Per eliminare l’evasione fiscale bisogna rendere l’imposizione tollerabile

di Prof. Dott. Francesco Verini 1 CommentoIn Attualità, Parliamo di ...

Eliminare l’evasione fiscale, come?

Quando mancano le risorse nel bilancio statale spesso, come in questi giorni, riemerge con forza il problema dell’evasione fiscale . E addirittura si parla di “guerra” a chi non paga le tasse.

Ora, a parte coloro che sono nel “sommerso” cioè esercitano un’attività senza avere neanche la partita IVA e, quindi, non sono conosciuti al Fisco, tutti i lavoratori autonomi hanno necessità di fare i conti con dichiarazioni e imposte ed effettuare adempimenti ogni mese.

La riflessione principale che si sente fare, non solo per strada ma anche sotto l’ombrellone, è sempre la stessa: le imposte si pagano ma c’è “un nero” fisiologico che l’attività deve compiere perché tutti lo fanno, altrimenti bisognerebbe chiudere l’attività per fallimento, e perché il peso fiscale non è più tollerabile .

D’altronde un “carico fiscale” del 68% significa che 2/3 della nuova ricchezza prodotta viene assorbita dallo Stato che “rastrella” troppe risorse.

La riduzione della tassazione, collegata ai risparmi della spesa pubblica, è una operazione che si impone se veramente si vuole la tax compliance , cioè l’adesione del contribuente e, quindi, l’eliminazione dell’evasione fiscale.

Ridurre la spesa pubblica del 40 – 50% significa avere la possibilità di ridurre la tassazione della stessa percentuale ma, per assurdo, potrebbe accadere che l’emersione delle attività, parzialmente non dichiarate, possa portare ad un aumento delle entrate tributarie.

Riflettendo sul cittadino medio diremmo che la propensione al risparmio è pari a quella per l’investimento ed, in subordine, per il consumo.

Ridurre la tassazione al 40% significherebbe lasciare la possibilità di impiegare il 60% della produzione, di nuovo prodotto interno lordo, al risparmio ed all’investimento.

Se poi si volesse “guidare” il mercato interno verso una “rigenerazione” si potrebbero orientare gli investimenti detassandoli, cioè coloro che reimpiegano sul mercato almeno il 30% delle risorse disponibili se lo vedrebbero detassato in maniera tale che il restante 30% vada sotto forma di risparmio e di consumi.

Si verrebbe così ad avere una certa ripartizione delle risorse da indirizzare sul mercato in forma di investimenti, risparmi e consumi.

La tassazione diventa accettabile e, quindi, non “evitata”; d’altronde un reato non è tale quando non viene così percepito!

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Prof. Dott. Francesco Verini

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti, Revisore degli Enti Locali in Roma, L’Aquila e Pescara. Ha svolto le funzioni di Giudice Tributario in grado di appello a L’Aquila. Componente dell’Osservatorio Regionale per gli Studi di Settore presso l’Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale Abruzzo. Libero Docente di Economia. Docente di Conciliazione Civile e Commerciale, di ADR Network con sede in Roma, accreditato al Ministero della Giustizia. Componente della Commissione Consultiva sul Processo Tributario presso L'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma. Economista. Giornalista Pubblicista.

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