Speciale Pubblicato il 13/04/2006

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L'applicazione dei principi contabili internazionali

di Franco Roscini Vitali



L'introduzione dei principi contabili internazionali (Ias/Ifrs) rappresenta una novità epocale e una rivoluzione contabile alla quale stiamo assistendo in questo periodo. Per capire gli Ias, innanzi tutto, è importante comprendere la funzione che questi principi affidano al bilancio: da questa dipendono le differenze con la prassi contabile nazionale e, più in generale, comunitaria.

Contributo del Rag. Franco Roscini Vitali - Convegno Commerciale e Fiscale del 3 Aprile 2006.

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L'applicazione dei principi contabili ai bilanci delle imprese

Gli Ias si rivolgono agli investitori e presentano il bilancio in una visione prevalentemente prospettica, mentre la prassi nazionale, di derivazione comunitaria, è interessata alla tutela di soci e creditori ed ha, come finalità, la prudente valutazione ai fini della conservazione del capitale. In sostanza, i principi contabili internazionali, interpretano il bilancio in chiave evolutiva (dinamica), evidenziando il risultato dell'esercizio quale indicazione delle "performance" aziendali future.

Si noti che i principi di redazione del bilancio, previsti dalla prassi nazionale e internazionale, sono generalmente simili: tuttavia, a volte è diversa la "gerarchia" degli stessi.

Per gli Ias, ad esempio, la competenza prevale sovente sulla prudenza, mentre per la prassi nazionale la prudenza prevale sulla competenza, essendo un aspetto fondamentale nella redazione del bilancio, con importanti conseguenze circa i criteri valutativi da adottare. Questa particolarità aiuta a comprendere come il bilancio redatto utilizzando i principi internazionali si utilizza per una valutazione prospettica dell'impresa, rispetto al medesimo bilancio redatto secondo la prassi contabile nazionale e comunitaria.

Inoltre, nel sistema Ias, i valori correnti, rispetto ai costi storici, hanno il pregio di costituire un migliore riferimento ai fini della capacità previsionale (come detto, una sorta di budget).

Infatti, i principi contabili internazionali prediligono sovente valori attuali e correnti, rispetto ai valori storici, giudicati non significativi: per esempio, il Lifo non è più previsto per la valutazione delle rimanenze.

I lettori del bilancio Ias troveranno, già dall'analisi dello stato patrimoniale, alcune novità di rilievo: per esempio, scompaiono dall'attivo le "spese pluriennali", non più capitalizzabili, mentre debuttano i beni detenuti in leasing e l'avviamento non è più ammortizzato, ma sottoposto periodicamente ad impairment test.

Dal lato del passivo, nel patrimonio netto fanno la comparsa nuove voci, iscritte anche a seguito di alcune valutazioni al fair value , mentre, in determinati casi, strumenti finanziari prima inclusi nello stesso, sono ora inclusi nelle passività (debiti). Inoltre, scompaiono alcuni accantonamenti (fondi) già presenti nei bilanci redatti in base ai principi nazionali: è anche questo l'effetto della prevalenza della competenza rispetto alla prudenza, che vieta di rilevare accantonamenti in assenza di un'obbligazione, legale o implicita, alla data del bilancio. Per esempio, nei bilanci delle banche non appare più il "fondo rischi bancari generali" e nei bilanci di alcune imprese industriali non sono più iscritti i "fondi per manutenzioni cicliche". Ulteriori accantonamenti sono costituiti attraverso la destinazione di utili a riserva e, pertanto, sono contabilizzati in sede di destinazione dell'utile di bilancio e non prima, ovvero in sede di determinazione di questo. Appare evidente che gli amministratori sono privati della possibilità di effettuare accantonamenti, magari al fine di stabilizzare i risultati dei bilanci.

Molti crediti e debiti sono attualizzati, con recupero, nei conti economici degli esercizi successivi, dell'effetto dell'attualizzazione a causa del decorrere del tempo.

Gli strumenti finanziari devono essere classificati seguendo precisi criteri, con poche possibilità di cambiarne la destinazione e, pertanto, la collocazione in bilancio, mentre gli strumenti finanziari derivati passano "da sotto a sopra la riga", ovvero dai conti d'ordine alle attività e passività, con tutte le relative conseguenze.

Con il recepimento della direttiva 51/2003 (che dovrebbe avvenire entro novembre 2006) questo trattamento contabile interesserà tutte le imprese, anche quelle che non utilizzano gli Ias, e potrà influenzare l'attività in derivati delle banche, dal momento che sino ad ora molte piccole e medie imprese, non iscrivendo tali strumenti nel bilancio, li hanno malamente utilizzati, compromettendo in molti casi i risultati dei bilanci.

Il conto economico, poi, espone un risultato, sicuramente più volatile, ma non per questo meno affidabile, dal momento che include componenti non realizzate con economie esterne, originate dalle valutazioni al fair value .

Inoltre, il conto economico include, tra i costi del personale, le stock option , contabilizzate in fase di determinazione del risultato di esercizio e non successivamente, in sede di destinazione dello stesso.

Ma un altro principio è costantemente presente nel sistema Ias: si tratta della prevalenza della sostanza sulla forma, che si riflette, per esempio, nella cancellazione di talune attività, possibile soltanto se sono trasferiti rischi e benefici derivanti dall'utilizzo delle stesse.

Nel contesto descritto , accanto alle tradizionali figure del contabile, del fiscalista e del direttore amministrativo, operano figure sino ad oggi praticamente sconosciute: tutti questi specialisti devono integrarsi e interagire. Si tratta degli esperti di accounting , che devono conoscere l'analisi di bilancio, ma anche la matematica finanziaria, i principi aziendalistici di determinazione del valore e i criteri di redazione dei bilanci preventivi (budget). Le aggregazioni di imprese a valori correnti e le svalutazioni operate in base allo Ias 36 richiedono professionalità nuove.

Nel comparto bancario, ma non solo, l'applicazione del fair value impone l'utilizzo di particolari modelli matematici per la valutazione dei titoli non quotati.

Pertanto, il fair value non rappresenta soltanto un nuovo criterio di valutazione, ma costituisce un'innovazione che si riflette non soltanto sulla contabilità, ma anche all'interno delle imprese e all'esterno nell'informazione contabile in generale.

Anche l'informativa di bilanci, infatti, è destinata a cambiare: per esempio, lo Ias 14, prevedendo l'informativa per settori di attività e geografici, impone di fornire molte informazioni e dati, sino ad ora generalmente mantenuti riservati. Il paragrafo 28 dello Ias 14 precisa che tali informazioni sono reperibili proprio nel sistema di rendicontazione interna.

Gli organi societari, in particolare consigli di amministrazione e collegi sindacali, nonché i loro revisori, devono acquisire nuove professionalità. Ma anche i soci, prima delle assemblee, è opportuno si aggiornino in quanto devono compiere un notevole sforzo per comprendere i bilanci che saranno sottoposti all'approvazione: anzi, in molti casi, saranno costretti a "prendere lezioni di Ias" o, quantomeno, dovranno cercare di apprendere e approfondire le linee essenziali dei nuovi standard contabili.

Franco Roscini Vitali


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