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DECRETO LIBERALIZZAZIONI E AGRICOLTURA: RINVIO DI SETTE MESI PER IL CONTRATTO SCRITTO

Decreto Liberalizzazioni e agricoltura: rinvio di sette mesi per il contratto scritto

L’obbligo del contratto scritto per la cessione di prodotti agricoli è rinviato a sette mesi dopo la data di pubblicazione della legge di conversione del D.L. Liberalizzazioni

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L’operatività del contratto scritto per la cessione di prodotti agricoli e alimentari (escluse le vendite al minuto), prevista dall’art. 62 del D.L. n. 1/2012 (D.L. Liberalizzazioni), slitta di sette mesi. Con un emendamento approvato al Senato, infatti, vengono rinviati gli effetti del provvedimento decorsi sette mesi dalla data di pubblicazione della legge di conversione del decreto medesimo. L’obbligo della stesura del contratto di vendita a pena di nullità resta, tuttavia, una questione aperta in quanto comporta un grande onere per le imprese interessate.

Tag: AGRICOLTURA E PESCA 2025 AGRICOLTURA E PESCA 2025

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Mikela - 08/03/2012

A me pare che queste, tutto siano, tranne che liberalizzazioni. A ben guardare, invece di LIBERALIZZARE, si sono aggiunti obblighi burocratici, che gravano ancora di più gli imprenditori, senza togliere nemmeno uno di quei lacci che rendono il riconoscimento di imprenditore agricolo difficile quasi quanto quello della professione notarile. In un periodo di grave crisi del settore, le imprese agricole gestite in forma societaria, restano vittime della legislazione sulle società di comodo, una normativa che viene applicata ciecamente dai funzionari dell'Agenzia delle Entrate, senza tenere conto che produrre nei campi, non è come fabbricare bulloni dentro un capannone. Se si vuole liberalizzare il settore, bisogna tener conto che, con la crisi attuale, con l'abbassamento dei prezzi riconosciuti al produttore, in concomitanza dell'aumento dei costi di produzione e dell'imposizione fiscale, difficilmente l'impresa media italiana (che si attesta sui 7 ha di terreno) riesce a garantire la sopravvivenza dell'agricoltore. Si dovrebbe pertanto iniziare a riconoscere l'attività agricola anche a chi, volendola mantenere attiva, è costretto a svolgere altre professioni per poter sopravvivere. Troppe regole, comunali, regionali, statali, impediscono lo sviluppo di aziende agricole, solo perchè chiedono la prevalenza del reddito, in un momento in cui il reddito in agricoltura non c'è più. Date la possibilità a chi crede in questo settore, a chi lo ama, di poter investire senza incorrere nello SPAURACCHIO di leggi vessatorie e limitative della libertà imprenditoriale

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