iva in edilizia e reverse charge

Speciale Pubblicato il 05/07/2018

Iva nell'edilizia:un ebook con 100 casi pratici

di Dott. Massimo Pipino

Come districarsi tra norme,circolari e prassi e scoprire l'aliquota corretta da applicare ai lavori edili: 100 risposte a 100 domande per non perdersi

L’applicazione dell’Imposta sul Valore Aggiunto nel settore delle costruzioni e dell’edilizia in generale ha, da sempre, creato una vasta serie di problemi soprattutto di ordine pratico: ovvero di come identificare correttamente le diverse fattispecie cui applicare le diverse aliquote d’imposta e non solo dal punto di vista oggettivo (ovvero quale aliquota applicare a quale tipologia di intervento e di lavorazione) ma anche soggettivo (ovvero quale trattamento IVA applicare ai diversi attori del contratto sottostante le fatture cui applicare l’imposta: si tenga presente, ad esempio il caso dell’applicazione dell’inversione contabile o meno alla cessione di un immobile a seconda che sia un immobile residenziale o produttivo ed in funzione del fatto che l’acquirente sia impresa o privato).

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Alcuni esempli di complessità di applicazione dell'Iva nell'edilizia

La causa di tali difficoltà, semplificando parecchio, sono almeno di due ordini.
Da un lato la proliferante produzione normativa del Legislatore, che ha più e più volte ritenuto opportuno intervenire sui meccanismi applicativi (si veda, solo per fare degli esempi recenti, all’introduzione dell’inversione contabile, della scissione dei pagamenti, dell’IVA per cassa) e l’attività dell’interprete (si legga Agenzia delle Entrate), con le sue decine di circolari, delibere e risoluzioni che, affastellatesi nel tempo, hanno creato un vero e proprio labirinto interpretativo. Dall’altra abbiamo, come accennato in precedenza, l’intrinseca complessità dell’ambito cui l’imposta si applica caratterizzato da una molteplicità di rapporti contrattuali in cui le diverse obbligazioni civilistiche conducono a diverse modalità di applicazione dell’imposta (si veda, ad esempio, le differenze a livello di fiscalità indiretta dei contratti di appalto rispetto a quelli di cessione). Ed ecco che, dalle precedenti argomentazioni, nell’intreccio tra disposizioni fiscali, rapporti giuridici diversi e problemi urbanistici, si delinea quello che può essere definito come il problema dei problemi: ai fini IVA, che rapporto c’è tra lavori edilizi, così come definiti dal Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. n. 380/2001), e categorie edilizie?


Facciamo qualche esempio: secondo il Testo Unico dell’Edilizia sono 5 le categorie in cui si suddividono i lavori edili:

• lavori di manutenzione ordinaria, definiti all’articolo 3, lettera a) del D.P.R. n. 380/2001;
• lavori di manutenzione straordinaria, definiti all’articolo 3, lettera b) del D.P.R. n. 380/2001;
• lavori di recupero e restauro conservativo, definiti all’articolo 3, lettera c) del D.P.R. n. 380/2001;
• lavori di ristrutturazione edilizia, definiti all’articolo 3, lettera d) del D.P.R. n. 380/2001;
• lavori di ristrutturazione urbanistica, definiti all’articolo  3, lettera e) del D.P.R. n. 380/2001.

Il Testo Unico dell’Edilizia fornisce delle definizioni che, in quanto tali, non riescono però ad abbracciare la totalità dei lavori edilizi. Per definire con maggiore chiarezza quale lavoro può essere considerato una ristrutturazione edilizia rispetto, ad esempio, o un intervento di manutenzione straordinaria si deve fare riferimento a uno specifico documento di prassi che, ancorché datato, rappresenta ancora lo stato dell’arte. Stiamo parlando della circolare del Ministero delle finanze 24 febbraio 1998, n. 57: ecco quindi sovrapporsi ed intrecciarsi disposizioni legislative, necessariamente, generiche, con indicazioni di prassi che però, alla fine, stentano ad essere facilmente riconciliabili ingenerando quindi dubbi e difficoltà applicative non essendo chiaro ed univoco il rapporto tra norma fiscale e definizione urbanistica delle fattispecie cui la norma fiscale deve essere applicata.

Un secondo esempio?

Una ulteriore classificazione dei lavori edili operava una distinzione in due grandi categorie: i piccoli interventi edilizi ed i grandi interventi edilizi (indicazione che era rilevante ai fini dell’individuazione della corretta aliquota dell’IVA agevolata da applicare, 10%, o meno ). Con la Legge n. 488/1999 è decaduta la distinzione tra piccoli e grandi lavori: la conseguenza di ciò è che oggi si applica l’IVA agevolata in edilizia (aliquota 10%) per tutti i lavori edilizi (dalla manutenzione ordinaria alla ristrutturazione edilizia) ma a patto che gli interventi siano realizzati su fabbricati “a prevalente destinazione abitativa privata”, rimanendo invece la rilevanza della distinzione tra piccoli e grandi interventi per gli immobili strumentali, i cui lavori scontano l’aliquota intera del 22%, se sono piccoli (manutenzioni), e quella ridotta al 10% se sono grandi (ristrutturazioni).
Agli esperti del settore, così come si è appena accennato, la molteplicità delle fattispecie pratiche appena sommariamente illustrata (cessione pura e semplice, cessione con posa, prestazione di servizi, contratti d’appalto e subappalto) che influenza sia le aliquote dell’imposta che devono essere adottate sia le modalità con cui l’imposta stessa deve essere applicata (si pensi solo a casi quali l’applicazione del pro-rata, al recupero dell’IVA versata o all’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile nel caso di cessione di immobili strumentali) è ben nota. Tuttavia ciò che risulta essere evidente a chi si trova a bazzicare tutti i giorni con questo complesso di norme non può esserlo altrettanto a chi non è uno specialista ma purtuttavia deve farci i conti per i motivi più disparati, professionali e non.
Di qui l’utilità di una casistica, accuratamente selezionata al fine di essere significativa, e trattata in modo sufficientemente chiaro e pratico da trarre di impaccio chi si ritrova a dover decidere con quali modalità fatturare, quale aliquota applicare, come definire l’operazione imponibile, come e quando versare, e se versare, l’imposta all’Erario.

Il presente lavoro, frutto dell’esperienza pratica di anni di consulenza direttamente prestata alle Imprese, intende fornire uno strumento di utilità pratica esaminando 100 casi di applicazione dell’IVA a diverse fattispecie. Verrà, ovviamente, nel tempo integrato con sempre nuovi casi di applicazione delle norme in materia di IVA al fine di fornire un aiuto, il più pratico possibile, agli operatori.





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