell’art. 2135 c.c. e che si avvale del regime fiscale catastale non gode dell’esenzione IRPEF sui redditi fondiari: un elemento da tenere presente nella pianificazione fiscale delle cooperative agricole.
  • Rinnovo dei Crediti d’Imposta per Investimenti Produttivi – La manovra rifinanzia e proroga alcuni crediti d’imposta chiave per le imprese, che risultano accessibili anche alle società cooperative in quanto PMI attive nei settori agevolati. In particolare, viene esteso fino al 30 settembre 2028 il credito d’imposta per investimenti nelle Zone Economiche Speciali (ZES) – ora accorpate nella ZES unica nazionale – a favore delle imprese che avviano o ampliano attività nelle ZES del Mezzogiorno. La proroga, accompagnata da uno stanziamento annuo di 100 milioni di euro, consente alle aziende (incluse cooperative) di continuare a fruire di un bonus fiscale fino al 31 dicembre 2028 sugli investimenti realizzati nelle ZES, secondo le intensità previste dalla normativa UE sugli aiuti regionali. Allo stesso tempo, la Legge di Bilancio 2026 conferma e rafforza i crediti d’imposta per la Transizione 4.0 e 5.0: sono stati allocati 1,3 miliardi di euro aggiuntivi per finanziare le agevolazioni fiscali sugli investimenti in beni strumentali nuovi ad alta tecnologia (il cosiddetto iper ammortamento sotto forma di credito d’imposta). In particolare, viene confermato il potenziamento al 180% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro in beni Industria 4.0 effettuati nel 2026, con percentuali decrescenti per scaglioni superiori. Ciò rappresenta un’opportunità rilevante per le cooperative di produzione e lavoro che intendono ammodernare macchinari e impianti: investendo in tecnologie abilitanti (macchinari interconnessi, software gestionali avanzati, etc.), potranno compensare in F24 un credito d’imposta significativo, riducendo il costo netto dell’investimento. Analogamente, per le cooperative agricole e della pesca, la manovra ha introdotto un credito d’imposta specifico pari al 40% per gli investimenti in beni strumentali nuovi destinati alla produzione agricola primaria, all’acquacoltura e alla pesca, a condizione che tali beni siano prodotti in UE/SEE. Questa misura settoriale – di natura temporanea – mira a favorire il rinnovo dei mezzi di produzione nel comparto agroalimentare e ittico, comparti dove è forte la presenza di cooperative. Si noti che tali incentivi rientrano nell’ambito degli aiuti di Stato compatibili con il mercato interno ai sensi del Regolamento UE n. 651/2014 (GBER) o delle normative settoriali (es. Reg. UE n. 702/2014 per agricoltura), pertanto l’utilizzo del credito d’imposta dovrà avvenire nel rispetto dei massimali e delle condizioni imposte dalla disciplina europea in materia di aiuti di Stato.
  • Agevolazioni per Lavoro e Partecipazione – La Legge di Bilancio contiene anche misure fiscali sul lavoro dipendente e sulla partecipazione agli utili aziendali che interessano trasversalmente tutte le imprese private, incluse le cooperative in qualità di datori di lavoro. In primo luogo, è stata introdotta una tassazione agevolata al 5% (imposta sostitutiva IRPEF e addizionali) sugli aumenti retributivi concessi nel 2026 in forza di rinnovi contrattuali sottoscritti dal 1º gennaio 2024 (misura applicabile per i dipendenti con redditi fino a 33.000 euro). Questo incentivo fiscale incoraggia il rinnovo dei CCNL e l’adeguamento dei salari al costo della vita, tema rilevante anche per le cooperative di lavoro e sociali che applicano contrattazione di settore (si pensi ai CCNL cooperative sociali, agroalimentari, distribuzione