Speciale Pubblicato il 25/03/2020

Lo Spread durante l’occupazione da Covid-19 dell’Europa

di Dott. Mauro Martini

Tempo di lettura: 6 minuti
spread

Lo spread come indicatore di salute o malattia di uno Stato: se ne parla tutti i giorni proviamo a spiegarlo in parole semplici

Lo spread BTP – Bund, è un vero e proprio termometro con il quale valutare lo stato di salute finanziario del nostro paese. Attenzione però a capirne anche il significato economico e non solo il più immediato significato finanziario. Non ci dimentichiamo, infatti, che se lo Spread, è un termometro, la febbre è solo un sintomo di una patologia sottostante.

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La sfida internazionale sui campi finanziari

Italia – Germania 4-3. Era il 17 Giugno 1970 e la nostra sfida si svolgeva su campi di calcio famosi ed internazionali come quelli di Città del Messico.

Ad anni di distanza la sfida è rimasta internazionale, ma si è spostata sui campi finanziari.

In questo tempo dilatato che ci separa da quella famosa semifinale mondiale, molto è cambiato. Il mondo è cambiato, anche se il calcio è rimasto lo sport più seguito e come ogni religione è utile ai piani del capitalismo più spinto per governare le greggi.

Se solo avessimo più educazione civica, storica, matematica e sanitaria, saremmo un Paese più consapevole dei motivi per i quali la nostra vita muta velocemente e, a volte, in modo radicale.

Se per una ipotesi autolesionista acquistassimo titoli di Stato italiani pretendendo un tasso di interesse minore, potremmo battere la Germania per una seconda volta ed ancora in campo internazionale. Ma la nostra propensione ad allearci con la Germania è notoriamente storica ed ugualmente dannosa.

Lo facemmo negli anni 30, quando la Germania era sinonimo di occupazione dell’intera Europa. Ed abbiamo ripetuto lo stesso comportamento quando nel 2002 abbiamo deciso di sposare la moneta unica ed entrare nella comunione degli Stati Europei, ma in realtà accettammo di allearci alla Germania allargata utilizzando l’Euro come Deutsche Mark mascherato.

La moneta diventò unica, ma i debiti pubblici rimasero sovrani. Se ne guardarono bene le economie nord europee di discutere preventivamente dei piani di rientro per la riduzione dei singoli debiti, così che si potesse pianificare un periodo plausibile per riallineare le economie dei singoli paesi ai parametri richiesti per vestire la divisa europea.

E così fu che la Grecia divenne il tappetino d’Europa, come negazione di ogni principio di economia Keynesiana.

La Germania è sempre stata al centro della economia europea, anche per stessa ammissione dello stesso Keynes, alla fine del primo disastro mondiale del 1915-1918.

Ad oggi continua a rimanere il parametro di confronto per le economie degli Stati membri, anche se è difficile che possa essere anche solo economicamente imitata, visto l’enorme divario industriale con il resto della Unione. Una differenza che non è solo industriale, ma anche, inevitabilmente finanziaria.

E lo Spread non è niente altro che la misura di questa ultima differenza.

Con l’avvento della moneta unica e di tutti i processi geopolitici che hanno portato alla formazione di un tessuto economico sempre più finanziario, anche a livello internazionale, alcuni indicatori utilizzati in borsa, prerogativa dei soli addetti ai lavori, da anni sono diventati di utilizzo, spesso inconsapevole, anche a livello popolare.

Uno di questi indicatori è lo spread BTP – Bund, che è un vero e proprio termometro con il quale valutare lo stato di salute finanziario del nostro paese. Attenzione però a capirne anche il significato economico e non solo il più immediato significato finanziario. Non ci dimentichiamo, infatti, che se lo Spread, è un termometro, la febbre è solo un sintomo di una patologia sottostante.

Cosa significa Spread?

I titoli di Stato sono gli strumenti emessi dal nostro Stato per finanziarsi e provvedere all’amministrazione del Paese; questi titoli vengono collocati mediante specifiche aste, che si rivolgono sia agli investitori privati che a quelli cosiddetti istituzionali. Il meccanismo dei prezzi che regola la quotazione di questi titoli di stato sul mercato è alla base del principio dello spread. Ogni obbligazione sul mercato ha un rendimento che viene identificato da un valore numerico e quel rendimento, a sua volta, corrisponde al guadagno per l’investitore; ne consegue che un rendimento più alto genera un guadagno maggiore per chi investe.

