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RIFORMA FISCALE: SI CONCRETIZZA UNA NUOVA PATRIMONIALE

Riforma fiscale: si concretizza una nuova Patrimoniale

Secondo la Corte dei Conti potrebbe essere necessario “un nuovo prelievo patrimoniale” per sostenere i costi della riforma fiscale e della pandemia

Tanto più l’attenzione dell’opinione pubblica si concentra sui controversi destini dei governi italiani, quello cadente e quello nascente, tanto più velocemente proseguono i lavori del Legislatore su quella che, con espressione generica, è stata chiamata riforma fiscale; ma che, per le caratteristiche con cui si sta delineando, appare solo una rimodulazione del prelievo su base personale.

Questa volta presentare le proprie proposte, presso la VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati e la VI Commissione Finanze e tesoro del Senato della Repubblica, è la Corte dei Conti con un ampio e analitico documento programmatico.

Il documento intreccia analisi e proposte.

Per il pdf completo della audizione clicca qui

L’analisi raccoglie l’evidenza: le continue modifiche normative hanno modificato la struttura della base imponibile Irpef, che non è più una omini-comprensiva, considerando l’esistenza di numerose fattispecie diversamente tassate; l’Irpef si rivela particolarmente gravosa per il ceto medio; l’evasione è un problema atavico.

La Corte dei Conti propone delle soluzioni, partendo dal metodo. Secondo la relazione, l’attuale sistema, divenuto ibrido, andrebbe ridefinito in modo chiaro per poter essere efficiente: o come duale (dividendo i redditi in due blocchi, quelli da ricondurre all’imposizione progressiva e quelli da tassare diversamente) o come omini-comprensivo (tutto il reddito rientrerebbe nella base imponibile progressiva), costatando come la seconda ipotesi risponda più coerentemente alla richiesta di progressività costituzionale. Ma, per stessa ammissione della corte, sulla relazione, sembra pacifico che il funzionamento di entrambi i modelli “possa essere garantito solo da una consistente riduzione del grado di evasione, che ad oggi costituisce la principale violazione del criterio di equità orizzontale nella struttura della tassazione dei redditi”. Obiettivo storicamente più facile da inserire nel bilancio di previsione dello Stato che da realizzare effettivamente.

La relazione della Corte dei Conti prosegue con interessanti considerazioni sull’ipotesi di applicare una aliquota continua alla tedesca, non considerata necessaria per garantire una equa progressività, in quanto per questo “sarebbe sufficiente riconsiderare il ruolo delle detrazioni per fonte di reddito e per carichi familiari”.

E non meno critico è il punto di osservazione in merito all’ipotesi, per la quale con insistenza spinge l’Agenzia delle Entrate, di una ipotesi di tassazione per cassa pura, che “accentuerebbe innanzitutto le complessità connesse con la distribuzione del reddito nei vari periodi d’imposta”.

Ma le analisi e le considerazioni più rilevanti della relazione arrivano nell’ultima parte, quando la Corte dei Conti fa appunto i conti in tasca alla riforma, constatando come “le ipotesi di revisione dell’Irpef, per quanto confinate al singolo tributo, dovranno confrontarsi con altri elementi del sistema di prelievo e di spesa” anche “in relazione alla copertura dei costi della pandemia”.

In parole povere, per affrontare una modifica della base imponibile dell’Irpef, nell’attuale contesto recessivo, sono necessarie nuove risorse

La relazione ci dice che “le risorse dovrebbero essere probabilmente recuperate da altre fonti di prelievo”, nello specifico da “un nuovo prelievo patrimonialecheda reale potrebbe essere trasformato in personale, considerando dunque tutte le forme di patrimonio e eventualmente la base familiare anziché individuale”.

Quando, quasi un mese fa, anche la Banca d’Italia, tramite il responsabile del suo Servizio assistenza e consulenza fiscale, fu ascoltata in audizione, la proposta di aumentare la tassazione sulla ricchezza immobiliare (tramite l’aumento delle imposte già esistenti, la revisione dei valori catastali e l’inclusione a tassazione dell’abitazione principale) sembrò una voce isolata; ma adesso, dato che queste proposte sono riprese e rilanciate anche dalla Corte dei Conti, una ipotesi recondita prende forza e si incammina verso la strada della concretezza.

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Commenti

Giuseppe - 12/02/2021

Una tassazione calcolata su quanto realmente incassato quindi per cassa sarebbe ottima cosa basta pensare per chi ha degli affitti non riscossi per morosità invece di aspettare il dispositivo del tribunale potrebbe non inserire i canoni insoluti sulla dichiarazione nell'anno di riferimento. Certo necessita attenzione fra i diversi modi tassativi in fase di aggancio però ritengo sia una soluzione ottimale. Per quanto riguarda la patrimoniale sono assolutamente contrario questo è uno stato che non ti fà crescere una persona decide di fare sacrifici per anni , acquista una seconda casa e questa viene tassata maggiormente senza considerare che l'importo versato per l'acquisto è stato già tassato pertanto è un netto, inoltre IMU, Tarsu e Tasi soccombono sul nuovo immobile inoltre se si decide di affittarlo viene tassato per fortuna al 10% con cedolare secca e patti concordati, pertanto questo nuovo immobile diventa un affare per lo stato. Pertanto se venisse anche una patrimoniale sarebbe assurdo e forse il settore costruzione ed immobiliare sarebbe ancora più rallentato e gli sforzi fatti con il 110%, 90% 65% e 50% sarebbero inutili. Lo stato configurerebbe che da una mano dà e dall'altra prende. Abbiamo già un articolo della costituzione il n° 53 che oltre a stabilisce che bisogna contribuire a seconda della capacita reddituale ma anche con criteri di progressività che è una assurdità, chi guadagna 20 mila euro paga per 20 mila chi è più bravo magari investendo sullo studio ed aspettando più anni per entrare nel mondo del lavoro appunto perchè ancora studente (universitario) paga magari su 50 mila euro quindi paga di più appunto per la sua qualità e professionalità acquisita, ora se quest'ultimo deve anche avere aliquote più esose è chiaro che questo è uno stato che non ti fà crescere e anzi limita le ambizioni di chi vuole di più. Tutto questo anche se sancito dalla carta costituzionale è sicuramente sbagliato

Salvo Carollo - 13/02/2021

Buonasera Giuseppe, grazie per il commento. Sarà opportuno precisare, per dovere di cronaca, che la cosiddetta "casa pura" in discussione si riferisce ai redditi di impresa. Può trovare maggiori informazioni a riguardo su questo precedente articolo: https://www.fiscoetasse.com/rassegna-stampa/29890-riforma-fiscale-tassazione-per-cassa-e-dichiarazione-precompilata-anche-per-le-imprese.html Buona serata.

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