cooperativa, ecc.). Inoltre, per gli anni 2026 e 2027, la manovra riduce all’1% l’imposta sostitutiva sui premi di produttività e sulle somme erogate ai dipendenti a titolo di partecipazione agli utili, innalzando contestualmente il limite massimo detassabile a 5.000 € (rispetto ai 3.000 € precedenti). In un’ottica cooperativistica, ciò significa che se una cooperativa decide di distribuire ai propri lavoratori-soci o dipendenti un premio legato ai risultati d’esercizio – pratica in linea con i principi mutualistici di condivisione dei benefici – tali somme scontano solo l’1% di imposta fino al tetto stabilito. Infine, viene confermata per il 2026 la tassazione agevolata al 50% (anziché ordinaria) dei dividendi corrisposti ai lavoratori dipendenti derivanti da piani di azionariato diffuso (work for equity), entro il limite di €1.500: un beneficio prorogato che, pur pensato per società for profit tradizionali, potrebbe trovare applicazione nelle cooperative qualora siano emessi strumenti finanziari partecipativi verso i dipendenti. Complessivamente, queste misure contribuiscono a ridurre il cuneo fiscale e a incentivare forme partecipative, coerenti con lo spirito cooperativo, sebbene non siano state disegnate esclusivamente per le coop.
  • Altre Misure di Interesse Generale – La manovra 2026 prevede numerosi ulteriori interventi fiscali che, pur non rivolti specificamente alle cooperative, sono fruibili da queste ultime in quanto imprese operanti nei rispettivi ambiti. Ad esempio, viene rifinanziata per il 2026 la Nuova Sabatini con 200 milioni di euro (e 450 milioni per il 2027): si tratta del contributo in conto interessi su finanziamenti per beni strumentali destinato alle micro-PMI, che include quindi anche le cooperative di piccola e media dimensione. Molte cooperative – specialmente di produzione e lavoro o agricole – hanno negli anni utilizzato la Sabatini per acquistare macchinari e attrezzature con un tasso agevolato; la prosecuzione dello strumento ne fa una leva ancora disponibile per gli investimenti 2026. Inoltre, per le zone colpite da eventi sismici o crisi settoriali dove operano cooperative, la legge introduce o prolunga agevolazioni ad hoc: ad esempio, estende al 2026 la possibilità di accedere a finanziamenti agevolati per imprese agricole e agroindustriali danneggiate dal sisma del maggio 2012 (misura rilevante per alcune coop agricole dell’Emilia). Sul fronte del lavoro nel Mezzogiorno, il Governo ha inoltre previsto il mantenimento di alcuni esoneri contributivi straordinari (già introdotti dal DL Coesione” 2024) per assunzioni a tempo indeterminato di giovani under 36 e donne svantaggiate nel 2026, nonché per l’occupazione aggiuntiva nelle ZES del Sud. Tali sgravi al 100% dei contributi INPS (entro massimali mensili) – recentemente prorogati dal decreto Milleproroghe” fino al 31 dicembre 2026 – potranno essere fruiti anche dalle cooperative che incrementano la forza lavoro in queste categorie, contribuendo a ridurre il costo del lavoro e favorire la creazione di posti stabili al Sud. È chiaro che tutte queste misure fiscali ed extrafiscali dovranno essere coordinate con la normativa UE sugli aiuti di Stato: ad esempio, gli esoneri contributivi e i crediti d’imposta territoriali rientrano nei regimi notificati o in de minimis, e non potranno eccedere i limiti consentiti (il de minimis generale di €300.000 su tre esercizi). I professionisti dovranno quindi verificare il cumulo delle agevolazioni per ciascuna cooperativa, al fine di assicurare il rispetto della disciplina UE e la piena legittimità dei benefici fruiti.

