Speciale Pubblicato il 18/02/2019

Fattura elettronica: gestione del reverse charge e autofatture

di Redazione Fisco e Tasse

Fatturazione elettronica

E-fattura 2019: ecco come gestire reverse charge e autofattura. I codici da indicare e i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate a Telefisco

Con l'arrivo della fatturazione elettronica, ci sono alcuni casi particolari che sarà necessario gestire in modo più accurato. Il primo caso riguarda la modalità di assolvimento del reverse charge quando i cessionari / committenti soggetti passivi IVA riceveranno delle fatture elettroniche soggette ad inversione contabile. Il secondo caso riguarda le casistiche in cui vi è l’obbligo di emissione dell’autofattura.

In questo articolo facciamo il punto, alla luce di quanto chiarito dall'Agenzia delle Entrate nel videoforum del CNDCEC tenutosi il 15 gennaio 2019 in cui l'amministrazione ha risposto alle domande dei professionisti, e di quanto precisato nel corso di Telefisco 2019.

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Fattura elettronica 2019: reverse charge e autofattura

Com'è noto ormai, dal 1° gennaio 2019 è entrato in vigore l’obbligo generalizzato della fatturazione elettronica. In questa prima fase in cui non mancano le incertezze, gli operatori devono prestare attenzione alle modalità di gestione di due casi particolari riguardo alla fatturazione elettronica:

  • il reverse charge;
  • l’autofattura.

Prima di addentrarci appieno nella gestione del reverse charge e dell’autofattura in ambito di fatturazione elettronica, riepiloghiamo le definizioni:

  • l’autofattura è il documento mediante il quale il cessionario o il committente applica l’IVA gravante su una operazione; in questo caso, l’obbligo di emissione del documento grava sul soggetto che acquista il bene o il servizio; lo stesso, deve essere annotato sia nel registro delle vendite che in quello degli acquisti. Si tenga presente che l’autofattura deve contenere le stesse indicazioni richieste per le fatture ordinarie (quindi, si dovranno prendere a riferimento le informazioni di cui all’art. 21 del D.P.R. 633/72). In questo caso, i dati dell’emittente e del destinatario saranno gli stessi e nel documento deve essere specificata l’annotazione “autofatturazione”
  • reverse charge: in questo caso, l’obbligo di emissione del documento rilevante ai fini IVA ricade sul cedente /prestatore, mentre il cessionario / committente deve assolvere l’IVA su tale documento attraverso la procedura dell’integrazione, annotando l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta e annotando il documento integrato sia nel registro delle vendite che degli acquisti.

La gestione del reverse charge con la fattura elettronica 2019

Uno dei casi di fattura elettronica a cui prestare maggiore attenzione riguarda la modalità di assolvimento del reverse charge quando i cessionari / committenti soggetti passivi IVA riceveranno delle fatture elettroniche soggette ad inversione contabile.
Innanzitutto, è necessario chiarire che le operazioni con l’estero non sono state “travolte” dalla novità della fatturazione elettronica; di conseguenza, l’assolvimento dell’IVA nelle fatture delle operazioni per esempio intracomunitarie non ha subito alcun cambiamento rispetto a quanto le aziende hanno effettuato fino ad oggi. Le operazioni a cui prestare attenzione sono quelle soggette al reverse charge c.d. “interno”.

Esempi di tale casistica si trovano nelle prestazioni di servizi nel settore edile di cui all’art. 17, comma 6, lett. a) ed a-ter) del D.P.R. 633/72 o alle cessioni di fabbricati per le quali il cedente abbia manifestato l’opzione per l’imposizione nel relativo atto, così come previsto dall’art. 10, comma 1, nn. 8-bis) e 8-ter) del D.P.R. 633/72.

Per tali operazioni, si pone la questione relativa all’integrazione dell’IVA in quanto vi è una sostanziale impossibilità di integrare la fattura, dato che, come precisato dall’Agenzia delle Entrate nella C.M. n. 13/E del 2018, la e-fattura risulta di per sé non modificabile e, quindi, non integrabile.

L’Agenzia delle Entrate suggerisce al riguardo che l’integrazione possa essere “effettuata secondo le modalità già ritenute idonee in precedenza”. Secondo la prassi, infatti, il cessionario/committente sarebbe tenuto, in questi casi, a predisporre un altro documento “allegato alla fattura originaria e reso immodificabile mediante l’apposizione del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata” (C.M. n. 45/E del 2005)
Secondo quanto specifica la R.M. n. 46/E del 2017, il documento che contiene l’integrazione potrebbe essere predisposto da un apposito software, in grado di provvedere alla sua conservazione sostitutiva insieme alla fattura cui si riferisce.

Si tenga presente che, in ogni caso, il processo di integrazione effettuato secondo le modalità indicate dalla C.M. n. 13/E del 2018 non consentirebbe la conservazione del documento attraverso il servizio gratuito offerto dall’Agenzia delle Entrate, limitato ai soli documenti trasmessi e ricevuti attraverso il Sistema di Interscambio.

