CASSA IN ROSSO = Contabilità inattendibile e Ricavi in nero???

di Dott. Luca Santi 1 CommentoIn Accertamento, Parliamo di ...

Poco tempo fa è apparso, sulla stampa specializzata, un interessante articolo (scritto da due cari amici) secondo il quale si sostiene che, a differenza di quanto afferma la cassazione, l’esistenza di un conto cassa con saldo negativo – di natura esclusivamente “contabile”, emergente dalle scritture, ma inesistente in concreto, non sempre equivale a ricavi evasi, ma in alcuni casi può invece risultare compatibile con la fattispecie di regolare e completa annotazione dei ricavi stessi.

È noto che la “cassa” può essere anche inesistente, cioè pari a zero, ma non può mai essere negativa in quanto il denaro o c’è o non c’è! Non si può sottrarre denaro che non c’è nel “portafogli”, per cui non è possibile scendere al di sotto dello zero, dimodoché, in concreto, la cassa non può mai nella realtà presentare il segno “meno”.

Concetto verissimo ma “solamente” in linea di principio e, mi spiego meglio: il conto (mastrino) “cassa” può esprimere un saldo negativo quando i prelevamenti (cartolari) siano superiori alle entrate (cartolari). Tale situazione potrebbe anzitutto dipendere da errori di registrazione, facilmente riscontrabili attraverso un ordinario controllo delle scritture contabili.

Senza pretesa di esaurire tutte le possibili situazioni di erronea registrazione, la cassa va in negativo, ad esempio quando:

–      la registrazione del pagamento a un fornitore è erroneamente imputata al conto cassa anziché al conto banca;

–      ci si dimentica di annotare, nella sezione “dare”, un pagamento concretamente effettuato da un cliente (per cui un’entrata di denaro in cassa);

–      quando la registrazione dell’incasso di un credito è effettuata nel conto “banca” anziché nel conto “cassa”;

–      una registrazione cronologica è eseguita in modo tale che l’annotazione “per masse” delle uscite preceda l’annotazione “per masse” delle entrate, ancorché si tratti di operazioni intervenute nella stessa giornata;

–      sono annotate uscite nei primi giorni dell’anno, in assenza della registrazione del saldo di cassa iniziale (vale a dire in assenza della c.d. “apertura dei conti”);

–      l’imprenditore, i familiari dell’imprenditore oppure il socio provveda, attraverso l’esborso di somme personali, al pagamento, ad esempio, di una fornitura riconducibile all’attività dell’impresa individuale o della società immettendo liquidità senza formalizzarla attraverso  appropriate scritture contabili.

Questi casi no sono tutti riconducibili a sviste nella tenuta delle scritture contabili? Non si tratta forse di errori formali che possono essere ricostruiti e giustificati?

Quindi, sulla base delle osservazioni riportate, si può correttamente affermare che la casistica è più variegata rispetto a quanto afferma la Suprema Corte.

L’equazione “cassa in rosso uguale ricavi in nero” esprime una pura semplificazione argomentativa dei magistrati, una vera e propria scappatoia in punto di accertamento del fatto fiscalmente rilevante: essa è, però, tutta da dimostrare e si presta, nei casi di automatico impiego in sede accertativa, ad ulteriori rilievi critici.

Ora nelle situazioni sopra richiamate, il saldo negativo del conto “cassa” troverebbe spiegazione in fattispecie del tutto diverse da quella dell’occultamento dei ricavi, cosicché non dovrebbero esserci conseguenze sul piano del recupero a tassazione di proventi asseritamente occultati.

A nostro avviso, quindi alcune volte (e qui vale sempre il concetto della buona fede e dell’errore formale dimostrabile) il conto in rosso dimostra che sono avvenuti pagamenti con mezzi monetari non annotati nella contabilità. Solamente in assenza di comprovati errori o di altre giustificazioni da parte dell’imprenditore il saldo di cassa negativo è idoneo a dimostrare un reale occultamento dei ricavi.

 


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Dott. Luca Santi

Dottore Commercialista - Revisore Contabile - International Advisor Specializzato in operazioni straordinarie e di riorganizzazione societaria, ha creato una fitta rete di legami con altri Professionisti al fine di fornire una consulenza completa ed esaustiva. Membro di collegi sindacali, Curatore fallimentare per il Tribunale Civile Penale di Verona, Consulente esperto del Giudice in campo penale, è iscritto nell'elenco dei conciliatori della Camera di Commercio Industria Agricoltura di Verona. Collabora alla stesura di articoli, libri e monografie di approfondimento in materia fiscale e tributaria, ed è docente in seminari di formazione ed in convegni di aggiornamento destinati a professionisti e personale amministrativo in materia fiscale, di bilancio e società. Lo Studio ha adottato un manuale interno di qualità al fine di fornire alla clientela un'elevata professionalità. Da un anno circa è entrato a far parte del Gruppo PASUT specializzato nella delocalizzazione e internazionalizzazione delle imprese nel Nord-Est Europa.

Comments 1

  1. Le giustificazioni atte a superare le presunzioni di ricavi in nero x cassa in rosso possono essere accettate, ma come la mettiamo con l’inattendibilita’ della contabilita’, atteso che essi non sono stati annotati nelle scritture di mastro? Ex art. 1 del dpr 570/96. Pertanto, a mio parere, con dette giustificazioni si cade dalla padella alla brace.

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