2) Semplificazioni e riforme normative nel settore cooperativo

Accanto agli incentivi finanziari, la Legge di Bilancio 2026 e i provvedimenti collegati introducono importanti novità normative per il comparto cooperativo, volte a semplificare e rafforzare la regolamentazione del settore. Pur non contenendo al proprio interno una “miniriforma” organica della legislazione cooperativa, la manovra segnala la direzione delle future riforme attraverso un disegno di legge collegato e alcune disposizioni mirate.

  • Delega per la riforma della vigilanza sulle cooperative – In parallelo alla manovra finanziaria, il Governo ha presentato alle Camere il DDL C.2577 intitolato "Delega al Governo per la riforma delle amministrazioni straordinarie e per la riforma della vigilanza sugli enti cooperativi e mutualistici", approvato in Consiglio dei Ministri il 28 marzo 2025. Questo provvedimento – esplicitamente menzionato nella relazione di accompagnamento alla Legge di Bilancio – rappresenta il perno di una futura riforma organica del diritto cooperativo. Esso delega il Governo ad adottare entro 12 mesi uno o più decreti legislativi volti a riordinare la disciplina delle società cooperative, con particolare attenzione al sistema di controllo e vigilanza pubblica (oggi disciplinato dal D.Lgs. 220/2002) e alle procedure di gestione delle crisi nelle grandi imprese. Tra i principi direttivi generali indicati dalla legge-delega figurano: il riconoscimento e la tutela della funzione sociale della cooperazione a carattere mutualistico; la coerenza con l’ordinamento europeo (in termini di norme societarie e di concorrenza); il mantenimento dell’invarianza finanziaria (nessun onere aggiuntivo per lo Stato). Più in dettaglio, la riforma prospettata interviene su una serie di aspetti tecnici cruciali:
  • Trasparenza e goverance: norme più stringenti sulla redazione dei bilanci, sui sistemi di governance interna e sulla destinazione dell’eventuale patrimonio residuale (devoluzione del patrimonio) in caso di scioglimento, per prevenire abusi ed elusioni.
  • Organi di controllo e revisione: introduzione di requisiti più rigorosi per l’organo di controllo interno nelle cooperative (anche modificando il codice civile per chiarirne la nomina) e istituzione di un regime sanzionatorio specifico per i revisori di cooperative, con sospensione o radiazione dall’Albo nei casi di gravi inadempienze. Ciò mira a garantire controlli di qualità e indipendenti, data la funzione chiave che i revisori delle centrali cooperative svolgono nella tutela del movimento.
  • Albo nazionale delle cooperative: creazione di un Albo unico nazionale delle società cooperative e degli enti mutualistici, accessibile pubblicamente online. Questo strumento digitale consentirà di verificare in tempo reale l’iscrizione, lo status e la regolarità delle cooperative (in sostituzione dell’attuale Albo tenuto dal MIMIT, spesso non facilmente consultabile). Una maggiore pubblicità e accessibilità dei dati societari cooperativi è volta a favorire la trasparenza e la fiducia nel sistema, e si accompagna a criteri di democraticità interna e rappresentatività che dovranno rispettare le associazioni di rappresentanza riconosciute.
  • Vigilanza più efficace e coordinata: la delega prevede di delimitare con chiarezza l’ambito delle attività soggette a vigilanza ministeriale diretta e quello delle verifiche demandate alle Associazioni nazionali di rappresentanza (UNICOOP, Legacoop, Confcooperative, AGCI, etc.), fissando standard minimi di funzionamento per queste ultime. In caso di cooperativa aderente a più associazioni contemporaneamente, si ipotizza un meccanismo di vigilanza congiunta o a rotazione, per evitare duplicazioni o zone franche. Vengono inoltre toccati i fondi mutualistici ex art. 11 L.59/1992 (alimentati dal 3% degli utili di tutte le cooperative): la riforma delegata intende garantire controlli adeguati anche sugli enti che gestiscono tali fondi, data la loro importanza nel finanziamento dello sviluppo cooperativo.

Pur essendo ancora in iter legislativo, questa riforma delegata delineerà una sorta di “Testo Unico” del diritto cooperativo aggiornato, intervenendo sia sul corpus normativo esistente (Codice Civile artt. 2511-2548; D.Lgs. 220/2002; norme speciali come L. 59/1992 e L. 381/1991 sulle cooperative sociali) sia introducendo nuove disposizioni. L’obiettivo dichiarato è modernizzare la vigilanza e i controlli, bilanciando la semplificazione burocratica con la necessità di contrastare fenomeni patologici (false cooperative, uso distorto delle riserve, ecc.). In questo senso, la Legge di Bilancio 2026, pur non contenendo direttamente queste norme, funge da cornice indicando la volontà politica di procedere in tale direzione. I professionisti del settore dovranno seguire da vicino l’evoluzione dei decreti attuativi delegati, poiché da essi dipenderà l’adeguamento degli statuti coop e delle prassi di gestione (si pensi ad esempio all’eventuale nuovo obbligo di relazione al bilancio anche per cooperative in regime di bilancio abbreviato, previsto dalla delega).

