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L'AGRICOLTURA NELLA LEGGE DELLA RIFORMA FISCALE

L'agricoltura nella legge della riforma fiscale

Cosa prevede la riforma fiscale per il settore agricolo: identificare nuove classi di colture, incentivo per svolgere attività agricole da parte dei pensionati

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Sono poche ma significative le novità previste per il settore dell’agricoltura contenute nel testo della legge di riforma del sistema tributario.

Indubbiamente, scaglioni di reddito, aliquote IRPEF, modifiche sul reddito d’impresa, nuove regole di riscossione, del contenzioso tributario e degli adempimenti dei contribuenti sono il c.d. “piatto forte”. Ma anche per il settore primario sono preannunciate importanti novità che troveranno una collocazione più appropriata e particolareggiata nel nuovo sistema impositivo.

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1) L'evoluzione dell'attività agricola

Con il d.lgs. 18.5.2001, n. 228, era stata innovata la figura dell’imprenditore agricolo in senso più aderente all’evoluzione del mercato: l’art. 2135 c.c. in vigore fino al 29.6.2001 aveva una configurazione statica in quanto la parola “bestiame” e le formula “attività connesse dirette alla trasformazione o alla alienazione dei prodotti agricoli” dovevano rientrare nell’esercizio normale dell’agricoltura.

Dal 30.6.2021 la cornice del settore agricolo è cambiata sostanzialmente poiché:

  • l’attività è diretta alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria dello stesso, di carattere vegetale o animale che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine;
  • le attività connesse, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, sono allargate dalla trasformazione alla manipolazione, conservazione, commercializzazione e valorizzazione di “prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali”;
  • sono state introdotte nuove previsioni quali:
    • le  attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda “normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata”;
    • le attività di valorizzazione del territorio o del patrimonio rurale e forestale. ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge;
    • il riconoscimento di imprenditore agricolo alle cooperative di imprenditori agricoli e ai loro consorzi che per lo svolgimento dell’attività utilizzano prevalentemente prodotti dei soci, ovvero forniscono prevalentemente ai soci beni e servizi diretti alla cura e allo sviluppo del ciclo biologico (art. 2, comma 2, del d.lgs. n. 228 citato).

Successivamente, il legislatore ha esteso la qualifica di imprenditore agricolo all’imprenditore ittico ( art. 4 del d.lgs. 9.1.2012, n. 4, che ha sostituito il d.lgs. 18.5.2001, n. 226) e all’imprenditore apistico anche se l’attività non è necessariamente correlata alla gestione del terreno (l. 24.12.2004, n. 313).

In precedenza, il requisito era stato esteso all’attività cinotecnica (l. 23.8.1993, n. 349).

Alle “attività connesse” sono state aggiunte l’agriturismo (l. 20.2.2006, n. 96), l’enoturismo (art. 1, commi 502 e 503; della l. 27.12.2005) e l’oleoturismo (art. 1, commi 513 e 514, della l. 27.12.2019, n. 160).

L’attività di ippoturismo (o, meglio, di turismo rurale), secondo l’amministrazione finanziaria, non è un’”attività connessa” non solo quando essa è esercitata in forma esclusiva o principale ma anche quando è prevalente rispetto alle attività agricole in termini di tempo di lavoro sommate con eventuali altre attività turistiche connesse con il settore primario.

In questa cornice, è evidente la presenza di una linea di demarcazione sempre più sfumata ed incerta tra l’attività agricola, che per l’imposizione applica il reddito agrario, e l’attività commerciale, che applica le regole del reddito d’impresa, anche se il legislatore ha previsto forme di tassazione agevolate per il settore dell’allevamento, dell’ortofloricoltura e delle attività connesse con gli artt. 56, comma 5, e 56-bis del d.p.r. 22.12.1986, n. 917, nonché per la produzione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche e di carburanti e prodotti chimici derivanti prevalentemente da prodotti del fondo.

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Leggi anche: Iva e regime fiscale in agricoltura (eBook 2023)

2) Agricoltura: le novità della riforma fiscale

La bozza di legge delega non ripropone la novità.  Intende estendere la regola di imposizione applicando la tariffa di reddito agrario anche alle attività agricole di coltivazione che sono esercitate su superfici prive di rendita catastale, quali le colture idroponiche (cioè la coltivazione di piante senza terra e grazie all’acqua nella quale vengono sciolte sostanze adatte a fare crescere le piante) e i sistemi di coltura in verticale (cioè le c.d. “vertical farm”).

L’intento, sembra, che sia presente in maniera indiretta nell’“introduzione, per le attività agricole di coltivazione di cui all’art. 2135, comma 1 c.c., al fine di tenere conto dei più evoluti sistemi di coltivazione, riordinando il relativo regime di imposizione su base catastale di nuove classi e qualità di coltura”. 

L’operazione ha sempre come punto focale l’attività agricola di cui all’art. 2135 del codice civile. Compito non semplice sarà quello relativo all’identificazione delle nuove classi delle colture, da un lato, e, dall’altro, alla necessità di individuare una precisa linea di confine tra l’attività agricola e l’attività di impresa, nonché le modalità di imposizione della parte eccedente il reddito catastale che verrà attratta nel reddito d’impresa

La legge delega conferma la finalità del legislatore di continuare nel solco dell’evoluzione dell’attività agricola riconducendovi i redditi relativi ai beni, anche immateriali, che derivano dalla coltivazione e dall’allevamento di animali che “concorrono alla tutela dell’ambiente e alla lotta ai cambiamenti climatici”.  La novità resta sempre circoscritta nel quadro dell’ambito delle sole attività agricole di cui all’art. 2135, primo comma,  c.c. 

A differenza del disegno di legge, ove la previsione prevedeva che i relativi redditi sarebbero stati “assoggettati a determinazione del reddito su base catastale”, con la conseguenza di applicare la tariffa di reddito agrario, la norma recita che i redditi in argomento saranno “assoggettati ad imposizione semplificata”, cioè, presumibilmente in maniera forfetaria determinata considerando i corrispettivi annotati ai fini dell’IVA.

Gli aggiornamenti catastali della qualità e delle classi di coltura iscritte in catasto con quelle che effettivamente sono presenti potranno essere effettuati, entro il 31.12 di ogni anno, con procedimenti digitali.

E’ stata confermata la previsione di incentivare lo svolgimento di attività agricole da parte di pensionati e di soggetti con reddito complessivo di ammontare modesto. L’operazione comporterà la revisione del regime fiscale dei terreni interessati. L’argomento, però, richiede anche un approfondimento tra la figura dell’hobbista e quella di chi è titolare della partita IVA, con i connessi problemi di esonero e previdenziale.

Le novità proposte hanno per oggetto anche i “redditi diversi” di natura immobiliare inerenti al settore agricolo:

  • nel caso di plusvalenze realizzate a seguito di cessione di terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria che sono stati acquisiti a seguito di donazione, come prezzo di acquisto sarà considerato quello che effettivamente è stato sostenuto dal donante; la disposizione è penalizzante rispetto alle regole attuali le quali considerano il valore indicato nell’atto di donazione;
  • i terreni, anche edificabili (nonché le partecipazioni in società) potranno essere assoggettati, a regime, ad un’imposta sostitutiva applicando aliquote differenziate in relazione al periodo di possesso del bene.
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Leggi anche: Iva e regime fiscale in agricoltura (eBook 2023)
Fonte immagine: Foto di lumix2004 da Pixabay
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