Non sempre è facile capire subito quale sia il sistema di tassazione dei redditi percepiti all’estero da cittadini italiani: gli aspetti da considerare sono molteplici e le regole cambiano in base alle singole situazioni personali (famiglia e “centro degli interessi”, durata e modalità della permanenza all’estero, iscrizione o meno all’AIRE), oltre che in funzione dell’eventuale Convenzione contro le doppie imposizioni tra l’Italia e lo Stato estero in cui il reddito è prodotto.
Leggi ad esempio Residenza fiscale: cosa prevede il Dlgs Fiscalità Internazionale e Residenza all’estero e iscrizione all’AIRE: cosa è cambiato. La disciplina della residenza fiscale è stata infatti profondamente rivista dalla riforma della fiscalità internazionale e dai chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate (Circolare n. 20 del 4 novembre 2024).
In generale, in base al c.d. principio della tassazione mondiale (World Wide Taxation Principle), il cittadino che lavora all’estero mantenendo la residenza fiscale in Italia è tenuto a dichiarare e assoggettare a imposta in Italia anche i redditi prodotti all’estero, salvo diversa ripartizione della potestà impositiva prevista dalle Convenzioni internazionali.
Le imposte pagate a titolo definitivo all’estero possono, in presenza dei requisiti, essere scomputate in Italia tramite credito d’imposta (art. 165 TUIR), nei limiti e con le regole previste dalla norma.
Nel presente Dossier, sono disponibili approfondimenti dedicati alle principali casistiche operative (anche con lavoro da remoto/smart working) e alle nuove regole sulla residenza fiscale per persone fisiche, società ed enti, alla luce della riforma e della prassi ufficiale:
Sempre maggiore rilievo assumono inoltre:
Leggi anche Impatriati ex frontalieri: nuovi chiarimenti dall'Agenzia.
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SCOPRI TUTTI GLI ABBONAMENTIRegime agevolato impatriati che passano da dipendenti ad autonomi senza obbligo di iscrizione all’AIRE, ma con periodo minimo di residenza all'estero di 6 anni