  • Semplificazioni settoriali immediate – All’interno della Legge di Bilancio stessa vi sono alcune disposizioni puntuali che interessano le cooperative di specifici settori, con effetti semplificatori o di deroga. Ad esempio, in campo agricolo è stata stabilizzata a regime la disciplina sperimentale sul lavoro occasionale agricolo: dal 2026, le prestazioni di lavoro subordinato occasionale a tempo determinato in agricoltura seguono regole semplificate permanenti. Ciò offre maggiore certezza alle cooperative agricole e alle coop sociali di inserimento lavorativo (tipo B) attive in agricoltura, che spesso impiegano manodopera stagionale: si supera la fase di sperimentazione annuale, garantendo uno strumento flessibile per gestire picchi di attività in campagna. Nel settore della pesca, è stato potenziato il coordinamento istituzionale per fronteggiare l’emergenza del granchio blu (specie infestante che ha danneggiato gli allevamenti ittici): la manovra trasferisce la struttura del Commissario straordinario per il contrasto al granchio blu presso il Ministero MASAF, coinvolgendo Capitanerie di porto e Guardia Costiera nell’attuazione degli interventi. Ciò dovrebbe accelerare le misure di sostegno alle imprese di pesca, incluse molte cooperative della piccola pesca nelle aree colpite (es. Delta del Po). A tal riguardo, ricordiamo che già nel 2023 il Governo ha varato un Piano straordinario granchio blu” con uno stanziamento di 10 milioni di euro per indennizzare imprese e cooperative ittiche danneggiate nel biennio 2024-2025. La Legge di Bilancio 2026 prosegue questi interventi: il comma 164 dell’art.1 stanzia 30 milioni di euro sul Fondo sociale per occupazione e formazione per erogare un’indennità onnicomprensiva (fino 30€/giorno nel 2026) ai lavoratori dipendenti, compresi i soci lavoratori delle cooperative di piccola pesca (L. 250/1958), durante i periodi di fermo pesca temporaneo obbligatorio o volontario. Si tratta di una misura di ammortizzatore sociale emergenziale che estende tutele anche ai soci cooperatori, evitando vuoti di reddito quando l’attività di pesca è sospesa per ragioni ecologiche o di ripopolamento ittico. Anche questo intervento è soggetto alle autorizzazioni europee (il settore pesca ha regole de minimis specifiche e un regime di aiuti di Stato distinto), ma risponde a una chiara esigenza sociale ed economica del comparto cooperativo ittico.
  • Richiami alla normativa cooperativistica vigente – Nella stesura delle misure 2026 non mancano riferimenti puntuali alle norme generali sulle cooperative. Ad esempio, laddove si concede un beneficio fiscale o contributivo, spesso si delimita l’ambito ricorrendo alle definizioni di imprenditore agricolo professionale (IAP) o di cooperativa sociale ONLUS come già presenti nell’ordinamento. Un caso è l’esclusione citata sopra delle cooperative IAP dalla decontribuzione IRPEF agricola (ripresa dalla L. 296/2006 e dal D.Lgs. 99/2004). Un altro esempio è la disciplina del Cinque per Mille: pur non essendo oggetto di modifica sostanziale, la Legge di Bilancio 2026 incrementa a 610 milioni annui dal 2026 il tetto di spesa statale per il 5×1000 IRPEF, garantendo maggiori risorse agli enti del Terzo Settore, comprese le cooperative sociali iscritte al RUNTS. Ricordiamo infatti che le cooperative sociali rientrano tra i possibili beneficiari del 5×1000 in quanto enti del Terzo settore di natura non commerciale iscritti al Registro Unico (art. 46, c.1 D.Lgs. 111/2017) – benché siano escluse le imprese sociali costituite in forma societaria diversa. Si tratta di un tecnicismo normativo che distingue tra cooperative sociali (considerate ETS di diritto) e altre imprese sociali ex D.lgs. 112/2017, ma che nei fatti conferma l’accesso delle coop sociali a questa importante forma di finanziamento dal basso. Inoltre, sempre in tema di Terzo Settore, la legge delega fiscale (art. 9 L. 111/2023) richiamata dalla manovra prevede espressamente la semplificazione dei regimi fiscali agevolativi per gli enti del Terzo Settore, con possibili benefici indiretti per molte cooperative sociali (ad esempio semplificando le procedure per ottenere detrazioni/deduzioni sulle erogazioni liberali, o rivedendo l’IVA agevolata su servizi socio-sanitari). I professionisti dovrebbero quindi tenere conto sia delle interazioni tra la normativa cooperativa e il Codice del Terzo Settore, sia dell’evoluzione prevista nel DDL Riforma fiscale” (L. 111/2023) che tocca anche la fiscalità delle imprese sociali e delle cooperative, sempre con lo sguardo vigile di Bruxelles sui confini degli aiuti di Stato.

