Speciale Pubblicato il 26/11/2020

Tempo di lettura: 13 minuti

Brexit – come preparare il proprio business nel Regno Unito post Brexit e post Covid

di Chirulli Dott. Angelo

Il 31 dicembre 2020 termina il periodo di transizione e il Regno Unito esce definitivamente dalla Comunità Europea: una riflessione sulla situazione delle imprese nel Regno Unito



I business dei nostri connazionali nel Regno Unito sono pronti alle conseguenze della Brexit?

Dopo ben due rinvii ufficiali, il Regno Unito ha dato ufficialmente il suo addio all’Unione Europea venerdì 31 gennaio 2020. 

Dopo oltre tre anni dal relativo referendum, e’ iniziato così un periodo di transizione di un anno che servirà per permettere la definizione dei nuovi rapporti tra Regno Unito e la Comunita’ Europea e permettera’ di procedere ai necessari cambiamenti legislativi. 

I negoziati avviati nel Marzo 2020 riguardano gli scambi di merci, oltre ad una vasta gamma di altri settori tra cui servizi, pesca e agricoltura, aviazione, cooperazione in materia di sicurezza, istruzione e scienza. 

A Febbraio 2019 la UK Federation of Small Business (FSB) riportava che la fiducia delle piccole a medie (SME) imprese nel Regno Unito fosse al livello minimo dal 2011.

La metà delle SME britanniche riteneva di poter esser in linea di principio solo potenzialmente colpita da una Brexit no-deal, a quanto riportava la FSB, ma solo il 14% delle aziende era veramente preparato ad uno scenario di questo tipo. Cosa ancor più preoccupante, un terzo delle piccole attività commerciali semplicemente non si trovava in una posizione economica tale da potersi preparare efficacemente ad un Brexit no-deal. L’avvento nefasto del Covid-19 nel 2020 non ha fatto altro che peggiorare la situazione. 

A Luglio 2020, solo un quarto delle imprese nel Regno Unito si ritiene tecnicamente pronto per la fine del periodo di transizione per la Brexit (Dicembre 2020), secondo una ricerca dell'Istituto dei Direttori (UK Institute of Directors). 

Quasi la metà dei direttori di aziende intervistati ha dichiarato di non essere ancora in grado di prepararsi al meglio e ha affermato di aver bisogno di chiarezza ulteriore sui cambiamenti delle regole; uno su sette ha dichiarato di essere stato distratto dal Coronavirus. 

La maggioranza ha affermato che raggiungere un accordo commerciale (invece del paventato “no-deal”) sarebbe davvero utile per le loro attività e l'89% ha ritenuto che questo sara’ estremamente importante anche per la ripresa dell'economia del Regno Unito in generale.

L'Istituto ha chiesto una graduale introduzione di eventuali cambiamenti (sia in caso di accordo che in caso di nessun accordo – no deal), per consentire alle aziende di adeguarsi in tempi ragionevoli.

Sorprendentemente, da questa indagine si evince che la maggior parte dei titolari di piccole e medie aziende, anche se manca pochissimo alla potenziale uscita, sembrano aver deciso di affrontare la cosa aspettando. Nel frattempo il Governo ha lanciato una campagna informativa chiamaya Get Set for Brexit e ha annunciato contestualmente che ulteriori 705 milioni di sterline verrano impiegate per migliorare le strutture atte a gestire la transizione. 

L’avvento del Covid-19 ha sicuramente ridotto di molto le possibilita’ di investire adesso per cercare di proteggere la propria attività commerciale post Brexit. A mio avviso, nonostante la situazione non particolarmente favorevole alcune azioni potranno e dovranno essere effettuate da ogni titolare di business nel Regno Unito per potersi salvaguardare dagli effetti della attuale incertezza economica (dovuta anche alla crisi sanitaria). 

I broker esperti in mutui, in particolare, hanno sicuramente avuto una sensazione di déjà-vù post Referendum e nel periodo successivo ad esso. 

