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LE RETI DI IMPRESA NEL REPORT 2022 DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE

Le reti di impresa nel report 2022 dell’osservatorio nazionale

Aumento delle reti e miglioramento delle perfomance: alcuni dati sui risultati raggiunti dalle reti d'impresa raccolti dall' Osservatorio Nazionale sulle reti di impresa 2021

E’ stato pubblicato recente il report annuale a cura di Anna Cabigiosu – Osservatorio Nazionale sulle reti di impresa 2021 edizione Università Ca’ Foscari di Venezia – che fa il punto sulle reti nell’anno appena trascorso.

I temi trattati sono molti e vanno dall’estensione e dalla dimensione dei contratti di rete nel nostro paese, agli aspetti che riguardano le performance, la comunicazione economica e finanziaria, l’evoluzione delle relazioni banche reti, la digitalizzazione delle reti di impresa, le reti nelle grandi imprese e le start up in rete.

Un aspetto di particolare interesse che contraddistingue la nuova edizione del 2021 ha riguardato l’elaborazione  dei dati reperiti da InfoCamere, sulle reti proponendo un’analisi dei dati raccolti e una comparazione con quelli relativi alla precedente survey del 2019.

E’ importante capire come le reti di impresa hanno affrontato questo lungo periodo di pandemia, cercando  di approfondire anche l’efficacia delle forme cooperative in tema di performance ed efficienza delle imprese retiste.

Come anticipato il censimento delle reti è stato effettuato grazie ai dati provenienti dal Registro delle Imprese disponibili al primo maggio 2021, sia con riguardo alle reti-contratto che alle reti soggetto.

L’analisi è stata condotta su circa 6.970 reti diffuse su tutto il territorio nazionale. La prima grande distinzione riguarda le reti contratto che sono 5.955 e rappresentano oltre l’85% del campione mentre le reti soggetto sono poco più di mille e rappresentano circa il 15% del totale (il 14,6% per l’esattezza).

Alcuni aspetti dell’indagine di approfondimento hanno riguardato un numero inferiore di imprese rispetto al campione censito, limitato alle imprese che sono risultate disponibili nei contatti avviati con diverse metodologie, a fornire informazioni e compilare questionari.

La pandemia, dall’esame dei dati, sembra aver contribuito a sviluppare un approccio collaborativo tra imprese, anche in modo informale, dimostrando se ce ne fosse ancora bisogno che le strategie di partnership costituiscono ormai un modo di gestire il business interiorizzato e comune a molti manager ed imprenditori.

Il legislatore nel 2020, proprio in seguito alla pandemia ha affrontato il tema delle reti e in particolare l’ha fatto con il D.L. del 19 maggio 2020 n. 34 (D.L. - rilancio) convertito con modificazioni dalla L. 17 luglio 2020 n. 77. Nell’articolo 43 bis della norma citata si prevede in tema di reti, una previsione che consente alle imprese di poter fare ricorso al contratto di rete per finalità solidaristiche col dichiarato obiettivo di aiutare le aziende a mantenere i livelli occupazionali nelle filiere in crisi.

Questo obiettivo doveva essere attivato affinché si potesse aiutare la ripresa delle attività in crisi grazie all’uso di reti e progetti in grado di avviare sinergie nella gestione del personale tra le imprese coinvolte; i progetti dovevano essere sottoscritti entro il 31 dicembre 2021.

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1) Il censimento: i dati

Le 6970 reti censite fanno capo a circa 40 mila imprese e sono diffuse su tutto il territorio nazionale. Rispetto al 2020 c’è un incremento nel numero delle reti, seppure la curva di crescita sembra essere meno ripida della pendenza assunta nei primi anni, in particolare nel periodo 2013-2018.

La numerosità delle imprese che fanno parte di accordi di rete è per l’86% relativa a piccole aggregazioni che mettono insieme meno di 10 imprese e più del 50% ha riguardato al massimo due o tre imprese.