3) Strumenti di finanza agevolata: bandi, fondi e programmi per le cooperative

Un capitolo fondamentale della manovra 2026 riguarda la finanza agevolata, ossia l’insieme di fondi pubblici, bandi e incentivi finanziari messi a disposizione per sostenere investimenti e progetti di sviluppo delle imprese. Molti di questi strumenti, pur non essendo esclusivi per le cooperative, rivestono per esse un’importanza strategica, data la natura spesso capitalizzata modestamente delle coop (che le porta a cercare contributi e finanziamenti agevolati per crescere) e la presenza di fondi dedicati storicamente al movimento cooperativo. La Legge di Bilancio interviene su vari fronti:

  • Rifinanziamento dei fondi agevolativi esistenti – Oltre alla già citata Nuova Sabatini, il 2026 vede la conferma di diversi schemi di incentivazione agli investimenti industriali. In primis, il Fondo per la crescita sostenibile/Transizione industriale riceve ulteriori risorse per proseguire i bandi Transizione 4.0”: si prevedono nuovi sportelli per contributi e crediti d’imposta su progetti di innovazione tecnologica, digitalizzazione ed economia green nelle PMI. Le cooperative di produzione e lavoro potranno parteciparvi alla pari delle altre imprese, presentando progetti di investimento innovativo e ottenendo co-finanziamenti a tasso agevolato o a fondo perduto, secondo le regole dei singoli bandi ministeriali. Anche i Contratti di Sviluppo – strumento per grandi investimenti spesso utilizzato da consorzi di imprese e cooperative nel settore agroalimentare, turistico o energetico – vengono rifinanziati per il triennio, mantenendo aperta la possibilità per aggregazioni cooperative di accedere a ingenti contributi per progetti di filiera o di territorio. Sul versante agricoltura, la manovra incrementa il Fondo per la sovranità alimentare e istituisce un nuovo Fondo per la conversione a metodi di allevamento cage-free” (senza gabbie) con 0,5 milioni per il 2026 e 1 milione per il 2027. Quest’ultimo, seppur di portata finanziaria limitata, potrà tradursi in bandi dedicati alle imprese (incluse cooperative avicole e agro-zootecniche) che investono per migliorare il benessere animale, allineandosi alle future normative UE sugli allevamenti senza gabbie. In ambito energetico-ambientale, si segnalano il rifinanziamento dell’Eco-bonus e Sisma-bonus (detrazioni per interventi edilizi, cui accedono anche cooperative edilizie e di abitazione) e nuove risorse per il Fondo Kyoto e il Fondo Efficienza Energetica, utili per progetti di cooperative orientate alla sostenibilità (es. cooperative energetiche rinnovabili). È importante sottolineare che molti di questi fondi agevolativi operano in regime di aiuto de minimis o secondo regole di selezione competitiva: le cooperative dovranno dunque predisporre progetti imprenditoriali solidi e coerenti con gli obiettivi dei bandi, curando punteggi e criteri, per ottenere i finanziamenti. Un approccio professionale alla candidatura è essenziale, specie considerata la crescente concorrenza per l’accesso a tali risorse.
