Le misure della Legge di Bilancio 2026 e il nuovo Codice degli incentivi delineano una serie di strumenti a sostegno di investimenti innovativi e progetti sostenibili nelle piccole e medie imprese
L’Italia si affaccia al 2026 inaugurando una nuova era di incentivi fiscali per stimolare l’innovazione tecnologica e la transizione ecologica nel tessuto imprenditoriale, in particolare a beneficio delle PMI.
La recente Legge di Bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025, n. 199) rappresenta un passaggio chiave che delinea un quadro completo di agevolazioni fiscali mirate a rafforzare la competitività del sistema produttivo, potenziando al contempo la digitalizzazione, la sostenibilità energetica e lo sviluppo territoriale. Accanto al consueto rinnovo di strumenti collaudati, la manovra introduce importanti novità, ampliamenti e rifinanziamenti che rendono il triennio 2026-2028 particolarmente favorevole per chi saprà adottare una visione strategica nell’utilizzo degli incentivi.
Questo rinnovato slancio si inserisce in un contesto di riforma organica: dal 1° gennaio 2026 entra infatti in vigore il Codice degli incentivi, introdotto dal D.Lgs. 27 novembre 2025 n. 184, che ha l’obiettivo di semplificare e uniformare le procedure di accesso alle agevolazioni. Il Codice prevede percorsi standardizzati per tutte le misure e criteri di selezione orientati alle priorità attuali, con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, alla transizione ecologica e alla digitalizzazione. In altre parole, l’architettura degli aiuti pubblici alle imprese viene ripensata per supportare in modo più efficace i progetti che puntano su green economy e innovazione 4.0, riducendo burocrazia e frammentazione.
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1) Iperammortamento 2026: maxi-deduzione per investimenti 4.0 e tecnologie verdi
Una delle novità di maggiore impatto della manovra 2026 è il ritorno dell’iperammortamento, che di fatto sostituisce i precedenti crediti d’imposta del Piano Transizione 4.0. L’art. 1, comma 427 della Legge di Bilancio 2026 introduce una maggiorazione extra-contabile del costo di acquisto di nuovi beni strumentali tecnologicamente avanzati, permettendo di dedurre fiscalmente un importo maggiore rispetto al costo effettivo. In altri termini, le imprese potranno ammortizzare con quote maggiorate gli investimenti effettuati, riducendo il carico fiscale in misura significativa.
Le aliquote di iperammortamento previste variano in base all’entità dell’investimento:
- 180% di maggiorazione del costo (cioè 2,8 volte la deduzione normale) per investimenti fino a 2,5 milioni € – corrispondente a un risparmio d’imposta del 43,2% (considerando l’aliquota IRES 24%);
- 100% di maggiorazione per la parte di investimenti oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni – risparmio fiscale del 24% aggiuntivo;
- 50% di maggiorazione per la quota di investimenti tra 10 e 20 milioni – risparmio fiscale del 12%.
Oltre i 20 milioni di euro di spesa l’agevolazione non spetta sulla parte eccedente. Questa maxi-deduzione ha validità per gli acquisti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 (termine lungo introdotto per consentire programmazione pluriennale degli investimenti).
Da notare che, in coerenza con l’obiettivo di rafforzare le filiere europee, i beni agevolati devono essere prodotti nell’UE o nello Spazio Economico Europeo.
Le tipologie di beni ammesse all’iperammortamento ricalcano e ampliano il perimetro dei beni “Industria 4.0”.
In particolare sono agevolabili:
- i beni materiali 4.0 (macchinari, impianti e dispositivi high-tech interconnessi) e i beni immateriali 4.0 (software, sistemi, piattaforme digitali) funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, già elencati negli Allegati A e B annessi alla L. 232/2016;
- gli impianti per la produzione di energie rinnovabili destinati all’autoconsumo, inclusi i sistemi di accumulo energetico, purché integrati e funzionali al processo produttivo dell’azienda.
L’estensione dell’incentivo a investimenti “verdi” (ad esempio impianti fotovoltaici per uso produttivo) rappresenta un segnale importante verso la sostenibilità: le imprese potranno migliorare la propria autonomia energetica investendo in fonti rinnovabili e, al contempo, godere della maggior deduzione fiscale. In sintesi, l’iperammortamento 2026 si configura come una leva fiscale decisiva per il rinnovo degli asset produttivi e la transizione digitale/ecologica, con un potenziale beneficio cumulato (tra quota ordinaria e extra) superiore al 70% del valore investito. Va ricordato che il beneficio è solo fiscale (maggior deduzione ai fini delle imposte sui redditi); non si tratta di un credito d’imposta compensabile, e non è cumulabile con il vecchio credito beni 4.0 sugli stessi investimenti. È attesa l’emanazione di un decreto attuativo per definire nel dettaglio le procedure di fruizione (soprattutto alla luce del fatto che molti investimenti 4.0 2025 si sono “prenotati” sul credito Transizione 5.0 poi esaurito).
