Rassegna stampa Pubblicato il 27/11/2019

Colf aggredita dal cane: nessun risarcimento dice la Cassazione

casalinga lavoro domestico

Niente risarcimento per la collaboratrice domestica aggredita dal cane dei padroni perche non ha agito direttamente contro il datore di lavoro ma per responsabilità civile

Con l’Ordinanza n. 30519 del 22 novembre 2019, la Corte di Cassazione ha  respinto  il ricorso di una collaboratrice   domestica aggredita  dal cane della famiglia presso cui lavorava in quanto  la sola domanda di indennizzo per responsabilità di omessa custioda dell’animale non ricomprende anche quella relativa alla responsabilità del datore di lavoro quindi il risarcimento a titolo di dipendente, non formalmente richiesto non puo essere accordato.

La ricorrente riferiva  di aver lavorato come domestica presso l'abitazione  dei datori di lavoro  e di essere stata aggredita dal loro cane  mentre effettuava  la pulizia delle finestre . L'aggressione del cane l'avrebbe  fatta cadere  dalla scala causando l'infortunio. La domanda di risarcimento dei danni, però, è stata rigettata in primo grado sia nei confronti dei convenuti che della compagnia di assicurazione X, che i convenuti avevano chiamato in causa. Secondo il giudice di primo grado, la ricorrente non aveva provato il nesso di causalità; aveva indicato una teste, le cui dichiarazioni però contrastavano con la stessa versione dei fatti indicata dalla ricorrente. Il giudice di appello ha confermato questa ricostruzione ribadendo l'insufficiente dimostrazione del nesso di causa, e le contraddizioni tra le dichiarazioni del teste e la dinamica dei fatti come esposta dalla ricorrente.

Nel confermare la decisione di merito, nella quale non riviene alcun difetto di forma  la Cassazione precisa che :

" Secondo la ricorrente il giudice di primo grado non avrebbe pronunciato sulla domanda di responsabilità del datore di lavoro, formulata in via alternativa a quella di responsabilità ex articolo 2052 c.c.(Art. 2052. -Danno cagionato da animali). Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, e' responsabile dei danni cagionati dall'animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito,

e giudica il motivo infondato in quanto :

"La ricorrente non dimostra infatti di avere proposto espressamente in primo grado una domanda di risarcimento per violazione dell'articolo 2087 c.c., e del resto, nel ricorso, sostiene che una tale domanda era implicita nel fatto stesso di indicare la danneggiata come lavoratrice per conto dei convenuti.  E' di tutta evidenza che, avendo chiesto espressamente il risarcimento per omessa custodia del cane (articolo 2052 c.c.), non poteva ritenersi implicita una domanda di diverso titolo (articolo 2087 c.c.) nella sola circostanza che nella descrizione del fatto si indicava l'esistenza di un rapporto di lavoro, il quale invero è descritto come l'occasione del danno e non già la fonte di esso, a tacer d'altro: una domanda espressa (alternativa o subordinata) di responsabilità del datore di lavoro invero non è stata mai fatta esplicitamente e non v'era modo dunque di deciderla".

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Fonte: Corte di Cassazione





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