  • Strumenti dedicati al movimento cooperativo – La Legge di Bilancio e i provvedimenti ministeriali connessi nel 2025-2026 prestano attenzione anche agli strumenti specifici per la nascita e lo sviluppo di cooperative. In particolare, prosegue l’operatività della cosiddetta Nuova Marcora”, il regime di aiuto introdotto dal MISE (oggi MIMIT) per finanziare con prestiti a tasso zero le società cooperative di piccola e media dimensione. Grazie a stanziamenti pluriennali (rafforzati dalle precedenti manovre, ad es. L. 197/2022 e L. 197/2020), il Ministero mette a disposizione, tramite i gestori Cooperazione Finanza Impresa (CFI) e Fondo Sviluppo, finanziamenti agevolati fino a 10 anni alle cooperative costituite da non oltre 5 anni (start-up cooperative) o già esistenti che presentino piani di sviluppo o necessità di consolidamento. La Nuova Marcora è riservata per legge alle cooperative di produzione e lavoro e alle cooperative sociali (in base alle definizioni dell’art. 17 L. 49/1985 e L. 381/1991), escludendo invece altre tipologie come le cooperative di consumo o le banche cooperative. Si tratta, di fatto, di un’evoluzione della storica Legge Marcora (L. 49/1985) – concepita per sostenere i workers buyout e la creazione di coop da parte di lavoratori disoccupati – adattata oggi a finanziare investimenti più ampi. La manovra 2026 non modifica la dotazione già prevista, ma entro fine 2025 il MIMIT ha emanato nuovi decreti attuativi che semplificano criteri e ampliano l’accesso: ad esempio, dal 2025 le cooperative di media dimensione possono richiedere i prestiti Marcora purché in regola con i requisiti (è stato introdotto l’obbligo di copertura assicurativa per i rischi catastrofali, a garanzia dei finanziamenti concessi). Per i consulenti d’impresa, vale la pena monitorare i portali CFI e Fondo Sviluppo, dove periodicamente vengono aperte finestre per presentare domanda di agevolazione. Un caso tipico di utilizzo della Nuova Marcora è il workers buyout di aziende in crisi: i dipendenti costituiscono una cooperativa e, grazie al finanziamento agevolato statale integrato dal fondo mutualistico, acquisiscono l’azienda assicurandone la continuità. Esempi di successo in vari settori (manifattura, servizi) confermano l’importanza di tale strumento, unico nel suo genere in Europa, il cui rifinanziamento è fondamentale per alimentare nuove iniziative cooperative.
  • Bandi regionali ed europei – Oltre alle misure nazionali, il 2026 offre opportunità anche a livello regionale e comunitario, spesso in complementarità con la legge di bilancio. Molte Regioni, infatti, utilizzano fondi propri o fondi strutturali UE per varare bandi destinati alle cooperative sociali e di comunità, alle cooperative giovanili e femminili, o al rafforzamento di reti tra cooperative (reti d’impresa cooperative). Ad esempio, alcune amministrazioni regionali hanno predisposto bandi per cooperative di comunità, una forma emergente di cooperazione locale finalizzata alla valorizzazione di borghi e aree interne: la manovra statale 2026, in attesa di una normativa nazionale organica sulle coop di comunità, non prevede disposizioni specifiche, ma si inserisce in un contesto dove già il D.L. 73/2022 aveva riconosciuto e finanziato sperimentalmente queste realtà. Inoltre, sul fronte europeo, prosegue il programma InvestEU e i bandi di Horizon Europe e del Fondo Sociale Europeo Plus: le cooperative – specie sociali e di lavoro – possono accedere a progetti pilota e call dirette di Bruxelles, talora beneficiando di tassi di cofinanziamento maggiorati in quanto imprese dell’economia sociale. La Legge di Bilancio richiama più volte la necessità di coordinare gli incentivi con le politiche UE (ad es. l’art. 1, c. 827 delega il Governo a razionalizzare gli incentivi fiscali alle imprese rispettando la disciplina europea sugli aiuti), segno che anche la finanza agevolata dovrà integrarsi con i programmi UE per evitare duplicazioni e massimizzare l’effetto leva.