La gestione dell’autofattura con la fattura elettronica 2019

In relazione alla modalità di gestione dell’autofattura in modalità elettronica, come già specificato, le disposizioni in materia di fattura elettronica disciplinano soltanto la fattispecie della c.d. autofattura denuncia emessa in applicazione delle disposizioni di cui all’art. 6, comma 8 del D.Lgs. n. 471 del 1997, secondo cui se il cessionario / committente non riceve la fattura (o la riceve irregolare) deve provvedere all’emissione della stessa (come autofattura) entro 4 mesi dal momento di effettuazione dell’operazione.

Per quest’ipotesi, il Provvedimento n. 89757 del 30 aprile 2018, prevede che il documento sia emesso in formato elettronico (XML) utilizzando il codice di tipo documento “TD20”.

Per assimilazione, pur senza precise indicazioni normative, si potrebbe estendere l’obbligo di emissione dell’autofattura elettronica anche alla fattispecie della regolarizzazione dell’avvenuto splafonamento da parte dell’esportatore abituale, posto che con la R.M. n. 16/E del 2017 l’Agenzia ha richiamato la medesima procedura di cui all’art. 6, comma 8 del D.Lgs. n. 471 del 1997.
Nulla viene detto in relazione alle altre ipotesi in cui le disposizioni IVA richiedono l’emissione di un’autofattura (es. autoconsumo, cessione omaggi, estrazione di beni da un deposito IVA). Per queste ultime fattispecie, c’è solo un riferimento nelle specifiche tecniche del Provvedimento n. 89757 del 30 aprile 2018.
Quindi, si presume che anche queste tipologie di operazioni debbano essere autofatture da emettere in formato XML.

Fattura elettronica 2019: il codice da indicare per il reverse charge

Nel videoforum del 15 gennaio 2019 del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili in cui l'Agenzia delle Entrate ha risposto ai quesiti posti dai professionisti, ed è stato espressamente chiesto se le autofatture da emettere per l'integrazione degli acquisti interni in Reverse charge ex articolo 17, comma 6, DPR 633/72 devono riportare nel campo "TipoDocumento" il codice TD20 o TD1.

E' stata l'occasione per l'Agenzia delle Entrate per ribadire che in questo caso, il tipo di documento da utilizzare è il TD1. Infatti, i documenti con codice TD20 sono solo quelli relativi alle fatture ex. articolo 6, comma 8, D. Lgs 471/97. Tale impostazione è stata ribadita nel corso di Telefisco 2019 dove è stata posta la seguente domanda (riportata sul Sole24ore del 1.2.2019 a pagine 19 con il numero 39) "nelle FAQ si dice che il destinatario della fattura emessa in reverse charge può inserire nello SDI un altro documento per memorizzare il computo dell'IVA di cui è debitore. Ma quale codice deve essere utilizzato? Il TD20 riguarda solo l'autofattura-denuncia quando cioè il fornitore non ha emesso nessun documento? 

Nella risposta l'Agenzia delle Entrate ha ripetuto che il tipo di documento da utilizzare è il TD01, fattura ordinaria. Il codice TD20 è utilizzato esclusivamente per le autofatture emesse ai sensi dell'articolo 6, comma 8, del decreto legislativo 471 del 1997.




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Commenti

Salve, ciedevo una info su come occorre comportarsi quando si riceve una fattura da Google avente sede in Irlanda. Ricevo una fattura da Google per pubblicità sul motore di ricerca della mia azienda, cosa devo fare esattamente seguendo la nuova normativa della Fattura Elettronica? 1) la fattura d'acquisto la devo inviare alla conservazione insieme alle altre fatture 2) devo emettere autofattura per inversione contabile se sì come va effettuata? e soprattutto deve essere inviata a SDI o solo conservata? che numerazione devo dare, proseguire con la numerazione delle fatture emesse? Ringrazio se qualcuno mi risponde

Commento di Max (09:46 del 26/01/2019)

effettuiamo acquisti da produttori agricoli esonerati secondo l’articolo 34 del d.p.r. numero 633 del 1972 al momento emettiamo autofattura. che tipo di documento dobbiamo generare come fattura elettronica? TD01 oppure TD20? GRAZIE

Commento di Antonio (10:57 del 30/01/2019)

Io ho usato TD01 dopo che mi è stato confermato da un'operatore ADE..non so se sia corretto, ma visto che non ci sono sanzioni l'ho fatta in questo modo.. Ho messo i dati della ditta che ha acquistato dall'agricoltore sia nel cedente che nel cessionario e indicato nella descrizione che trattasi di autofattura.. Non avendo trovato alcun riscontro ho preferito procedere così.. Voi? Avete risolto? Potrebbe essermi d'aiuto..

Risposta di Fabiana (11:58 del 25/03/2019) al commento di Antonio

Salve, lavoro come autonomo soprattutto all'estero(paesiUE), come fare autofattura per le spesedi trasferta(pasti, pernottamenti, acquisti di materiali)? Grazie a chi potrà rispondermi.

Commento di Franco (17:56 del 20/02/2019)

Buongiorno, per coloro che volessero adempiere all'obbligo di aprire una posizione IVA dovuta per Reverse charge emettendo una autofattura (Tipo Doc TD1), in sede di liquidazione IVA troverà l'imponibile sommato alle operazioni attive nel rigo VP2? Grazie

Commento di Sonia (16:15 del 24/05/2019)

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