Con la Circolare n. 3 del 19 gennaio 2026, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli fornisce i primi chiarimenti operativi sulla consulenza giuridica prevista dall’art. 10-octies dello Statuto dei diritti del contribuente.
Il documento si colloca nel più ampio processo di riforma dei rapporti tra amministrazione finanziaria e operatori economici, volto a rafforzare certezza del diritto e uniformità interpretativa.
La circolare assume particolare rilievo in ambito doganale e accise, settori caratterizzati da elevata complessità normativa e da frequenti interventi di prassi, chiarendo ambito applicativo, competenze interne e limiti dello strumento.
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1) Natura e funzione della consulenza giuridica nel sistema riformato
La consulenza giuridica costituisce uno strumento di interpretazione normativa a carattere generale, distinto sia dall’interpello sia dall’attività di controllo, finalizzato a fornire indirizzi ufficiali dell’Amministrazione finanziaria su questioni di diritto di portata generale. Come precisato dalla circolare, essa non è destinata a risolvere casi concreti o posizioni soggettive specifiche, ma a chiarire il significato e l’ambito applicativo di disposizioni tributarie, doganali e in materia di accise, quando emergano dubbi interpretativi rilevanti per una pluralità di operatori.
Il fondamento normativo è rinvenibile nell’art. 10-octies della L. n. 212/2000, introdotto nel quadro della recente riforma dello Statuto del contribuente, e attuato dal decreto del MEF del 24 giugno 2025.
In ambito ADM, la disciplina è stata ulteriormente specificata dalla determinazione direttoriale dell’8 agosto 2025, che individua le strutture competenti e definisce le modalità di gestione delle istanze.
La consulenza giuridica si inserisce, dunque, in una logica di prevenzione del contenzioso e di razionalizzazione della prassi amministrativa, favorendo l’allineamento degli operatori agli orientamenti ufficiali dell’Amministrazione.
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2) Contenuto dell’istanza e profili di ammissibilità
La Circolare n. 3/2026 dedica ampio spazio alla descrizione dei requisiti formali e sostanziali dell’istanza di consulenza giuridica.
In particolare, il richiedente è tenuto a indicare in modo puntuale:
– i propri dati identificativi e i recapiti ufficiali;
– la questione interpretativa oggetto di richiesta, formulata in termini generali e astratti;
– le disposizioni normative interessate;
– una proposta di soluzione interpretativa adeguatamente motivata.
Elemento centrale è la rilevanza generale del quesito; l’ADM ribadisce che sono inammissibili le istanze che, pur formalmente generali, mirino in realtà a ottenere una valutazione preventiva su operazioni specifiche o su situazioni individuali.
Parimenti, non sono ammissibili le richieste aventi ad oggetto questioni già chiarite da circolari, risoluzioni o altri documenti di prassi ufficiale.
La circolare chiarisce, inoltre, che l’eventuale incompletezza dell’istanza o la mancanza dei presupposti richiesti può condurre a una declaratoria di inammissibilità, senza che l’Amministrazione sia tenuta a esprimersi nel merito.
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3) Procedura, tempi di risposta ed effetti pratici
Sotto il profilo procedurale, l’istanza di consulenza giuridica è presentata in carta libera, anche tramite PEC, ed è esente da imposta di bollo.
La competenza è attribuita alle Direzioni centrali dell’ADM in base alla materia trattata (dogane, accise o giochi); qualora l’istanza sia indirizzata a un ufficio non competente, essa viene trasmessa d’ufficio alla struttura corretta, con informativa al richiedente.
Il termine ordinario per la risposta è fissato in 120 giorni, con sospensione nel mese di agosto. La risposta, una volta adottata, è comunicata al richiedente e resa pubblica sul sito istituzionale dell’Agenzia, contribuendo alla formazione di un orientamento interpretativo conoscibile da tutti gli operatori.
Sul piano operativo, la consulenza giuridica si configura come uno strumento potenzialmente utile per orientare le scelte delle imprese e dei professionisti in contesti normativi complessi. Tuttavia, la sua efficacia dipende in larga misura dalla corretta impostazione del quesito e dal rispetto del perimetro delineato dal legislatore e dalla prassi amministrativa, evitando sovrapposizioni improprie con l’istituto dell’interpello.