Con la sentenza n. 6 del 2026, depositata il 22 gennaio, la Corte costituzionale interviene sulla disciplina delle procedure di emersione dei rapporti di lavoro irregolari introdotte durante l’emergenza pandemica, chiarendo i limiti dell’automatismo ostativo legato alle segnalazioni nel Sistema d’informazione Schengen (SIS).
La pronuncia riguarda l’articolo 103, comma 10, lettera b), del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, nella parte in cui escludeva in modo automatico l’accesso alla regolarizzazione dei lavoratori stranieri segnalati ai fini della non ammissione nel territorio dello Stato.
Il giudizio prende le mosse da un contenzioso amministrativo relativo al diniego di rilascio del permesso di soggiorno nell’ambito della procedura di emersione, diniego fondato esclusivamente sulla presenza di una segnalazione Schengen.
La Corte è stata chiamata a valutare la compatibilità di tale previsione con i principi costituzionali di ragionevolezza ed eguaglianza, nonché con il quadro normativo europeo che disciplina l’uso del SIS.
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1) Il caso all'attenzione della Corte Costituzionale
Il giudizio di legittimità costituzionale è stato promosso dal Consiglio di Stato nell’ambito di un appello proposto contro una sentenza del TAR Campania. Il ricorrente, cittadino di Paese terzo, aveva presentato istanza di emersione di un rapporto di lavoro ai sensi della normativa del 2020, ma la Questura competente aveva respinto la domanda in quanto l’interessato risultava segnalato nel SIS.
La segnalazione, come emerso nel corso del giudizio, era stata inserita da un altro Stato membro per un motivo riconducibile all’ingresso irregolare nel territorio di quello Stato e non per ragioni di pericolosità per l’ordine o la sicurezza pubblica. Il giudice amministrativo di primo grado aveva ritenuto vincolante la segnalazione, aderendo a un orientamento giurisprudenziale che attribuiva a tale elemento un effetto automaticamente preclusivo.
Il Consiglio di Stato ha invece sollevato dubbi sulla legittimità costituzionale della norma, evidenziando come l’automatismo ostativo impedisse qualsiasi valutazione in concreto della posizione del lavoratore straniero e producesse un effetto contraddittorio rispetto alla finalità stessa della procedura di emersione, volta a regolarizzare rapporti di lavoro e posizioni di soggiorno irregolari già esistenti. La questione è stata quindi rimessa alla Corte costituzionale per verificare se la disciplina censurata fosse coerente con i principi fondamentali dell’ordinamento
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2) Accesso alla regolarizzazione anche con segnalazione Schengen
La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della disposizione nella parte in cui non consente l’accesso alla regolarizzazione ai cittadini stranieri segnalati nel SIS per il solo fatto di non aver osservato le regole sull’ingresso e sul soggiorno. Secondo i giudici, la norma introduceva un’irragionevole contraddizione interna: da un lato, la procedura di emersione era finalizzata a sanare situazioni di irregolarità; dall’altro, la stessa irregolarità, se formalizzata in una segnalazione Schengen, diventava un ostacolo insuperabile.
La Corte ha inoltre rilevato una violazione del principio di eguaglianza, poiché la disciplina determinava un trattamento differenziato tra lavoratori stranieri in situazioni sostanzialmente analoghe. In particolare, risultavano penalizzati coloro che erano entrati in Italia transitando da un altro Paese dell’area Schengen rispetto a chi era entrato direttamente sul territorio nazionale, pur in assenza di profili di pericolosità.
Nel motivare la decisione, la Corte ha richiamato anche l’evoluzione del diritto europeo in materia di SIS, sottolineando che la segnalazione non ha natura automaticamente vincolante per lo Stato chiamato a decidere sul rilascio di un titolo di soggiorno. Il sistema europeo impone una valutazione individuale e concreta della posizione dello straniero, basata sull’effettiva sussistenza di una minaccia per l’ordine o la sicurezza pubblica.
La pronuncia elimina quindi dall’ordinamento una preclusione generalizzata, riaffermando la necessità di un esame sostanziale delle singole posizioni nell’ambito delle procedure di emersione dei rapporti di lavoro. In questo modo, la Corte ricompone il rapporto tra disciplina nazionale e finalità della regolarizzazione, nel rispetto dei principi costituzionali e del quadro normativo europeo di riferimento.
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