Più del 72% delle reti sono uni regionali, le reti che riguardano imprese domiciliate in due regioni sono circa il 18,6%, mentre le reti pluri regionali sono solo l’8.6%. La rete è essenzialmente un fenomeno locale.

Da un punto di vista territoriale le imprese nascono, come visto, prevalentemente all’interno di una regione e soprattutto nelle regioni del Nord (40,9%); meno diffuse nelle regioni del Centro (20,8%) e ancor meno nel sud (21,2%).

In funzione del settore di attività le reti coinvolgono in particolare uno o due settori al massimo. Vediamo come sono ripartite:

  • Unisettoriali 38,2%;
  • Bisettoriali 34,0%;
  • Trisettoriali 13,4%;
  • Quadrisettoriali   6,5%;
  • Multisettoriali (>4) 7,9%.

Circa un nove per cento del campione riguarda, inoltre, imprese che hanno aderito a più contratti di rete (almeno due).

Sotto il profilo dimensionale per numero di addetti, invece, il censimento rivela che:

Classe di addettiN° impreseComposizione %
1-9 addetti
20.396
51,3
10-49 addetti
7.855
19,8
50-99 addetti
1.351
3,4
100-249 addetti
 952 
2,4
250 addetti e più
585
1,5

Per quello che riguarda la tipologia di attività i dati mostrano che alcune attività sono particolarmente attrattive rispetto ad altre. Tenendo conto del rapporto tra imprese retiste ogni 10mila imprese registrate per settore di appartenenza, i risultati sono i seguenti:

  • servizi socio-sanitari (313 imprese ogni 10mila registrate);
  • utilities e servizi ambientali (153);
  • meccanica (119);
  • trasporti (114);
  • servizi tecnologici, di informazione e comunicazione (113 imprese ogni 10 mila registrate).

Rispetto al campione il numero maggiore di imprese retiste ha sede nel Lazio, seguono la Lombardia, il Veneto, la Campania e la Toscana.

La motivazione principale che spinge le imprese ad entrare in accordo di rete è per oltre il 58% generato dalla necessità di dare ufficialità ad accordi informali già esistenti e avviati e circa il 50% delle imprese concorda sul fatto che spesso l’accordo è promosso da un’impresa che seleziona e aggrega le altre.

La maggior parte delle reti prevedono organizzazioni verticali (accordi di filiera).

Confermata anche la circostanza che le reti vengono attivate come stimolo ed aiuto affinché le imprese di minori dimensioni possano cooperare per sviluppare progetti che altrimenti, viste le risorse e competenze rilevanti richieste, non si sarebbe potuto realizzare.

Con riferimento alle grandi imprese tra le imprese retiste sono state rilevate circa 743 imprese di grandi dimensioni, che seppur rappresentano solo il 2% delle imprese in rete sono il 18% del totale imprese di grandi dimensioni attive in Italia.

Il fenomeno delle grandi imprese è quindi un fenomeno di aggregazione di impresa che vede le imprese più rilevanti coinvolte in attività di capofila.

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2) Le performance delle imprese in rete

L’analisi sulla performance delle imprese in rete tende a confermare che le imprese retiste hanno una percezione positiva sull’efficacia della rete e in particolare della possibilità che questa attivi un miglioramento delle performance economiche e delle capacità di crescita.

Il miglioramento della performance è spesso correlato con l’acquisizione di ulteriori competenze. Le sinergie verticali sono anch’esse un metodo per incrementare i risultati economici, poiché avvicinano imprese che hanno conoscenza del mercato di riferimento.

In particolare le imprese più piccole ritengono di poter avviare percorsi di rete al fine di poter condividere e sperimentare nuovi territori di conoscenza e di innovazione e ricerca; seppur appare complicato il reperimento delle risorse necessarie a finalizzare le attività innovative.