Lo spread è una “differenza”. Un differenziale tra due valori numerici e come tale ne rappresenta la banale differenza algebrica.

Lo spread tra il BTP e il Bund tedesco identifica, nello specifico, che differenza c’è tra un titolo di Stato italiano ed un titolo di Stato tedesco con pari caratteristiche e scadenza; per convenzione il confronto viene misurato sui rendimenti dei rispettivi titoli decennali.

Se, per esempio, il BTP decennale italiano ha un rendimento del 5% e il governativo tedesco del 2% allora lo spread è del 3%. Cioè (5% - 2%) = 3%. Per consuetudine, e facilitarne l’immediata comprensione, il valore percentuale è espresso in punti base. Di conseguenza, il differenziale del 3% è pari a 300 punti base. Normalmente, la riduzione dello Spread di un titolo rispetto al Bund è un evento positivo. Indica che il mercato ha comprato quel titolo, facendone scendere il suo rendimento e quindi schiacciando il differenziale.

Perché si genera lo Spread?

Il mercato risponde agli equilibri della legge della domanda e dell’offerta, e lì dove queste si incontrano, per ogni prodotto, si determina il prezzo relativo. Nel nostro ambito di analisi, questo prezzo è tanto più basso quanto più lo strumento finanziario acquistato è poco rischioso. Ne consegue che un titolo con un rischio più alto, per esempio per la minaccia di mancato rimborso, consenta di ottenere all’investitore disposto ad acquistarlo, dei rendimenti maggiori rispetto a titoli più sicuri.

Nel caso dei titoli di Stato, lo spread tra BTP e Bund identifica la distanza che separa i titoli italiani da quelli tedeschi; questi ultimi considerati per loro natura i più sicuri dell’intera economia europea. Quanto più il differenziale è alto, tanto più alto sarà il rendimento dei nostri titoli di Stato rispetto ai Bund.

Per sua natura, questo valore è costantemente in aggiornamento, dato il continuo confronto tra domanda ed offerta di titoli sul mercato e la determinazione del nuovo prezzo di scambio.

Tutta l’importanza data a questo indicatore dipende dal fatto che esso è il principale parametro con il quale valutare come viene percepito il nostro Paese dagli investitori internazionali, che saranno disposti a pagare di più i nostri titoli all’aumentare delle garanzie di solvibilità del nostro sistema nazionale. Se lo spread tra il BTP e il Bund si assottiglia, significa che si assiste ad un miglioramento dello stato di salute dell’economia generale e ad un aumento dell’appetibilità del nostro Paese per gli investimenti.

Diciamo che indicativamente un ottimo stato di salute finanziaria potrebbe essere dato dalla quota 100 dello Spread, sotto la quale l’economia è in uno stato di piena operatività. Per i valori che eccedono la quota suddetta, tutto è da diagnosticare.

Perché lo Spread è così importante?

Ora se c’è una differenza fra due titoli con la stessa scadenza, la ragione deve stare nella diversa fiducia che si nutre nello Stato debitore. Potremmo ipotizzare che i mercati domandano all’Italia di pagare un tasso d’interesse più alto perché non hanno tutta questa fiducia nello sviluppo tendenziale della economia del Paese nel prossimo decennio e del conseguente rimborso del capitale investito.

Questa differenza è così importante per tre ragioni:

  • se lo Stato spende di più per interessi e non dove aumentare il deficit vuol dire che dovrà ridurre altre spese pubbliche o aumentare le imposte. Entrambe i provvedimenti ricadono sul singolo cittadino.

  • se lo Stato italiano paga più interessi dello stato tedesco potrebbe verificarsi la condizione in cui le imprese italiane pagheranno tassi più alti rispetto alle imprese tedesche. Con i conseguenti danni a livello di concorrenza commerciale europea.

  • se i risparmiatori italiani o esteri che siano, che sottoscrivono i titoli pubblici italiani perdono fiducia nello Stato debitore, le conseguenze possono essere gravi. Se il mercato non rinnova i titoli per un crollo della fiducia di imprese e famiglie, lo Stato italiano fallisce.

E la Grecia è la fotografia finale del nostro ultimo ragionamento.

Nel momento in cui l’Italia aumenterà il proprio debito pubblico a favore del sostengo dello sforzo bellico contro C19, nonostante sia stata autorizzata dalla Unione Europea, c’è comunque da chiedersi quale sarà la fiducia dei mercati nella capacità di rimborso del debito di guerra italiano




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