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2) Credito d’imposta R&S e Design: conferme per innovazione e creatività
Sul fronte delle agevolazioni orizzontali a supporto dei processi innovativi, la Legge di Bilancio 2026 conferma il Credito d’imposta Ricerca & Sviluppo quale strumento fondamentale per le imprese che investono in nuova conoscenza. Il credito R&S continuerà ad essere fruibile anche negli anni successivi, con un’aliquota pari al 10% delle spese ammissibili. Si tratta di una misura ormai strutturale – prevista fino al 2031 dalle norme attuali – che consente di trasformare una parte dei costi dei progetti di ricerca in un risparmio fiscale diretto, migliorando la sostenibilità economica degli investimenti in innovazione. Anche nel 2026, quindi, le attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale potranno beneficiare di questo bonus fiscale, seppur con intensità ridotta rispetto al passato (ricordiamo che qualche anno fa le aliquote erano più elevate).
Novità positiva arriva per il Credito d’imposta Design e Ideazione estetica. Questo particolare incentivo – dedicato alle imprese di tutti i settori che svolgono attività di design e ideazione estetica per innovare significativamente i propri prodotti sul piano della forma e dello stile – viene rifinanziato per il 2026. La legge di bilancio allinea l’aliquota del credito Design al 10%, equiparandola a quella del credito R&S. In pratica, anche le spese sostenute per concepire nuovi design, migliorare il packaging, il fashion design o il design industriale dei prodotti potranno godere nel 2026 di un credito d’imposta pari al 10%. Questa misura riconosce l’importanza del design come leva di innovazione: non solo l’aspetto tecnico e funzionale (tipico della R&S), ma anche l’innovazione estetica e creativa contribuisce infatti al valore aggiunto e alla competitività, specialmente in settori manifatturieri tipici del Made in Italy.
Discorso diverso, invece, per il Credito d’imposta Innovazione Tecnologica, incluso nelle precedenti edizioni del Piano Transizione 4.0 (con aliquote al 5% – 10% per progetti di innovazione e fino al 15% per innovazione green/digitale). Questo incentivo, mirato a sviluppare nuovi prodotti o processi digitali/ecologici, non risulta prorogato dal 2026 in poi. Di fatto, dal 2026 il ventaglio dei crediti d’imposta “per innovazione” resta limitato al solo R&S (e design). Si tratta di un’assenza significativa sottolineata dagli esperti, poiché lascia scoperti quei progetti di innovazione tecnologica non classificabili come R&S “pura” né come semplice design: auspicabilmente, in futuro interventi normativi potranno colmare questo gap, magari rafforzando le aliquote del credito R&S per premiare anche l’innovazione sostenibile e digitale. Nel frattempo, le imprese interessate a tali ambiti possono comunque sfruttare gli strumenti esistenti – ad esempio il credito R&S, se il progetto ha elementi di ricerca, oppure le nuove agevolazioni per investimenti 4.0 e green (iperammortamento) – nonché tenere d’occhio eventuali bandi specifici a fondo perduto dedicati all’innovazione tecnologica sostenibile.
Da segnalare infine che restano operative altre misure fiscali trasversali: in particolare il nuovo Patent Box, riformato di recente, che permette una super-deducibilità del 110% dei costi di R&S legati a beni immateriali (brevetti, software, design registrato, ecc.). Questo regime opzionale di tassazione agevolata, combinato con il credito R&S, consente alle imprese innovative di ottenere un doppio beneficio fiscale, rispettivamente sulla fase di spesa (credito) e sulla redditività futura dei beni intangibili generati (detassazione parziale dei redditi). Pur non essendo una novità del 2026, il Patent Box si inserisce nel quadro complessivo delle politiche fiscali pro-innovazione che l’impresa può valutare in parallelo alle agevolazioni sopra descritte.
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3) Incentivi per la transizione ecologica nelle PMI
La sfida della sostenibilità ambientale attraversa trasversalmente molte delle misure agevolative introdotte o prorogate nel 2026. Abbiamo già visto come l’iperammortamento includa espressamente gli investimenti in impianti per energie rinnovabili e gestione efficiente dell’energia. Ma vi sono anche incentivi mirati a favorire la transizione ecologica e lo sviluppo sostenibile, alcuni dei quali con focus specifico su determinati territori o settori.
