L’internazionalità di un contratto impone, o più esattamente rende conveniente, l’inserimento nel corpo negoziale di un certo numero di clausole predeterminate di varia natura. Come visto, sussistono innanzitutto previsioni sorte (ed utilizzate) per evitare problematiche interpretative che il menzionato binomio “Sanctitas of contracts” e
buona fede contrattuale, in presenza di specifiche situazioni di fatto, tende ad ingenerare.
Poi, sussistono clausole che hanno, in generale, natura di garanzia, e che sono funzionali a rassicurare i contraenti sul fatto che il contratto non contiene previsioni contrarie alla legge e che le parti hanno comunque preso tutte le iniziative (ottenuto autorizzazioni, predisposto delibere, etc.) necessarie per giungere validamente alla stipula. Ancora, nella maggior parte dei contratti si rinvengono delle previsioni che regolano, oltre al momento esatto dell’insorgere degli effetti obbligatori del contratto (il “Term”, ma anche la “Effective Date” o la “Closing Date”), le modalità con cui questo viene stipulato, nonché (quando, come spesso accade, il contratto ha una durata) le condizioni particolari in cui esso può o deve risolversi (le clausole di “Termination”, “Unpremeditated Termination”, etc.).
Infine, in aggiunta alle indispensabili previsioni su legge applicabile e competenza giurisdizionale […], si danno previsioni che sono tipiche (o la cui funzione ben si attaglia alla natura) dei contratti internazionali, quali ad esempio quelle specificamente dedicate alle comunicazioni tra le parti, quelle relative alla pubblicità (o segretezza) del rapporto, o magari quelle che specificano come il rapporto obbligatorio debba svilupparsi e proseguire tra i firmatari senza possibilità di successive cessioni o successioni, etc.
Se il contratto ha per oggetto una compravendita con spedizione, poi, si hanno spesso le clausole redatte dalla ICC (gli appena ricordati Incoterms), mentre, più tipicamente in ambito interpretativo, le parti possono comunque ricorrere anche, in parte o tutto, ai Principi Unidroit.
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1) Schema di riferimento
Ammesso che ciò (pure nella sua eccessiva schematicità) sia vero, immaginando che le parti vogliano dare anche in qualche modo conto delle ragioni che le spinsero alla stipula
(le “Premises” o “Preamble”) e che per motivi di semplicità espositiva le espressioni (i termini) maggiormente utilizzate vengano definite (nelle clausole di “Definitions”), un possibile schema di riferimento (una struttura contrattuale astrattamente utilizzabile per tutti i contratti), prima ancora di includere l’oggetto contrattuale e le garanzie specifiche, potrebbe essere la seguente (in parentesi le previsioni ancora da definire e quelle solo eventuali perché dovute alle specifiche contrattuale: es. le clausole di “Termination” per i contratti di durata):

Il che, per limitarsi alle clausole già viste nei paragrafi precedenti e sempre senza includere oggetto contrattuale e garanzie specifiche, permetterebbe la redazione di un indice (ipotetico) del seguente tipo:

Una volta ipotizzata una struttura “standard” astrattamente applicabile a diverse fattispecie contrattuali, permangono inevitabili alcune considerazioni.
Innanzitutto, in via preliminare va osservato che non tutti i contratti transnazionali sono caratterizzati da un’architettura identica a quella appena descritta. La struttura proposta […] è semplicemente quella di un contratto tipo disegnato per risolvere molte delle problematiche che tradizionalmente derivano dalla sua natura di accordo tra soggetti di diversa nazionalità, e dove le diverse clausole sono collocate all’interno di uno schema il più possibile logico e ripetibile. Nulla, tuttavia, impone di rinunciare ad alcune forme di tutela ovverosia di aggiungerne di addizionali in presenza di circostanze particolari.
In aggiunta, la suindicata struttura è stata immaginata senza tenere conto dell’oggetto contrattuale e delle problematiche specifiche che esso può comportare, mentre viceversa la scelta di escludere alcune delle previsioni che compongono la struttura “standard” ovvero di inserirne di nuove e di diverse dipende proprio – nella prassi – dal tipo di contratto che si intende stipulare. Sarebbe velleitario e non funzionale utilizzare lo schema proposto indiscriminatamente e senza riflettere sulle problematiche proprie del singolo oggetto contrattuale perché, esemplificando, mentre in contratti di minore cabotaggio o che comunque sono tipici di una negoziazione nelle sue fasi iniziali (una Lettera di intenti o un Accordo di segretezza) non è conveniente includere tutte le clausole ora rammentate, è viceversa normale che contratti più rilevanti, o comunque dalla struttura particolarmente complessa, prevedano anche (specialmente sotto il profilo delle garanzie specifiche) regole contrattuali ulteriori e distinte.
Il legame di interdipendenza tra oggetto e struttura tipo, d’altronde, non incide né sul metodo di analisi prescelto né, per quello che più interessa, sulle tecniche di redazione del contratto. In effetti, ammesso che le previsioni sin qui rammentate siano conseguenza dell’internazionalità del contratto (o più esattamente delle problematiche che da ciò derivano), è conveniente trattare separatamente clausole tipo e modelli contrattuali. In questo capitolo, a inevitabile completamento del precedente, si è dunque preferito approfondire il tema della struttura tipo dei contratti internazionali e delle clausole che solitamente li caratterizzano.
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