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Rassegna Stampa Pubblicato il 11/09/2018

Pace fiscale: l’attesa della legge di bilancio rallenta il ravvedimento operoso

Tempo di lettura: 2 minuti
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La prospettiva della realizzazione della pace fiscale frena i contribuenti a sanare eventuali posizioni debitorie: effetto boomerang dei continui “condoni”

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La tanto annunciata Pace fiscale inizia ad entrare nei calcoli di convenienza che i contribuenti potrebbero fare sulla possibilità di sanare adesso o meno eventuali situazioni pendenti. Dagli annunci fatti e dalla crescente esigenza di fare cassa sembra che lo strumento sarà rivolto non solo alle sole cartelle di pagamento, ma includa altre situazioni, come i processi verbali di constatazione (Pvc) e la generalità delle liti aperte con il fisco.

Secondo le indiscrezioni emerse su più fronti sembrerebbe che la pace fiscale, originariamente pubblicizzata come strumento idoneo a risolvere i debiti tributari di quei soggetti in reale, eccezionale e dimostrata difficoltà economica, venga estesa alla generalità delle liti pendenti con il fisco indipendentemente dalla fase in cui queste si trovino.

Sembrerebbe che per quanto riguarda la fase del pre-accertamento, ovvero di quei casi in cui il contribuente si accorga autonomamente di aver sbagliato, sanare la situazione potrebbe richiedere un esborso pari al solo 15% delle somme dovute a cui non si dovranno aggiungere sanzioni ed interessi. Unica eccezione è rappresentata dall’ Iva che, essendo un’imposta europea non potrà essere oggetto di un tale sconto ma dovrà essere versata per intero.

La fase delle “liti potenziali” vedrebbe invece coinvolte tutte quelle situazioni in cui vi è già stato un atto di impulso da parte dell’Amministrazione finanziaria o della guardia di finanza, come ad esempio nel caso di un processo verbale di costatazione (pvc) o di un avviso di accertamento. In questi casi la lite si concluderebbe con lo strumento dell’adesione e senza che siano comminate sanzioni e interessi.

La fase sul contenzioso è sicuramente quella più delicata poiché ricomprende tutti i gradi di giudizio e, secondo quanto annunciato, sembra si stia studiando un meccanismo che renda appetibile rinunciare alla prosecuzione dei processi in virtù di uno sconto sulla pretesa erariale che sarà proporzionato al grado di giudizio già raggiunto.

Come noto l’istituto del ravvedimento operoso è stato predisposto per dare la possibilità al contribuente di sanare eventuali errori o omissioni, prevedendo che gli unici casi in cui non si possa utilizzare siano quelli in cui ci sia già stato un atto di accertamento o un avviso bonario.

Alla luce delle possibilità offerte dalla Pace fiscale sia in termini di convenienza economica che in termini di più ampio spettro di applicabilità, pare quasi legittima la domanda che in questo momento potrebbe sorgere in capo ad un contribuente e quindi: conviene sanare ora eventuali errori tramite l’istituto del ravvedimento operoso? Oppure conviene, dove possibile, aspettare la legge di Bilancio in attesa della più favorevole annunciata pace fiscale?

Fonte: Il Sole 24 Ore


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