Un provvedimento di rilievo è la proroga e il potenziamento del Credito d’imposta per investimenti nelle Zone Economiche Speciali (ZES). La ZES Unica (ovvero l’insieme delle zone economiche speciali del Mezzogiorno, ora unificate a livello normativo) viene confermata per il triennio 2026-2028 con una robusta dotazione finanziaria. Le imprese che effettuano investimenti produttivi in regioni del Sud Italia – Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, e in alcune aree di Abruzzo, Marche e Umbria – potranno continuare a beneficiare di un credito d’imposta sugli investimenti in beni strumentali nuovi (macchinari, impianti, attrezzature) e beni immateriali, fino al 70% dell’importo investito. Il bonus Sud in versione “ZES” si conferma quindi una delle principali leve di sviluppo territoriale, incentivando progetti di imprenditori locali o l’attrazione di nuovi investimenti nelle regioni meno sviluppate. Da notare che l’agevolazione è concessa nei limiti dei fondi stanziati annualmente e con aliquote effettive variabili in base alla dimensione aziendale e al meccanismo di riparto, ma l’estensione triennale offre una prospettiva di continuità importante per pianificare interventi di medio periodo nel Sud, anche nell’ottica di una transizione ecologica (molti investimenti infrastrutturali e industriali agevolati in queste aree riguardano energie rinnovabili, bonifiche, economia circolare, ecc.).
Sempre sul fronte green e sostenibilità, va citato il rinnovato impegno verso l’efficienza energetica e ambientale in settori specifici. Ad esempio, per il settore agricolo e della pesca è stato introdotto un Credito d’imposta “Agricoltura 4.0” destinato alle imprese della produzione primaria che investono nel 2026 in beni strumentali innovativi. L’incentivo, di natura selettiva (quindi un aiuto di Stato soggetto ad autorizzazione UE), consiste in un credito d’imposta pari al 40% delle spese per beni materiali e software 4.0 fino a 1 milione di euro di investimento. L’obiettivo è favorire l’adozione di tecnologie avanzate e sistemi di agricoltura di precisione, riducendo l’impatto ambientale e aumentando la competitività delle filiere agroalimentari e ittiche. Anche in questo caso, la finestra temporale copre gli investimenti effettuati nel 2026 (con possibile estensione al 30/6/2027 per completamenti, simile all’iperammortamento). Trattandosi di una misura nuova, la sua operatività effettiva è subordinata a un apposito decreto attuativo ministeriale.
Un altro ambito significativo è il settore turistico, dove la manovra stanzia 50 milioni di euro annui per il triennio 2026-2028 da destinare a contributi a fondo perduto a sostegno di investimenti privati in progetti di riqualificazione e innovazione nel turismo. Sebbene non strettamente fiscale, questo fondo rappresenta un incentivo diretto per migliorare la qualità e la sostenibilità delle strutture turistiche (ad esempio interventi di efficientemente energetico negli hotel, digitalizzazione dei servizi turistici, ecc.), con evidenti ricadute anche sull’indotto delle PMI locali.
Complessivamente, il quadro 2026 mostra una crescente integrazione tra transizione ecologica e strumenti agevolativi. Oltre alle misure specifiche sopra descritte, molti bandi nazionali e regionali di prossima uscita (alimentati da risorse PNRR o fondi strutturali) tenderanno a privilegiare progetti in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale. Il nuovo Codice degli incentivi conferma questa direzione strategica, inserendo criteri “green” nella valutazione dei progetti e promuovendo un utilizzo efficiente dei fondi pubblici per accompagnare le imprese verso modelli produttivi a basso impatto. Le PMI interessate a investire in tecnologie pulite, energie rinnovabili, economia circolare o mobilità sostenibile, troveranno quindi nel 2026 diverse opportunità di sostegno fiscale e finanziario, da cogliere con una pianificazione attenta.
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4) Strumenti finanziari potenziati: Nuova Sabatini, Contratti di Sviluppo e altri supporti
Accanto alle agevolazioni prettamente fiscali (crediti d’imposta, deduzioni) la Legge di Bilancio 2026 ha rifinanziato e potenziato strumenti finanziari agevolati che da anni sostengono gli investimenti delle PMI.
In primis va menzionata la Nuova Sabatini, uno dei programmi più apprezzati dalle piccole e medie imprese per l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature.
La Sabatini consiste in un contributo in conto impianti (erogato dal MIMIT) abbinato a finanziamenti bancari/leasing per nuovi beni strumentali: in pratica è un aiuto che copre parte degli interessi del finanziamento, abbattendo il costo effettivo dell’investimento.
