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IL FINANZIAMENTO DELLE START-UP A IMPATTO SOCIALE

Il finanziamento delle Start-up a impatto sociale

Come costruire un progetto finanziabile tra PNRR, investitori ESG e finanza pubblica

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Negli ultimi anni, l’ecosistema delle startup ad impatto sociale ha guadagnato un’attenzione crescente nel panorama economico e politico europeo. Queste imprese – spesso costituite da giovani imprenditori o spin-off del Terzo Settore – si pongono l’obiettivo di rispondere a bisogni collettivi (inclusione, salute, sostenibilità, cultura, coesione territoriale) attraverso modelli di business economicamente sostenibili e innovativi. La loro diffusione è in aumento: secondo il Social Innovation Monitor in Italia si contano oltre 600 startup innovative a significativo impatto sociale, pari a circa il 6% del totale delle startup innovative, una percentuale raddoppiata dal 2020. Ma come si costruisce un progetto realmente finanziabile, capace di intercettare risorse e investimenti?

Tra fondi PNRR, strumenti ESG, bandi nazionali e investitori a impatto, le opportunità di finanziamento esistono e sono significative. Tuttavia, accedervi richiede una capacità progettuale evoluta, visione strategica e piena consapevolezza dei criteri di misurabilità dell’impatto. Nei paragrafi seguenti esaminiamo le principali fonti di finanziamento pubblico e privato per le startup sociali, i requisiti chiave di “bancabilità” e le buone pratiche per sviluppare progetti sostenibili e replicabili.

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I principali argomenti trattati:

  • come trovare e selezionare il bando;
  • come partecipare alla selezione;
  • come avviare il progetto e rendicontare;
  • analisi di diversi casi operativi.

1) Le fonti di finanziamento disponibili

Le startup a impatto sociale possono accedere a una pluralità di strumenti, tra cui:

  • Fondi PNRR – Missione 5 e Missione 4: bandi legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per progetti di rigenerazione urbana, inclusione sociale, occupazione giovanile e femminile, potenziamento dei servizi socio-educativi e digitalizzazione delle competenze. Molti avvisi PNRR prevedono il coinvolgimento diretto di imprese sociali, cooperative e altri soggetti del Terzo Settore. In particolare, il PNRR italiano dedica ampie risorse alle politiche attive per lavoro e istruzione (Missioni 5 e 4), sostenendo iniziative per la riqualificazione professionale, l’assunzione di giovani, donne e categorie svantaggiate.
  • Fondo Impresa Donna e ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero (Invitalia): misure dedicate alle nuove startup femminili e giovanili (anche in forma societaria sociale), con un mix di finanziamenti a tasso zero e contributi a fondo perduto fino a coprire il 90% degli investimenti ammissibili. Questi incentivi – attivi su tutto il territorio nazionale – puntano a favorire l’imprenditoria femminile e under-35, finanziando progetti fino a 3 milioni di euro con rimborsi decennali a tasso zero.
  • Social Impact Italia (CDP): programma di investimento congiunto in equity e debito, lanciato da Cassa Depositi e Prestiti insieme al Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) e Banca Europea degli Investimenti (BEI). La piattaforma – dotata di 100 milioni di euro co-finanziati da CDP e FEI – mira a sviluppare il mercato italiano della finanza inclusiva, sostenendo intermediari specializzati (es. microcredito) e sottoscrivendo fondi orientati all’imprenditoria sociale.
  • Fondi ESG e Venture Philanthropy: investitori privati (fondi di venture capital “impact”, fondazioni, family office) attenti a metriche ambientali, sociali e di governance. Operano con modelli ibridi tra finanza tradizionale e filantropia, fornendo capitali pazienti e consulenza strategica alle startup impegnate su obiettivi ESG. In Italia si segnalano fondi di impact investing specializzati e iniziative di venture philanthropy collegate a fondazioni bancarie, mirate a sostenere imprese sociali ad alto potenziale di crescita.

Tutti questi strumenti riflettono un nuovo approccio della finanza pubblica: le risorse non vengono più distribuite “a pioggia”, ma focalizzate su progetti in grado di innescare trasformazioni strutturali nel tessuto economico e sociale. Per le startup a impatto ciò significa trovarsi al centro di una convergenza tra politiche pubbliche e capitali privati orientati al bene comune, con una disponibilità di fondi senza precedenti – ma anche con maggiore competizione e requisiti rigorosi da rispettare.