A seguito della precedente crisi finanziaria Inglese, broker e consulenti finanziari indipendenti avevano dovuto comunque rapportarsi ad uno scenario standard in cui l’approvazione di mutui bancari era inferiore al 40% rispetto al livello pre-crisi. 

A differenza della precedente crisi finanziaria, tutti erano e sono a conoscenza dell’avvento della Brexit ma il Coronavirus ha cambiato ancora e radicalmente lo scenario economico da cui la necessita’ di trovare al piu’ presto dei rimedi efficaci per gestire le differenti problematiche scaturenti da i due eventi sopra citati.

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Flussi di cassa: cosa succedera’?

Quali sono allora le mosse da effettuare per potersi salvaguardare? Una delle cose più ovvie, ma di conseguenza una di quelle di cui ci si dimentica più facilmente, è assicurarsi di avere un flusso di cassa sufficiente per continuare ad operare dopo la Brexit e post Covid. 

Per farlo sara’ necessario stimare tutto il flusso in entrata e in uscita della propria attività commerciale su base settimanale o mensile, inserendo delle accurate previsioni a livello contabile nei propri bilanci. 

Attraverso questo semplice processo si potra’ valutare per tempo se vi sono alcune modifiche da apportare. 

Una previsione sul flusso di cassa potrà essere utile ad identificare come comportarsi in caso di eventi fortemente impattanti come potenziali crolli del prezzo degli immobili commerciali (dovuti anche alla emergenza sanitaria e ai suoi effetti).

Alcuni analisti sostengono che il lavorare in remoto (working from home) portera’ in futuro una riduzione del valore degli immobili adibiti ad uso ufficio. 

Se, come in passato suggerito dalla Banca d’Inghilterra, i prezzi medi degli immobili diminuissero di circa il 40% nell’eventualità di un’uscita caotica dalla UE e per il Coronavirus, questo avrà un impatto immediato sulle transazioni di proprietà immobiliari che molto probabilmente andrà ad influenzare negativamente la cassa di molte attività commerciali e delle societa’ specializzate in investimenti immobiliari. 

Il cosidetto Emergency mini budget di Luglio 2020 ha previsto l’esenzione dalla tassa sull’acquisto di immobili residenziali (Stamp Duty) fino ad una soglia di prezzo dell’immobile di £500,000. 

Questo potrebbe migliorare lo scenario corrente, portando a maggiori investimenti nel settore specifico ma il problema della diminuzione del valore degli immobili commerciali sembra rimanere.

Per poter contestualizzare il tutto, quando i valori delle proprietà immobiliari diminuirono del 20% in seguito alla crisi finanziaria di un decennio fa nel Regno Unito, i volumi delle transazioni passarono da £1,65 milioni a £730.000 nel giro di un anno.

Bisognera’ controllare quanto è davvero redditizio il proprio business

Se i differenti business presenti nel Regno Unito soffrissero di una ulteriore perdita di introiti improvvisa (come e’ recentemente successo a causa del virus e alle sue conseguenze economiche), quante attivita’ commerciali sarebbero in grado di sopportare l’avvenimento adeguatamente? Nel caso in cui si operasse come trader individuale, avrebbe senso condividere le risorse con altre attivita’ per poter risparmiare sui costi? Quali sarebbero le conseguenze sul rapporto con le Banche Inglesi derivanti della diminuzione degli utili societari? 

Queste sono le domande che ci dovrebbe porre in vista della Brexit e post lockdown. 

Procrastinare delle decisioni importanti potrebbe potenzialmente danneggiare ogni business. 

Nel frattempo, nel caso in cui il business soffrisse già di problemi finanziari, sarebbe utile cercare dei consulenti finanziari preparati sin da ora: essi potranno fornire una (per ora) ampia gamma di soluzioni disponibili per poter rimettere sulla giusta strada la propria attività commerciale, avendo magari la possibilita’ di accedere a dei grants governativi.

