Rassegna stampa Pubblicato il 13/08/2014

L’ACE non dedotta dal reddito diventa credito di imposta

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Dal 2014 l'ACE non dedotta dal reddito di impresa puo' essere trasformata in credito di imposta. Lo stabilisce il decreto di competitività per consentire il recupero dell'Ace anche alle aziende in perdita. Ma il calcolo è macchinoso.

Il decreto competitività oltre a prevedere un potenziamento dell’Ace ha stabilito che quando il reddito di esercizio è incapiente l’eccedenza Ace, che ora si riportava ai periodi successivi, puo’ essere trasformata in credito di imposta fruibile in cinque anni nei limiti dell’Irap dovuta per ogni esercizio.
Pur riconoscendo che l’agevolazione puo’ portare un beneficio si osserva come il calcolo delle imposte diventa sempre piu’ complicato e macchinoso, e ci si chiede se il legislatore non possa studiare strade piu agevoli per diminuire il carico fiscale.
La facoltà di trasformare l’eccedenza ACE in credito di imposta vale sia per le società di capitali che per i contribuenti soggetti all’IRPEF e decorre dal periodo di imposta 2014, quindi dall’Unico 2015.
La determinazione del credito di imposta avverrà pertanto per i soggetti IRES con l’applicazione dell’aliquota del 27,5 per cento all’eccedenza ACE non riportata a nuovo, e per i soggetti IRPEF applicando a detta eccedenza l’aliquota o le aliquote corrispondenti al proprio scaglione di reddito.
Poi bisogna dividere questo credito per 5 anni e tenerlo in memoria per poterlo portare in detrazione dell’Irap dovuta.

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Fonte: Fisco e Tasse





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