2) Requisiti per la bancabilità

Costruire un progetto finanziabile significa innanzitutto soddisfare alcuni requisiti fondamentali:

  • definire una Theory of Change che espliciti bisogni da affrontare, interventi previsti e impatti attesi nel breve e lungo termine;
  • sviluppare indicatori chiave di performance (KPI) per misurare gli output e outcome sociali/ambientali del progetto;
  • redigere un business plan sostenibile, credibile sul piano economico anche in assenza di profitto immediato;
  • prevedere un modello di ricavi (revenue model) diversificato, eventualmente ibrido (es. combinando fee per servizi, donazioni, partnership pubblico-private);
  • garantire trasparenza nella governance e meccanismi di accountability verso gli stakeholder (soci, finanziatori, comunità beneficiarie).

La bancabilità di un’idea imprenditoriale si valuta sia su basi quantitative che qualitative. Un istituto di credito o un investitore istituzionale esaminerà la robustezza del piano economico-finanziario (analisi di mercato, proiezioni pluriennali, indicatori di sostenibilità come ROI o DSCR) e la solidità della struttura societaria e del team di gestione. Analogamente, nei bandi pubblici la capacità di produrre un impatto misurabile e duraturo è spesso un criterio di valutazione preponderante rispetto alla sola redditività economica. In altri termini, un progetto sociale ben fatto deve dimostrare insieme sostenibilità finanziaria e valore sociale, presentando evidenze concrete di come i risultati attesi verranno monitorati e mantenuti nel tempo.

3) Il ruolo del Business Plan a impatto

Il piano d’impresa di una startup sociale va strutturato in modo da integrare sin dall’inizio elementi “tradizionali” ed elementi specifici dell’impatto. In particolare, dovrebbe includere:

  • l’analisi dei beneficiari target e delle esigenze/vulnerabilità sociali cui il progetto intende rispondere;
  • i risultati attesi (outcome) e gli indicatori di impatto con cui saranno misurati gli effetti prodotti (output/outcome KPI);
  • una pianificazione della sostenibilità post-progetto, ad esempio tramite la continuazione dei servizi oltre la fase finanziata, la replicabilità territoriale del modello o l’apporto di cofinanziamenti ulteriori;
  • le alleanze strategiche attivate (reti di economia sociale, partenariati con enti pubblici locali, università, fondazioni filantropiche, ecc.) che rafforzano l’ecosistema del progetto.

Un business plan costruito in questo modo unisce la visione imprenditoriale con la missione sociale, mostrando chiaramente chi beneficerà dell’iniziativa, quali cambiamenti positivi si intendono generare e come l’impresa rimarrà sostenibile nel lungo periodo. Nei programmi PNRR, ad esempio, vengono premiati i progetti in grado di attivare empowerment locale, rigenerare spazi pubblici in disuso, offrire formazione per l’inclusione lavorativa e migliorare la sostenibilità energetica delle comunità. Ciò riflette la tendenza dei finanziatori pubblici a preferire piani d’impresa integrati nel territorio e allineati con obiettivi di sviluppo sostenibile condivisi.

Vale la pena sottolineare che presentare un concept progettuale corredato da un chiaro diagramma di Theory of Change e da un sistema di metriche ben congegnato spesso impressiona positivamente enti pubblici e fondazioni, dimostrando che il team ha chiaro come il progetto produrrà gli effetti desiderati e quali condizioni devono realizzarsi affinché l’impatto si concretizzi. In questo modo, il business plan a impatto diventa non solo uno strumento di pianificazione interna, ma anche un biglietto da visita efficace verso investitori e commissioni di valutazione.

4) Esempi di settori ad alta priorità

Alcuni ambiti di attività risultano particolarmente strategici e prioritari per l’impatto sociale, attirando l’interesse sia della finanza pubblica sia degli investitori ESG. Ad esempio, tra i settori attualmente in evidenza vi sono:

  • innovazione sociale e culturale (soluzioni creative a problemi sociali, nuovi servizi culturali inclusivi);
  • economia circolare e rigenerazione urbana (recupero di spazi e materiali, sviluppo sostenibile delle città);
  • salute mentale e comunità inclusive (strumenti per il benessere psicologico, servizi per categorie fragili e integrazione sociale);
  • servizi digitali per l’inclusione (piattaforme e app che riducono il divario digitale e facilitano l’accesso a diritti e servizi);
  • agricoltura sociale e food sustainability (iniziative agroalimentari che uniscono inserimento lavorativo, educazione ambientale e filiere a km zero).

