Speciale Pubblicato il 17/09/2019

Brexit: cosa dovrebbero sapere i datori di lavoro in caso di no-deal

di Ascheri Rag. Guido

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Transizione che durerà anche un anno per i lavoratori in caso di uscita del Regno Unito senza accordo: a dirlo è l'Home Office britannico

Sebbene la probabilità che il Regno Unito esca dall'Unione Europea senza accordo alcuno sia leggermente diminuita in seguito all’approvazione di una legge finalizzata a scongiurare tale scenario, i datori di lavoro del Regno Unito dovrebbero comunque rimanere cauti ed essere pronti a modificare le normative da applicare ai contratti di lavoro in questo momento di cambiamenti.

Il 5 settembre 2019 l’Home Office ha espresso la propria volontà politica di garantire un periodo di transizione pari ad un anno, nel caso di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea senza accordo.

Cosa devono fare i lavoratori in caso di no deal

Tutti i nuovi cittadini dell'Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo che intendono entrare nel Regno Unito dopo il 31 ottobre 2019 in uno scenario "no-deal" possono continuare a utilizzare gli e-Gate con i loro passaporti.

Qualora i cittadini dell'Unione Europea desiderino rimanere nel Regno Unito anche dopo il 31 dicembre 2020, possono presentare una domanda di permesso di soggiorno temporaneo della durata pari a 36 mesi (“Euro TLR”).

A differenza del regime proposto da Theresa May, tale sistema presenta numerosi vantaggi:
•  è volontario
•  gratuito
•  cumulabile, nel senso che sarà possibile sommare al tempo maturato in base a tale sistema per ottenere il permesso di risiedere a tempo indeterminato.

Come funziona l'Euro TLR in tema di libera circolazione UE

“Euro TLR” è lo schema che più si avvicina al principio della "libertà di circolazione" garantita oggi ai cittadini dell'UE.

Se attuato come proposto, l’Euro TLR aiuterà anche i datori di lavoro del Regno Unito consentendo a questi ultimi di assumere dipendenti che sono cittadini dell'UE senza sostanziali oneri amministrativi fino all'applicazione delle nuove norme sull'immigrazione che entreranno in vigore da gennaio 2021.

I datori di lavoro, inoltre, potranno continuare ad accettare passaporti e carte d'identità nazionali dai cittadini dell'UE per verificare la loro identità.

Dal 1 ° gennaio 2021, però, i cittadini dell'UE dovranno in aggiunta fornire la prova dello status concesso ai sensi dell'Euro TLR, o del futuro sistema basato sui punti.

Il governo ha tuttavia da poco commissionato un report alla Migration Advisory Committee per definire il nuovo sistema basato su punti "in stile australiano".

Cosa devono fare i datori di lavoro

Visto lo scenario prospettato, si consiglia ai datori di lavoro di essere pronti a valutare tutti i cambiamenti possibili, poiché i cittadini provenienti dall’UE, dopo le ore 11pm del 30 Ottobre 2019 diventeranno overstayers una volta trascorsi 3 mesi dal loro ingresso negli UK, e in quanto tali non avranno diritto a restare nel Regno Unito se entro il 31 dicembre 2020 non avranno presentato la domanda ai sensi dell'Euro TLR o in base al nuovo sistema basato su punti "in stile australiano".

Sebbene l'attuale documento politico affermi che i datori di lavoro del Regno Unito non saranno tenuti ad eseguire i controlli su questi lavoratori, questa posizione non coincide esattamente con la previsione degli obblighi di controllo, attualmente imposti ai datori di lavoro ai sensi della Sezione 15 dell'Immigration, Asylum and Nationality Act 2006.

E’ pertanto consigliabile per i datori di lavoro di adottare un approccio attivo al fine di garantire che tutti i loro dipendenti siano in possesso dei requisiti conformi, e mantengano il loro diritto a lavorare legalmente una volta che il Regno Unito sara’ uscito dall’Unione Europea.

Fonte:informazioni dal Governo del Regno Unito tradotte e coordinate da Guido Ascheri





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