Una iniezione di nuovi capitali potrebbe inoltre giovare ad ogni azienda, tenendo conto anche delle agevolazioni fiscali e relativi schemi Inglesi da tenere in considerazione per invogliare nuovi investitori ad acquisire quote aziendali.

Controlla l’andamento del mercato immobiliare e preparati ad avere meno mortgage products

È un fatto ben documentato che la Brexit e il Covid-19 abbiano contribuito a far diminuire le transazioni inerenti le proprietà immobiliari in Gran Bretagna e i broker di mutui immobiliari devono e dovranno valutare l’effetto della succitata diminuzione degli scambi sui loro clienti. 

Coloro che acquistano proprietà nel Regno Unito con dei piccoli depositi saranno quelli più vulnerabili in caso di uno ulteriore shock economico impattante sui prezzi degli immobili (commerciali e non). 

Per ogni business sara’ sicuramente utile controllare mensilmente l’andamento del mercato tramite i diversi siti online dedicati al settore.

Un altro potenziale problema che potrebbe verificarsi nel periodo post Brexit/Covid-19 è che i creditori ipotecari (mortage lenders) potrebbero ritirare celermente dal mercato i loro prodotti relativi ai mutui (mortgage products). 

Le banche europee come la Santander potrebbero, in linea teorica, perdere il diritto di vendere prodotti finanziari in UK dal giorno alla notte. 

Questa eventualita’ potrebbe colpire non solo i clienti che si trovano a pochi giorni dal finalizzare l’acquisto della propria casa, con l’inevitabile collasso dell’acquisto, ma anche i broker di mutui che sarebbero costretti a dover gestire la controversia e qualsiasi successiva perdita di commissione sulla mediazione. 

In maniera cautelativa, una adeguata preparazione e  analisi di scenario sara’ necessaria.

… e tassi di interesse più alti

 Non si possono escludere nemmeno tassi di interesse più alti in futuro. 

La Banca d’Inghilterra ha basato e basa la propria stima della futura inflazione e le previsioni economiche sul presupposto di una soft Brexit ma l’impatto sull’economia potrebbe essere tale che la Banca non avra’ altra scelta se non far alzare i tassi di interesse. 

Una rapida serie di picchi dei tassi per impedire una fuga di capitali o per “puntellare” la sterlina avrebbe un effetto assolutamente drammatico sui costi dei prestiti per molte famiglie/aziende e sulla disponibilità dei prodotti relativi ai mutui, soprattutto nel periodo post lockdown.

Ancora una volta i brokers con ottima probabilità provvederebbero in questo scenario a rimuovere i prodotti non più adeguati alla nuova realtà scaturente dai tassi di interesse in aumento. 

Anche se si sostituissero i succitati mortgage products celermente, il violento impatto economico collegato ad una serie di picchi mensili dei tassi potrebbe avere come conseguenza l’avere mortgage products che un giorno sono disponibili sul mercato scomparire il giorno successivo.  

Cosa succedera’ alla VAT (equivalente all’IVA Italiana)?

In teoria il Regno Unito potrebbe abolire la VAT dopo la Brexit, ma in pratica il fatto che cio’ accada è altamente improbabile. 

L'IVA è un importante fonte di entrate per il bilancio dello Stato e il Governo ha sempre sostenuto che le entrate fornite dalla VAT sono fondamentali per il finanziamento dei servizi pubblici. 

Il grande cambiamento dopo la Brexit sarà il modo in cui l'IVA verra’ addebitata sul commercio con i restanti 27 Stati membri. 

L'entità del cambiamento dipenderà dall'esito finale dei negoziati.

Se il Regno Unito lasciera’ definitivamente l'area IVA dell'UE, diventerà un paese extracomunitario e le forniture di merci che attraversano i confini internazionali diventeranno tecnicamente importazioni ed esportazioni e saranno soggette a VAT, a dazi doganali ed al relativo pagamento di accise.

