Rassegna stampa Pubblicato il 02/02/2018

TELEFISCO 2018 mette in evidenza la follia legislativa

telefisco 2018

L'editoriale di Luigia Lumia, direttrice responsabile di FISCOeTASSE.com

In tanti ieri hanno partecipato a TELEFISCO, sicuramente l’evento più importante e popolare dell’anno per chi quotidianamente si occupa di fiscalità e tributi. 

L’idea di fondo, che tutti hanno avuto, al termine dell’evento è stata la totale confusione legislativa del periodo, a mio parere un unicum nella storia italiana degli ultimi 50 anni.

Già in mattinata, dagli interventi dei relatori emergeva il caos che i professionisti del settore devono affrontare: norme che si accavallano e “semplificazioni” che in realtà si trasformano in vere e proprie complicazioni.

Anche l’Agenzia delle Entrate, non è esente da questo tilt legislativo: quotidianamente prova a chiarire e ad interpretare le norme con l’emanazione di nuove circolari. Tentativi il più delle volte vani, sopraffatti dalla mole di casi particolari e dalla difficoltà di venirne a capo. Dopotutto una norma fatta male non si può correggere con una circolare.

C’è un elemento, uscito da quest’ultima edizione di TELEFISCO, che fa riflettere: le complicazioni operative sono perlopiù legate alle imprese minori, quelle che per il legislatore dovrebbero essere più snelle e facili da gestire.

Un esempio su tutti: l'introduzione della contabilità per cassa per le imprese minori, in vigore dal 1° gennaio 2017 ha generato un mostro contabile con la scomparsa delle “rimanenze finali”. Una scelta che costringerà molte imprese a chiudere in perdita con un passivo che non potrà essere recuperato e che le metterà in condizioni difficili. Immaginate l’imprenditore dinanzi alle banche quando dovrà consegnare la dichiarazione dei redditi per ottenere il fido.

Ma non è finita qui: la contabilità per cassa si intreccia con il termine per la registrazione delle fatture di acquisti, che dopo essere stato accorciato dalla legge, torna ad allungarsi in virtù delle interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate. I professionisti, un pò come prestigiatori con la bacchetta magica, proveranno a contenere il danno riducendo al minimo l’impatto negativo delle rimanenze sul risultato finale. Tuttavia, ignorare le rimanenze nel reddito non toglierà l’onere di determinarle.

Il provvedimento del 31 gennaio 2018 che accompagna la pubblicazione degli studi di settore preannuncia infatti, la presenza delle rimanenze per il funzionamento di questi ultimi.

Che dire poi della fatica che negli ultimi anni si sta facendo per effettuare i versamenti. Il Modello F24 è diventato l'incubo dei professionisti, le compensazioni dei crediti sono sempre più difficili e come se non bastasse dal 2018 rischiano di trasformarsi in una fonte di sanzioni imprevedibile da calcolare.

La legge di Bilancio ha introdotto infatti un nuovo regime di monitoraggio sugli F24. Con la novità se un credito portato in compensazione non verrà riconosciuto, tutta la delega verrà respinta e al contribuente resterà solo la possibilità di ravvedersi.

Non vorrei dilungarmi oltre se non accennando cosa comporterà l’introduzione della fattura elettronica per tutti: chi farà le fatture ai clienti che ancora si dilettano con la fattura manuale?

Al termine di questo scenario apocalittico ai professionisti resta una consolazione e un'inquietudine: di certo non mancherà il lavoro, ma chi pagherà questo costo?

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Fonte: Fisco e Tasse




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Commenti

E la follia di non poter detrarre l'IVA su una fattura datata 31 gennaio in... gennaio perché la si è ricevuta il primo febbraio?

Commento di Banjo (18:44 del 02/02/2018)

Ma di fronte a questa follia dove sono le categorie professionali contabili? gli AVVOCATI già sarebbero in sciopero permanente, ma oramai coloro che hanno contribuito alla riforma tributaria non servono più per cui vanno buttati via come scarpe vecchie.!!!!!!!!!!!!!!!

Commento di Marcello (16:46 del 03/02/2018)

Il costo di sicuro non lo pagheranno compiutamente i clienti... sono anni che non si riescono a ribaltare completamente sulla clientela già stremata i costi del proliferare di adempimenti. E' un virus peggio dell'Ebola, la burocratizzazione italiana. Come al solito, di una parte del costo, anche umano, di tutte queste novità che fanno tanto bello l'esterno del sepolcro imbiancato dell'Ade, si faranno carico i commercialisti. Ci sono abituati.

Commento di dawnraptor (09:21 del 06/02/2018)

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