La manovra 2026 garantisce continuità a questo strumento, stanziando 650 milioni di euro aggiuntivi complessivi per i prossimi anni (200 milioni per il 2026 e 450 milioni per il 2027 secondo il testo normativo).
Grazie a queste risorse, le PMI potranno continuare ad accedere ai finanziamenti Sabatini e ottenere il contributo statale in tempi rapidi.
Ricordiamo che la Nuova Sabatini copre fino al 10% circa dell’investimento sotto forma di contributo a fondo perduto calcolato sul valore finanziato.
Sono previste maggiorazioni del contributo per premiare specifici ambiti: ad esempio, in passato Sabatini “Industria 4.0” e Sabatini “Green” hanno riconosciuto un aiuto più elevato (pari a un tasso annuo del 3,575% invece che 2,75%) per gli investimenti rispettivamente in tecnologie digitali avanzate e in interventi di miglioramento ecologico.
Queste premialità dovrebbero mantenersi anche in futuro, rendendo la Sabatini particolarmente efficace nel favorire l’innovazione tecnologica e la sostenibilità nelle PMI, tramite un minore costo del capitale e un accesso al credito agevolato. In sostanza, la Nuova Sabatini si conferma una leva operativa fondamentale per accompagnare i programmi di ammodernamento del parco macchinari, senza gravare eccessivamente sulla liquidità aziendale.
Un secondo pilastro è rappresentato dai Contratti di Sviluppo, lo strumento dedicato ai progetti di investimento di più ampia portata. I Contratti di Sviluppo – gestiti da Invitalia – supportano investimenti industriali di grande dimensione (tipicamente almeno 20 milioni di euro, soglia ridotta a 7,5 milioni per il settore agroindustriale) attraverso un mix di contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati. La Legge di Bilancio 2026 ha rifinanziato i Contratti di Sviluppo stanziando complessivamente 550 milioni di euro fino al 2029 (con risorse concentrate dal 2027 in poi).
Ciò garantisce la prosecuzione di nuovi bandi e accordi negoziali per favorire investimenti strategici sul territorio nazionale, compresi progetti di transizione ecologica, mobilità sostenibile, biotech, nuovi impianti industriali e persino iniziative di reshoring (rilocalizzazione in Italia di produzioni dall’estero). Negli ultimi aggiornamenti normativi, sono stati introdotti criteri premianti proprio per progetti di reshoring produttivo o di particolare impatto innovativo/sostenibile, a riprova di come questo strumento venga utilizzato anche per obiettivi di politica industriale mirati (ad esempio rafforzare filiere strategiche, creare occupazione in aree svantaggiate, ecc.). Grazie ai Contratti di Sviluppo, imprese singole o consorziate possono ottenere aiuti fino al 50-70% dei costi ammissibili (in funzione della localizzazione e dimensione aziendale) su piani di investimento pluriennali, con un significativo effetto leva finanziaria.
Oltre a Sabatini e Contratti, il panorama 2026 offre altri canali di finanziamento agevolato.
Le Misure SIMEST per l’internazionalizzazione, ad esempio, ricevono ulteriore slancio dalla manovra: è stato dedicato un fondo di 500 milioni per sostenere progetti di export verso mercati strategici (in particolare l’Africa) con condizioni particolarmente favorevoli. Tali strumenti combinano finanziamenti pubblici a tasso quasi zero e una quota di contributo a fondo perduto (10% dell’investimento, elevato al 20% per PMI e start-up innovative e imprese del Sud), incentivando le aziende ad espandersi all’estero.
Tra le linee Simest vi sono interventi dedicati alla transizione digitale ed ecologica nelle PMI esportatrici, segno che innovazione, sostenibilità e apertura internazionale possono procedere insieme potenziando la competitività dell’impresa.
Un altro ambito rifinanziato è quello dei fondi per il turismo e la cultura, come accennato nel paragrafo precedente, e più in generale proseguiranno nel 2026 anche vari bandi a gestione regionale o locale (spesso cofinanziati da risorse europee) per sostenere investimenti green, startup innovative, efficientamento energetico, ecc.
Il Programma Horizon Europe e altri programmi UE offrono ulteriori opportunità di finanza agevolata per progetti innovativi in chiave sostenibile, alle quali le imprese possono accedere con il supporto di consulenti specializzati.
In sintesi, l’azione combinata delle agevolazioni fiscali (iperammortamento, crediti d’imposta) e degli strumenti finanziari agevolati (contributi, fondi rotativi come Sabatini, contratti, bandi) crea un ecosistema di supporto abbastanza articolato. L’imprenditore orientato a far crescere la propria azienda con investimenti in tecnologie avanzate o sostenibilità ha nel 2026 un ventaglio di opzioni più ampio rispetto al passato, a patto di saper individuare le misure giuste e attivare per tempo le procedure di accesso.