Il Governo ha da tempo affermato che le imprese che si occupano di importazione/esportazione dovranno effettuare le seguenti azioni:

  1. Verificare che abbiano un Numero di Registrazione e Identificazione (Economic Operator Registration and Identification EORI) come operatori economici. Il succitato numero sara’ necessario per poter completare la documentazione di esportazione o importazione. Da notare e’ il fatto che HMRC ha inviato numeri EORI a tutte le aziende con partita IVA aperta nell’Agosto 2019;
  2. Decidere se vogliano o meno assumere un agente per le relative dichiarazioni di importazione e/o esportazione, oppure compilarle autonomamente, ad esempio acquistando un software specifico che interagisca con I relativi sistemi di HMRC.

Il pagamento dell'IVA alla frontiera avrà potenziali conseguenze sul flusso di cassa che i business dovranno tenere in considerazione, seppur tenendo in debito conto il fatto che il Governo del Regno Unito sta valutando strumenti di mitigazione quali i'introduzione della contabilità posticipata della VAT all'importazione. 

Alcune aziende dovranno inoltre presentare dichiarazioni di importazione/esportazione per la prima volta, un cambiamento che potrebbe interessare le diverse imprese che conducono i loro scambi tra il Regno Unito e l’Unione Europea.

Dal punto vista dei commerci, i rapporti on l’Europa per ora restano in piedi così come lo sono oggi ed eventuali variazioni potranno avere effetto solo dal 2022 in poi. E infatti, anche se alla fine del 2020 non ci fosse l’accordo, il Governo inglese ha messo a punto un regime transitorio tariffario per tutto il 2021 e che esenta dalle tariffe circa l’85% dei beni esportati verso il Regno Unito. 

Per il restante 15% di beni servirà un nuovo accordo anche perché ad essere interessati ad esso sono comparti chiave come il food (duramente colpito dalla crisi sanitaria) e l’automotive.

Punti da considerare

Il modo in cui la Brexit colpira’ i business presenti nel Regno Unito gia’ stremati dall’avvento del virus e’ veramente difficile da prevedere. 

Un dato positivo e’ dato dal fatto che la maggior parte delle attività commerciali UK sono SME gestite da imprenditori aventi poco a che fare con la UE e alcuni piccoli preparativi saranno utili nel superamento degli effetti peggiori della Brexit.

Il Regno Unito vanta una storia lunga come nazione effettuante scambi commerciali su scala globale e senza dubbio mettera’ in campo ogni risorsa possibile per massimizzare le proprie opportunità di commercio a livello internazionale, Unione Europea inclusa. 

In generale, bisogna sottolineare che il livello dell’imposta sul reddito delle Società del Regno Unito (19% a tutt’oggi) è da 15 anni il più basso tra i Paesi membri del G7. 

Altri punti positivi da considerare per chi vuole investire nel Regno nonostante la Brexit sono:

Un ulteriore punto a favore degli investimenti nel Regno Unito e’ che vi sono due schemi da utilizzare per godere di agevalazioni nel caso in cui si effettuino attivita’ di Ricerca e Sviluppo: uno per le SME che consente alle aziende di dedurre il 230% delle spese idonee, l’altro per imprese più grandi che fornisce un credito tassabile dell’12%. 

In conclusione, nonostante la Brexit e la crisi sanitaria (speriamo presto risolta dal vaccino di cui parla in questi giorni) il  Regno Unito rappresenta ancora il luogo ideale dove compiere i primi passi per poter cogliere le opportunità offerte dai mercati mondiali in quanto da sempre il Governo cerca di rendere il più agevole possibile l'attività dell'imprenditore con una burocrazia snella ed efficiente. 

Le opinioni espresse in questo articolo sono da considerarsi esclusivamente quelle dell’autore.

 

Angelo Chirulli

Director of Tax – International Desk 

Azets Tax Firm 

 



TAG: Imprese e Lavoro nel Mondo