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Rassegna Stampa Pubblicato il 13/01/2021

Obbligo di vaccino anticovid in azienda o licenziamento? Chi è pro e chi contro

Tempo di lettura: 3 minuti
vaccino covid medico

Vaccino obbligatorio pena licenziamento: posizioni diverse sulla proposta dei Consulenti del lavoro per l'obbligo del vaccino anti COVID ai lavoratori per limitare i contagi.

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Il vaccino contro il COVID-19  va considerato una misura necessaria per tutelare l’integrità fisica dei prestatori di lavoro che il datore è tenuto ad applicare a norma dell’articolo 2087 del Codice civile. Lo ha affermato la Fondazione Studi del Consiglio nazionale degli ordini dei consulenti del lavoro, spiegandone le ragioni nell'approfondimento del 22 dicembre 2020, che alleghiamo in fondo all'articolo. “Solo il vaccino obbligatorio impedirà il contagio in azienda”, affermano gli esperti della Fondazione, che chiedono anche una maggiore chiarezza della  regolamentazione e legislazione attuali, in particolare del rapporto tra  protocolli anti-contagio negli ambienti di lavoro e  Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro.

Molte le voci che si sono levate in questi ultimi giorni  nel mondo del lavoro. Alcune  però affidano la responsabilità ai datori di lavoro evocando anche la liberta di licenziamento del lavoratore che rifiuti il vaccino Ma non si puo dimenticare che il trattamento sanitario non puo essere imposto se non per specifica disposizione di legge (art 32 della Costituzione e infatti il Governo ad oggi , in generale, si dichiara contrario all'obbligatorietà 

Secondo alcuni esperti  i datori di lavoro  non hanno  il potere di imporre il trattamento con la minaccia del licenziamento come invece sostiene  il docente di diritto del lavoro ePietro Ichino   che in un’intervista al Corriere della Sera, ha sottolineato che non solo si può rendere obbligatorio il vaccino, “ma in molte situazione è previsto”. “L’articolo 2087 del codice civile obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le misure suggerite da scienza ed esperienza, necessarie per garantire la sicurezza fisica e psichica delle persone che lavorano in azienda, il loro benessere”, ha ricordato l’ex senatore Pd e deputato di Scelta civica. Quindi il datore di lavoro non solo può imporlo  ma deve farlo”. 

Invece  Annamaria Furlan  segretaria  CISL ha dichiarato in una intervista:   "Se una legge non stabilisce l'obbligo di vaccinarsi, allora nessun datore di lavoro può arbitrariamente decidere il licenziamento. Ma una legge ad hoc servirebbe, eccome: è urgente e opportuna, visto il numero di morti che contiamo ogni giorno".  La sindacalista  propone di ripercorrere quel cammino di dialogo tra le parti sociali, nel privato come nel pubblico impiego".

L'approfondimento della Fondazione studi  partiva appunto   dalla normativa emergenziale  ovvero, l’articolo 42 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18,  che  considera (pur "con una tecnica legislativa non proprio cristallina")  che l’infezione da COVID-19 può essere considerata alla stregua di un infortunio sul lavoro, come già era stato per  l’infezione carbonchiosa (antrace) e  l’infezione malarica . Si domanda  quindi  quali azioni devono essere assunte dal datore di lavoro per mettere in sicurezza i luoghi di lavoro e quali obblighi incombono sul lavoratore.

 Con riguardo al primo aspetto, il datore di lavoro deve oggi ottemperare a quanto stabilito dall’articolo 2087 c.c.,  nonché alle indicazioni in tema di prevenzione del contagio, confluite nel “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro”, sottoscritto il 24 aprile 2020.

Queste misure, molto costose per i datori di lavoro,  non forniscono pero  alcuna garanzia circa l’effettiva eliminazione dei contagi sul luogo di lavoro. Solo il vaccino risulta essere l’unico vero presidio contro  l’infezione. Dunque, per garantire la sicurezza delle sedi di lavoro, il datore dovrebbe poter pretendere che ciascun dipendente si sottoponga a vaccinazione (aderendo al piano nazionale)  in particolare almeno  per quelli in cui, per il tipo di lavorazione e/o organizzazione o ancora dei locali, risulti più difficoltoso il rispetto delle altre misure anti-contagio

"Una norma che renda obbligatorio il vaccino per i lavoratori va considerata una  misura preventiva del contagio  alla stregua dell’utilizzo di mascherine, detergenti e distanziamento. Diversamente sarà difficile tutelare la salubrità dei luoghi di lavoro e la conseguente responsabilità penale del datore di lavoro", conclude il Documento  chiedendo allo Stato l'imposizione dell'obbligo per legge.

Fonte: Fondazione Studi Consulenti del Lavoro



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