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Rassegna Stampa Pubblicato il 27/11/2014

Imu terreni, entro il 16 dicembre il versamento «provvisorio»

L’esenzione totale dall’Imu sarà limitata ai Comuni con altitudine superiore ai 600 metri sui livelli del mare

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La soluzione allo studio del Governo sull'IMU per i terreni agricoli dei comuni considerati "montani", che perdono l'esenzione, sarebbe quella di versare entro il 16 dicembre un conto «provvisorio», da conguagliare poi il prossimo anno sulla base di parametri più precisi. In base al nuovo provvedimento in arrivo, l’esenzione totale dall’Imu sarebbe limitata ai Comuni con altitudine superiore ai 600 metri sui livelli del mare, mentre quando l’altitudine è compresa fra i 281 e i 600 metri è prevista l'esenzione Imu solo per i terreni dei coltivatori diretti iscritti alla previdenza agricola e degli imprenditori agricoli professionali. Il decreto attuativo ora sui tavoli del Ministero dell'Economia, dell'Interno e delle Politiche Agricole, quindi, taglia drasticamente l’elenco dei Comuni che l’Istat considera «montani», e che quindi sono esenti dall’Imu. Il provvedimento approderà in Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni.

Fonte: Il Sole 24 Ore


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 miky miky - 27/11/2014
Pretendere l'IMU sui terreni agricoli coltivati (a seconda della qualifica di chi li possiede) è anticostituzionale. Quando un terreno è adibito alla produzione agricola diventa automaticamente un bene strumentale ancorché non soggetto ad ammortamento indipendentemente dalla qualifica di chi lo possiede. Ricordo che la qualifica discrimina in primo luogo sul reddito prevalente del possessore, e ( fatto ancor più incostituzionale ) per le società di capitali, tale parametro viene applicato al rappresentante legale (persona fisica) anzichè alla persona giuridica (la società) come sarebbe logico. Ci troviamo pertanto in presenza di una normativa che penalizza pesantemente tutte le società agricole, dopo averle "costrette" (con altre norme) a modificare la denominazione proprio per poter ottenere il riconoscimento di appartenenza al settore. Vista la bassa redditualità del settore unita all'alea del raccolto (dovuta all'andamento climatico) questo può sicuramente portare ad un incremento dell'abbandono dei terreni, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista ambientale. Si spera che le associazioni di categoria anziché continuare a difendere lobbisticamente solo i coltivatori diretti, inizino a considerare TUTTI gli operatori del settore come degni di tutela e rispetto.
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