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5) Conclusioni: sfruttare in modo integrato le nuove agevolazioni per innovazione e sostenibilità
Le novità introdotte con la fiscalità agevolata 2026 testimoniano la volontà del decisore pubblico di sostenere la trasformazione delle PMI lungo due direttrici fondamentali: l’innovazione digitale e la transizione ecologica. I benefici offerti – dalla maxi-deduzione per i beni 4.0, ai crediti per R&S, fino ai contributi per investimenti green e ai finanziamenti agevolati – possono ridurre significativamente il costo di progetti che migliorano la competitività e la sostenibilità del nostro sistema produttivo.
Tuttavia, la mera esistenza delle agevolazioni non garantisce automaticamente il successo: è cruciale che le imprese adottino un approccio strategico nell’utilizzo di questi strumenti.
In primo luogo, è bene pianificare per tempo gli investimenti, tenendo conto delle scadenze e condizioni di ogni incentivo.
Ad esempio, per l’iperammortamento occorre rispettare il periodo 2026-2028 (o le eventuali prenotazioni entro fine 2026), per il credito ZES Unica bisogna inviare la domanda nelle finestre annuali previste, per la Sabatini bisogna verificare la disponibilità fondi e presentare richiesta prima di effettuare l’investimento, e così via. Un’attenta programmazione temporale consente di non perdere opportunità e di cumulare, dove possibile, più incentivi sul medesimo progetto (nei limiti delle norme sul cumulo degli aiuti).
In secondo luogo, è importante allineare gli incentivi con la strategia d’impresa.
Le agevolazioni sono strumenti, non fini a se stessi: vanno utilizzate come leve per potenziare piani di sviluppo già valutati come sostenibili e coerenti con il business aziendale. Investire solo per inseguire il bonus fiscale, senza una solida pianificazione industriale, può portare a risultati deludenti. Meglio invece identificare i fabbisogni reali (un macchinario da aggiornare, un processo da digitalizzare, un impianto da rendere più efficiente) e poi verificare quali incentivi permettono di realizzare quell’intervento a condizioni migliorative. In questo modo, come evidenziato anche nel nuovo Codice degli incentivi, si massimizza l’impatto economico delle misure e si assicura un uso corretto dei fondi pubblici.
Un ulteriore aspetto da considerare è la combinazione delle diverse misure.
Molti degli incentivi descritti non si escludono a vicenda e anzi possono essere complementari: ad esempio, nulla vieta di finanziare un certo investimento produttivo attraverso un prestito bancario agevolato dalla Nuova Sabatini, fruire dell’iperammortamento sul bene acquistato e allo stesso tempo ottenere un credito d’imposta R&S sulle spese di sviluppo collegate al progetto. Oppure, un’impresa del Sud potrebbe cumulare il credito ZES con altri contributi a fondo perduto regionali, nel rispetto dei massimali di aiuto. Integrare più strumenti richiede però competenze tecniche e amministrative (per gestire le diverse domande, rendicontazioni, certificazioni), motivo per cui molte PMI scelgono di farsi affiancare da consulenti specializzati in finanza agevolata.
Da ultimo, l’esperienza del 2025 insegna che i fondi possono esaurirsi rapidamente quando la domanda supera le aspettative – emblematico il caso del Piano Transizione 5.0, chiuso anticipatamente per insufficienza di risorse. Il Governo ha fatto tesoro di quella lezione rifocalizzando gli sforzi su strumenti più ampi come l’iperammortamento, ma resta fondamentale per le imprese muoversi con tempestività.
Agire per tempo e presentare progetti solidi aumenta la probabilità di ottenere le agevolazioni prima che eventuali fondi si esauriscano o che il quadro normativo cambi nuovamente.
In conclusione, le PMI italiane hanno davanti a sé un 2026 ricco di opportunità sul fronte fiscale e finanziario per innovare e crescere in modo sostenibile. Sapere orientarsi in questo panorama di incentivi e usarli come volano per i propri progetti sarà la chiave per trasformare le politiche pubbliche in benefici concreti e duraturi.
Come ben evidenziato anche nel nostro ebook di approfondimento, la finanza agevolata diventa veramente efficace solo se inserita in una visione strategica: con le giuste competenze e pianificazione, le agevolazioni 2026 potranno diventare acceleratori di sviluppo per le imprese, contribuendo allo stesso tempo a una ripresa economica all’insegna dell’innovazione diffusa e della sostenibilità ambientale.
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