Rassegna stampa Pubblicato il 15/05/2020

Regolarizzazione immigrati (e non solo): cosa prevede il Decreto Rilancio

Tempo di lettura: 3 minuti
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Chi, come e quando potranno essere regolarizzati i lavoratori irregolari sia italiani che immigrati. I costi per la procedura a carico dei datori di lavoro. Lo scudo penale

Nel  decreto Rilancio,  approvato ieri dopo un lungo braccio di ferro nella maggioranza,   arriva la regolarizzazione per migliaia di lavoratori irregolari, italiani o  immigrati  che lavorano già nei settori dell'agricoltura,  dell'allevamento e nel lavoro domestico e assistenza alle persone.

La norma predisposta dalle ministre  del lavoro Catalfo, dell'agricoltura Bellanova e dell'interno Lamorgese e dal ministro per il Mezzogiorno Provenzano,  ha trovato spazio nell'ultima bozza all'articolo 110 bis, e prevede  due tipi di regolarizzazione:  

  1. REGOLARIZZAZIONE LAVORATIVA : i datori di lavoro possono  presentare istanza,  per :
  • concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale ovvero
  • per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, tuttora in corso, con cittadini italiani o cittadini stranieri
  1. REGOLARIZZAZIONE  DELL'IMMIGRAZIONE:  i cittadini stranieri, con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, non rinnovato o convertito in altro titolo di soggiorno, possono richiedere cun permesso di soggiorno temporaneo, valido solo nel territorio nazionale, della durata di 6 mesi  dalla presentazione dell’istanza nei quali trovare un lavoro.

 I settori lavorativi interessati nello specifico sono :

  •  agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse;
  • assistenza  a persone non autosufficienti 
  • lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.

1. Per la regolarizzazione di lavoratori già impiegati , i costi previsti sono a carico dei datori di lavoro e consistono in: 

  • contributo forfettario di 400 euro «a copertura degli oneri connessi all’espletamento della procedura di emersione», 
  • un ulteriore versamento per le somme dovute a titolo retributivo, contributivo e fiscale il cui ammontare sarà stabilito con decreto interministeriale. Chi invece farà richiesta di permesso di soggiorno temporaneo dovrà pagare 160 euro, di cui 30 per la spedizione della domanda. 

Le domande andranno presentate dal  1° giugno al 15 luglio 2020  :

  • per lavoratori  italiani all’Inps,
  • per lavoratori stranieri  allo sportello unico per l’immigrazione, a patto che siano stati fotosegnalati o abbiano fornito dichiarazione di presenza nel nostro paese prima dell' 8 marzo 2020.

Nella richiesta andranno indicati durata del contratto di lavoro e la retribuzione concordata che non dovrà essere inferiore a quella prevista dal  relativo contratto collettivo nazionale di lavoro.

Per i datori di lavoro è previsto lo scudo penale ovvero la sospensione, e poi l’estinzione se la procedura va a buon fine, dei procedimenti penali e amministrativi per l’impiego  "IN NERO" dei lavoratori  e  allo stesso modo  gli immigrati sono esentati da procedimenti per ingresso e soggiorno illegale in Italia.

Non si sospendono pero  i procedimenti penali a carico dei datori di lavoro per caporalato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione,  reclutamento di minori per attività illecite, riduzione in schiavitù.

2.  Per la regolarizzazione della situazione di immigrazione clandestina invece i migranti con permesso di soggiorno scaduto entro il 31 ottobre 2019 che siano già stati impiegati nel lavoro agricolo o domestico potranno chiedere, sempre nel periodo 1 giugno 15 luglio 2020  presso le Questure , un permesso temporaneo per la ricerca di lavoro della durata dei sei mesi, convertibile in permesso di lavoro in caso di assunzione .

Da segnalare che non saranno ammessi a nessuna delle due procedure  i cittadini stranieri:
a) nei confronti dei quali sia stato emesso un provvedimento di espulsione 
b) che risultino segnalati, anche in base ad accordi o convenzioni internazionali in vigore per l'Italia, ai fini della non ammissione nel territorio dello Stato;
c) che risultino condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati  di terrorismo,  per i delitti contro la libertà personale ovvero per i reati inerenti gli stupefacenti, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina verso l’Italia e dell’emigrazione clandestina  o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite;
d) che comunque siano considerati una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali l'Italia abbia sottoscritto accordi .

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Fonte: Governo Italiano




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