Del resto la letteratura economica internazionale da anni afferma che la collaborazione tra le imprese consente di ridurre i costi. Ce lo dice anche un recente paper economico (Effects of network relations on destination development and business results – a cura di Ingunn Elvekrokab, Nina Veflenc, Joachim Scholdererdef, Bjarne Taulo Sørenseneg – published on feb. 2022 - Tourism Management) in cui gli autori, prescindendo dall’ambito del filone della ricerca, confermano osservando la letteratura internazionale che è accertato e riconosciuto che le aziende ampliano i propri confini e si impegnano in relazioni esterne per ottenere benefici che aumenteranno le prestazioni aziendali (Giuliani, 2013; Parmigiani & Rivera-Santos 2011). Alcuni di questi benefici e ambiti di cooperazione contribuiscono ad aumentare i ricavi, ad esempio consentendo all'azienda di sviluppare nuovi prodotti, entrare in nuovi mercati o aumentare le vendite ai clienti esistenti. Altri possono aiutare un'azienda a ridurre i costi, ad esempio consentendole di negoziare tempi di consegna più brevi con i fornitori e quindi ridurre le scorte. Entrambi i tipi di risultati delle relazioni possono migliorare i profitti di un'azienda. Si tratta di temi standard nella gestione delle filiere e dei canali di marketing e, in linea di principio, non sono da meno nel caso del turismo, oggetto dello studio citato. 

La pandemia ha cambiato e cambierà il modo di fare impresa in futuro e la crisi che ha riguardato molte attività, molti settori, e diverse realtà morderà i fianchi anche nei prossimi anni (attraverso l’aumento del debito pubblico e privato, la volatilità delle quotazioni di beni e titoli, le possibili fasi deflattive, il cambiamento degli scenari energetici, le crisi geopolitiche, i cambiamenti climatici etc), in questi scenari le reti di impresa potranno essere per il ns paese una risposta vincente e necessaria per molte imprese per poter competere sui mercati nazionali e internazionali.

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3) Le start up in rete

L’incremento del numero delle start up non è solo legato al fatto che la formula consente di sviluppare progetti molto innovativi facendo ricorso anche alla raccolta del risparmio privato grazie a piattaforme molto frequentate ma anche alla dinamicità della formula ed anche delle agevolazioni fiscali per gli investitori.

Le start up innovative sono soprattutto micro imprese con un valore di produzione medio nell’anno 2019 di circa 170.000 euro, con un ampio margine di crescita e sviluppo.

Per le sue caratteristiche, dunque, il contratto di rete ben si adatta allo sviluppo delle start up stante la mentalità degli imprenditori innovativi volta alla condivisione dei risultati ed anche alla collaborazione.

Lo studio evidenzia come le start up abbiano una propensione naturale a fare rete . La tipologia di rete senza soggettività giuridica vede un numero di 113 start up mentre 48 sono aderenti a reti soggetto.

I settori prevalenti sono quelli dei servizi tecnologici, informazione e comunicazione, seguiti da servizi professionali, nella meccanica e nell’agroalimentare

Nella maggior parte dei casi , il 57% del totale, le reti con la presenza di start up comprendono imprese di piccole dimensioni  mentre nel 18% dei casi sono presenti grandi imprese.  

E’ interessante considerare come questa tendenza porti a individuare la propensione delle start up a condividere gli obiettivi strategici e le prospettive di sviluppo con altre imprese di uguali dimensioni, con una proiezione di medio periodo.

Dal punto di vista del fatturato totale negli ultimi tre anni il valore della produzione delle start up retiste risulta più che triplicato e duplicato il numero degli addetti.

Le start up entrano in rete per sviluppare la collaborazione interaziendale in modo da condividere sapere e competenze strategiche, rafforzare i rapporti con gli stakeholder e acquisire più rilievo nella comunicazione verso l’esterno.

Indubbiamente, le start up riescono a moltiplicare le proprie performance con l’ingresso nella rete sia sul piano organizzativo, in quanto favoriscono i processi di innovazione e di scambio, sia con la acquisizione di competenze tecniche e professionali, ampliando la rete di relazione, di formazione e ottimizzando i costi di gestione.  

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