In sintesi, l’ecosistema di finanza agevolata 2026 a favore delle cooperative è composito: accanto a misure generaliste (come Sabatini, crediti d’imposta investimenti, esoneri assunzionali) troviamo strumenti dedicati e fondi rotativi propri del movimento cooperativo. La chiave per le cooperative – sociali, agricole, di lavoro o di consumo che siano – è adottare un approccio strategico nell’utilizzo di tali strumenti. Occorre individuare le agevolazioni più adatte ai propri progetti imprenditoriali, pianificare per tempo le candidature ai bandi e predisporre business plan solidi. In ciò, il ruolo dei consulenti (commercialisti, manager di cooperativa, esperti di finanza agevolata) è cruciale: una cooperativa ben assistita può cumulare incentivi fiscali, contributi in conto capitale e finanziamenti agevolati, costruendo un mix di finanza agevolata che sostenga realmente la crescita senza snaturarne l’autonomia.

4) Conclusioni

La Legge di Bilancio 2026 segna un passo importante nel sostegno alle imprese cooperative italiane, combinando vantaggi fiscali mirati, interventi di semplificazione normativa e potenziamento della finanza agevolata. Abbiamo visto come ciascuna misura incida sui diversi settori cooperativi: dalle agevolazioni IRPEF e i crediti d’imposta per l’agroalimentare (fondamentali per le cooperative agricole) alle detassazioni sui premi ai dipendenti (utili per le cooperative di lavoro), dalle tutele sul fermo pesca per le cooperative ittiche alle prospettive di riforma che interesseranno l’intero movimento mutualistico. Il quadro che emerge è quello di una rinnovata attenzione istituzionale verso la funzione sociale ed economica della cooperazione, in linea con il principio costituzionale di promozione della cooperazione a mutualità prevalente (art. 45 Cost.). Allo stesso tempo, l’orizzonte europeo – sia in termini di regole di concorrenza che di opportunità di finanziamento – rimane il riferimento entro cui muoversi: le cooperative italiane devono coniugare i vantaggi offerti dal legislatore nazionale con il rispetto delle normative UE sugli aiuti di Stato e con la capacità di intercettare i fondi comunitari dedicati all’economia sociale.

Per i professionisti che assistono le cooperative, il 2026 sarà dunque un anno di intensa attività: sarà necessario aggiornarsi sulle nuove aliquote agevolate, guidare gli enti cooperativi nell’adeguamento alle eventuali riforme statutarie e, soprattutto, pianificare strategicamente i progetti di sviluppo attingendo ai canali di finanza agevolata più appropriati. In proposito, vale la pena sottolineare – come emerge anche dalla recente manualistica in materia di finanza agevolata – l’importanza di un approccio strategico e consapevole alla pianificazione progettuale. Solo con una visione integrata delle esigenze della cooperativa e delle opportunità offerte da bandi e incentivi (evitando di rincorrere contributi occasionali e puntando invece a costruire progetti solidi e finanziabili) le imprese cooperative potranno massimizzare i benefici di queste misure e consolidare la propria crescita. In ultima analisi, la chiave del successo risiede nella capacità di tradurre gli strumenti agevolativi in leve operative, inserendoli in una strategia di sviluppo di medio-lungo periodo. Questo approccio, come suggerito anche dal recente volume “Strategie di finanza agevolata per progetti imprenditoriali”, consente di trasformare le agevolazioni da semplice elenco di opportunità in una vera e propria cassetta degli attrezzi strategica per l’innovazione cooperativa. Con una pianificazione attenta e competente, le cooperative italiane potranno dunque affrontare le sfide del 2026 cogliendo appieno i vantaggi offerti dalla nuova manovra, rafforzando al contempo quei valori di mutualità, solidarietà e partecipazione che costituiscono il tratto distintivo del modello cooperativo.

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