Sono ambiti considerati ad alto impatto potenziale, in linea con le priorità nazionali ed europee. Numerose call europee – da Horizon Europe al programma EaSI, fino a Interreg – finanziano progetti pilota in questi settori, spesso privilegiando partenariati transnazionali e modelli replicabili su larga scala. L’Unione Europea, infatti, incoraggia la sperimentazione di soluzioni innovative sociali che possano essere adattate e diffuse in più Paesi, assicurando che i risultati siano misurabili e trasferibili in altri contesti. Per una startup italiana, partecipare a consorzi europei può offrire non solo risorse aggiuntive ma anche un importante accrescimento di competenze e network internazionale

5) Come aumentare le probabilità di successo

Oltre a individuare le giuste fonti di finanziamento e soddisfare i requisiti di base, le startup sociali possono adottare alcune buone pratiche per aumentare le probabilità di successo dei loro progetti:

  1. Applicare strumenti di progettazione “impact”: utilizzare modelli consolidati come il Social Business Model Canvas o il framework SROI (Social Return on Investment) per pianificare l’attività. Ad esempio, è molto efficace stimare il ritorno sociale del progetto, mostrando quanti benefici (sociali o economici) vengono generati per ogni euro investito.
  2. Coinvolgere attori pubblici e comunitari sin dall’inizio: co-progettare l’intervento con enti locali, ASL, scuole, associazioni di quartiere o altri stakeholder aumenta la pertinenza del progetto e facilita l’accesso a sponsorizzazioni o patrocini. Un ampio partenariato, inoltre, dimostra radicamento sul territorio e consenso attorno all’idea imprenditoriale.
  3. Curare la comunicazione dell’impatto: integrare una solida strategia di comunicazione, sia verso il pubblico sia verso i finanziatori, evidenziando gli impatti generati. Ciò include la produzione di report periodici, infografiche sui risultati, storytelling delle storie dei beneficiari e l’uso di standard di rendicontazione sociale (es. GRI Standards, linee guida delle Società Benefit, bilancio sociale). Comunicare bene l’impatto aumenta la trasparenza e la fiducia, elementi cruciali per attrarre investitori a lungo termine.
  4. Percorsi di incubazione e certificazione: partecipare a programmi di incubazione o accelerazione specializzati nel sociale aiuta a rafforzare il modello di business e il network. Inoltre, conseguire status o certificazioni ad hoc può rappresentare un vantaggio competitivo: ad esempio l’iscrizione come Startup Innovativa a Vocazione Sociale (SIAVS) – riservata a startup che operano esclusivamente in settori di utilità sociale – oppure l’adozione della forma giuridica di Società Benefit. Questi riconoscimenti attestano l’impegno verso obiettivi di impatto e spesso offrono incentivi fiscali o maggiori agevolazioni per attrarre capitali (come detrazioni potenziate per chi investe nel capitale di SIAVS).
  5. Cofinanziamento dal basso e finanza partecipativa: valutare strumenti di finanza alternativa per raccogliere risorse aggiuntive. Ad esempio, piattaforme di equity crowdfunding specializzate nell’impact investing permettono di coinvolgere la comunità di sostenitori come piccoli investitori nel capitale della startup. Allo stesso modo, iniziative di crowdfunding donation/reward possono testare il gradimento del progetto sul mercato e fornire quella quota di cofinanziamento spesso richiesta nei bandi pubblici (tipicamente il 10-20% dell’investimento totale). Una campagna di finanziamento partecipativo ben riuscita, oltre a portare fondi, genera attenzione mediatica e convalida pubblicamente la bontà dell’idea.


La finanza pubblica, se ben interpretata, può davvero accelerare l’espansione delle imprese a impatto, rafforzando modelli economici che coniugano sostenibilità e inclusione. In parallelo, l’adozione di principi ESG nella gestione d’impresa è ormai considerata un fattore strategico: la sostenibilità non è più un vincolo esterno, ma un’opportunità strategica per rafforzare la resilienza dell’impresa, accrescere la fiducia degli stakeholder e allinearsi ai megatrend e alle politiche pubbliche in atto. Il futuro della finanza agevolata – nazionale ed europea – sarà sempre più legato alla capacità dei progetti di generare impatti misurabili, scalabili e duraturi nel tempo. Le startup che sapranno strutturare proposte robuste, allineate agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) e sostenute da un solido modello economico, potranno diventare protagoniste di una nuova stagione di economia sociale avanzata, in cui creare valore condiviso sarà il principale indicatore di successo.

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